Venerdì 18 Ago 2017

NAPOLEONE E IL TRATTATO DI TOLENTINO OVVERO "DELLA NASCITA DEI MUSEI"

Che c'entrano Tolentino, Dominique Vivant Denon, il cimitero del Père Lachaise ed il simulacro della Madonna di Loreto conservato in Santa Chiara a Treia con la nascita dei musei?
Li lega il filo comune delle imprese civili di Napoleone Bonaparte, mai scisse dalle eclatanti imprese militari che sono ancora oggetto di studi di strategia militare.
Con il Trattato di Tolentino del 1797 Napoleone non solo sottrae territori allo Stato Pontificio, ma stabilisce che le opere d'arte possono essere requisite come bottino di guerra. Napoleone pensa ad una sistematica conservazione ed esposizione di questi tesori d'arte e concepisce i musei così come li conosciamo oggi.

La grande arte come simbolo della grandeur francese si esprimerà nel Museo del Louvre ed in quello di Brera, essendo Milano una delle città designate (le altre sono Parigi e Francoforte) come capitali dell' Impero.

Più tardi, nel 1804, con L'editto di Saint Cloud Napoleone (stavolta per motivi sanitari) "sottrarrà" alle chiese anche le tombe, in primis quelle degli uomini illustri. Una rivoluzione che darà vita, a Parigi, proprio al Père Lachaise, il cimitero più grande e tra i più celebri del mondo dove, per convincere i riottosi parigini a farsi seppellire in collina, fece traslare subito i corpi di Abelardo ed Eloisa, La Fontaine e Cyrano di Bergerac. È contro questo editto che Ugo Foscolo si scaglia nei Sepolcri.
Al Père Lachiase è sepolto anche Dominique Vivan Denon, l'uomo che fu lo stratega della più colossale trasmigrazione di patrimonio artistico della storia successiva al Trattato di Tolentino. Un consulente, diremmo oggi, che guidava un team di specialisti (i Commissari delle Arti) che stilano gli elenchi delle confische da effettuare. Denon organizza sistematicamente spedizioni nell'Europa imperiale per raccogliere opere d'arte da trasportare in Francia.
In questo clima di sistematica razzia si inserisce anche una leggenda, per così dire, made in marcamontana.
Preoccupate che anche un simulacro sacro e veneratissimo come quello della Madonna di Loreto possa essere portato in Francia, un gruppo di suore dell'Ordine della Visitazione di Offagna lo sostituisce con una copia, conservandone l'originale che, quando si trasferiscono a Treia, portano con sé.
Napoleone arrivato a Loreto il 12 febbraio 1797 non vi trova l'intero tesoro della Santa Casa, messo al sicuro dal Papa. Fa comunque asportare quanto resta, inclusa la statua della Vergine che fino al 1802 resterà depositata in un locale del Louvre. Secondo la leggenda è la copia dell'originale in possesso delle Suore di Treia, quell'originale che sarebbe ancora oggi esposto al culto in Santa Chiara, non essendo stata mai effettuata la sostituzione tra i due simulacri quando Napoleone restituisce quello sottratto a Papa Pio VII.
Veneratissima, la statua leggendaria non è l'unico motivo per una visita a Santa Chiara. La chiesa, che è uno straordinario esempio di barocco affiancato dall'imponente monastero, fronteggia la romanica San Michele il cui giardino finisce come una prua con la torre longobarda dell'Onglavina.
Entrambi i luoghi sono palcoscenico di uno dei romanzi più interessanti del Novecento italiano, quel "Giù la piazza non c'è nessuno" che porta la firma di Dolores Prato.