Sabato 19 Ago 2017
Urbanistica

Marcamontana è un terriorio di cui è ancora evidentissima l'impronta urabana medievale. Fortezze imponenti, strade lastricate dei centri storici che sono una teoria di viuzze quasi ritagliate tra le case, Palazzo o Castello che si affacciano sulla piazza principale, un corso in cui il passare del tempo è sottolineato dai diversi stili delle facciate. Nelle immediate vicinanze, frazioni nate dalle ville di derivazione romana che erano una sorta di aziende agrarie fortificate. Anche in campo urbanistico marcamontana mostra una chicca: a Treia c'e uno sferisterio per il gioco del pallone con il bracciale, gioco classico degli italiani a partire dal Cinquecento. Non del tutto sacrificata alle esigenze urbanistiche, l'Arena Didimi ogni prima domenica di agosto e teatro della disfida del Bracciale, rievocazione storica cui partecipano, oltre ai figuranti in costume dell' Ottocento,  oltre 80 giocatori in rappresentanza dei quartieri cittadini.

Casa delle Tre Porte

La porta degli sposi, la porta della vita quotidiana e la porta della morte. La costruzione dell'edificio è fatta risalire al sec. XIV. La sua tipologia, seppur parzialmente manomessa nel tempo, è quella tipica medioevale della casa-bottega: le attività artigianali erano svolte al piano terra, mentre il piano primo, ancora conservato nella sua volumetria originaria, era destinato alla residenza. L'edificio é ristrutturato fra il 1970 ed il 1980.

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Ex pescheria e mattatoio

Descrizione

Edificio in laterizi con tre arcate sul fronte principale, rivolto a sud e affacciato su Via Cuoio; finestre con sommità arcuata che si aprono a metà altezza delle pareti dei lati lunghi est ed ovest: sei sul lato est, tre sul fronte ovest dove si apre il cortile (almeno una delle finestre è stata trasformata in porta) delimitato si lati sud ed ovest da un muraglione di pietre e mattoni coincidente con un tratto della cinta muraria; a seguito degli ultimi interventi di consolidamento strutturale è stata asportata l'originaria pavimentazione in lastroni di pietra calcarea.

Spazi aperti cortile sul lato ovest

Tecnica costruttiva opera laterizia

Uso storico pescheria e mattatoio

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Mura Cittadine

Descrizione

Cinta muraria in pietra e cotto a cortine leggermente scarpate, rafforzate da torri a base circolare; paramento in conci di pietra, conci di pietra e mattoni nel tratto meglio conservato (E/NE), la cortina muraria è leggermente scarpata, rafforzata da torri a base circolare. Delle torri ne rimangono solo due, in origine dovevano essere cinque come viene riportato in una mappa del XIX secolo (attribuita all'architetto Francesco Fontana). In corrispondenza della sp256, sotto Via Nuova, rimane traccia di un'antica torre a base quadrangolare. Non si conserva il tratto S-SE, da Porta Molini al punto in cui sorgeva Porta S. Adriano. Le integrazioni e le risarciture sono notevoli nella parte prospiciente l'Esino dove la cortina muraria è in parte inglobata nelle costruzioni che vi sorgono sopra, come testimoniano i resti di una torre di vedetta con le scale al di sotto di un palazzo di Via Umberto I. Tecnica costruttiva muratura a sacco, paramenti in conci di pietra, conci di pietra e laterizi, laterizi disposti ad inserti irregolari (tracce di risarcitura) o in corsi regolari. "di una sola fodera di pietra e mattoni e al di dentro fatto di sassi di fiume, senza essere stato legato in veruna maniera" (Archivio storico comunale, Varie, n.227 "Bollette delle strade consolari").

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Ponte di San Paolo (XIII sec.)

Il ponte ad unica arcata a tutto sesto, restaurato nel 1847 al tempo dell'inaugurazione del vicino tempio di San Paolo progettato da Ireneo Aleandri, conserva i caratteristici parapetti coronati da accoltellata in mattoni, delimitati da quattro conci terminali squadrati in pietra calcarea; sui muretti sono state recentemente affisse le due lapidi, la prima settecentesca a testimonianza del restauro che avvenne nel 1722, la seconda del 1986, dell'archeoclub locale, meritevole di averla ritrovata.
La posizione del ponte antistante la porta Romana, già di San Lorenzo, ne permette la datazione che si fa risalire almeno al XIII sec., quando già esisteva la porta e quindi l'asse rettilineo del percorso che la attraversava. L'esistenza in loco dell'antica abbazia di San Lorenzo, X-XI sec., potrebbe retrodatarne l'origine. Il ponte supera infatti l'ostacolo del fosso omonimo che già nel XII sec. muoveva le pale del mulino di San Paolo, il frantoio da olio di proprietà dell'abbazia benedettina, ubicato quasi al termine del lungo Vallato che dal ponte di Sant'Antonio giungeva al sottostante borgo Conce, denominato a quel tempo anch'esso di San Paolo.

Arch. Debora Bravi

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Il viadotto di San Bartolomeo (XIX sec.)

Il rinnovamento del sistema infrastrutturale del XIX sec. mediante lo sviluppo delle comunicazioni ferroviarie e quindi la costruzione della nuova strada ferrata comportò la fabbricazione verso il 1880 di numerosi ponti e viadotti lungo tutto il percorso da Civitanova ad Albacina. Lungo il tratto San Severino-Tolentino venne costruito il viadotto di San Bartolomeo distante circa due chilometri dalla città, necessario per superare il sottostante avvallamento generato dal fosso. Per le enormi difficoltà che si dovettero superare nei dieci chilometri di distanza tra Tolentino e San Severino la via ferrata di tale tronco fu messa in funzione soltanto il 23 dicembre 1888. Il viadotto di maestosa mole, alto ben 34 metri e lungo oltre 200 metri, dovette senz'altro costituire uno degli ostacoli che fecero ritardare i lavori; costruita interamente in mattoni, la struttura venne impostata su due ordini sovrapposti di archi a tutto sesto, di cui quello inferiore composto da 10 arcate ed il superiore da 18. La serie di archi venne rinforzata, a scansione regolare di quattro arcate, mediante costoloni. A livello dell'imposta del secondo ordine, i grossi piloni svasati a pianta rettangolare sono forati alla base mediante voltine a botte a tutto sesto, a consentire l'attraversamento pedonale dell'intera lunghezza del viadotto.

Arch. Debora Bravi

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La stazione ferroviaria (XIX sec.)

Tra i principali eventi che strutturarono e realizzarono nel corso del XIX sec. l'espansione periferica della città chiusa medievale, le sistemazioni per l'inserimento della via ferrata contribuirono in modo determinante all'evoluzione della città moderna e alla trasformazione dello scenario extra moenia; la stazione di San Severino venne inaugurata con l'apertura del nuovo tronco ferroviario Castelraimondo-San Severino nel 1886, mentre a due anni di distanza nel dicembre del 1888 venne aperto l'altro successivo tratto di 10 km per Tolentino. Lungo il nuovo asse di espansione del viale della Stazione, si realizzarono le prime aree di svago: il giardino pubblico inaugurato dal sindaco Giuseppe Coletti nel 1873 e lo stesso piazzale della stazione compiuto nel 1886, ambedue affacciati al fronte ovest del rettilineo stradale che univa la medievale Porta del Mercato, alla nuova soglia della città moderna. Alla stazione di carrozze collocata fin dal medioevo nel largo di San Domenico si sostituì la stazione del treno: la lunga palazzina per i viaggiatori costituiva lo sfondo del piazzale antistante, un'area ove si poteva passare qualche lieto trastullo in attesa dell'arrivo del treno.

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Cimitero di Stigliano

La prima legislazione post-unitaria sulla sanità ed igiene pubblica (leggi del 1865 e 1888) pose particolare attenzione a tutelare la salute pubblica attraverso la regolamentazione della sepoltura dei cadaveri; al fine di attenuare le terribili conseguenze del colera, la legge del 20 marzo 1865 attribuì alle autorità municipali l'esclusiva competenza dell'inumazione all'interno di cimiteri, "istituti civili e religiosi" da realizzare a spese del comune stesso, nel rispetto di specifici regolamenti sulla polizia mortuaria. Il comune di San Severino Marche caratterizzato da un vasto territorio procedette alla costruzione di ben tredici recinti per sepolture dislocati nelle varie frazioni; le istruzioni tecniche contenute nei regolamenti ministeriali ne determinarono la tipologia architettonica. In un periodo compreso tra il 1877 e l'ultimo decennio dell'Ottocento, attraverso l'espropriazione delle terre e la redazione dei progetti, vennero realizzati in luoghi isolati ed asciutti, le mura di cinta, alte dai due ai tre metri, a contenere l'area rettangolare del camposanto divisa simmetricamente dall'asse di un sentiero, che dal cancello d'ingresso procedeva rettilineo al portale della chiesa, quest'ultima in certi casi preesistente in altri costituita da semplice edicola sacra ricavata all'interno della muratura di fondo, con funzione di camera mortuaria. 

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Cimitero di Serripola

La prima legislazione post-unitaria sulla sanità ed igiene pubblica (leggi del 1865 e 1888) pose particolare attenzione a tutelare la salute pubblica attraverso la regolamentazione della sepoltura dei cadaveri; al fine di attenuare le terribili conseguenze del colera, la legge del 20 marzo 1865 attribuì alle autorità municipali l'esclusiva competenza dell'inumazione all'interno di cimiteri, "istituti civili e religiosi" da realizzare a spese del comune stesso, nel rispetto di specifici regolamenti sulla polizia mortuaria. Il comune di San Severino Marche caratterizzato da un vasto territorio procedette alla costruzione di ben tredici recinti per sepolture dislocati nelle varie frazioni; le istruzioni tecniche contenute nei regolamenti ministeriali ne determinarono la tipologia architettonica. In un periodo compreso tra il 1877 e l'ultimo decennio dell'Ottocento, attraverso l'espropriazione delle terre e la redazione dei progetti, vennero realizzati in luoghi isolati ed asciutti, le mura di cinta, alte dai due ai tre metri, a contenere l'area rettangolare del camposanto divisa simmetricamente dall'asse di un sentiero, che dal cancello d'ingresso procedeva rettilineo al portale della chiesa, quest'ultima in certi casi preesistente in altri costituita da semplice edicola sacra ricavata all'interno della muratura di fondo, con funzione di camera mortuaria. Il cimitero di Serripola venne costruito nel 1894 in un terreno denominato "campo della torre". 

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Cimitero di Pitino

La prima legislazione post-unitaria sulla sanità ed igiene pubblica (leggi del 1865 e 1888) pose particolare attenzione a tutelare la salute pubblica attraverso la regolamentazione della sepoltura dei cadaveri; al fine di attenuare le terribili conseguenze del colera, la legge del 20 marzo 1865 attribuì alle autorità municipali l'esclusiva competenza dell'inumazione all'interno di cimiteri, "istituti civili e religiosi" da realizzare a spese del comune stesso, nel rispetto di specifici regolamenti sulla polizia mortuaria. Il comune di San Severino Marche caratterizzato da un vasto territorio procedette alla costruzione di ben tredici recinti per sepolture dislocati nelle varie frazioni; le istruzioni tecniche contenute nei regolamenti ministeriali ne determinarono la tipologia architettonica.

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Cimitero di Gaglianvecchio

La prima legislazione post-unitaria sulla sanità ed igiene pubblica (leggi del 1865 e 1888) pose particolare attenzione a tutelare la salute pubblica attraverso la regolamentazione della sepoltura dei cadaveri; al fine di attenuare le terribili conseguenze del colera, la legge del 20 marzo 1865 attribuì alle autorità municipali l'esclusiva competenza dell'inumazione all'interno di cimiteri, "istituti civili e religiosi" da realizzare a spese del comune stesso, nel rispetto di specifici regolamenti sulla polizia mortuaria. Il comune di San Severino Marche caratterizzato da un vasto territorio procedette alla costruzione di ben tredici recinti per sepolture dislocati nelle varie frazioni; le istruzioni tecniche contenute nei regolamenti ministeriali ne determinarono la tipologia architettonica. In un periodo compreso tra il 1877 e l'ultimo decennio dell'Ottocento, attraverso l'espropriazione delle terre e la redazione dei progetti, vennero realizzati in luoghi isolati ed asciutti, le mura di cinta, alte dai due ai tre metri, a contenere l'area rettangolare del camposanto divisa simmetricamente dall'asse di un sentiero, che dal cancello d'ingresso procedeva rettilineo al portale della chiesa, quest'ultima in certi casi preesistente in altri costituita da semplice edicola sacra ricavata all'interno della muratura di fondo, con funzione di camera mortuaria.

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Cimitero Colleluce

La prima legislazione post-unitaria sulla sanità ed igiene pubblica (leggi del 1865 e 1888) pose particolare attenzione a tutelare la salute pubblica attraverso la regolamentazione della sepoltura dei cadaveri; al fine di attenuare le terribili conseguenze del colera, la legge del 20 marzo 1865 attribuì all'autorità municipale l'esclusiva competenza dell'inumazione all'interno dei cimiteri, "istituti civili e religiosi" da realizzare a spese del comune stesso, nel rispetto di specifici regolamenti sulla polizia mortuaria. Il comune di San Severino Marche caratterizzato da un vasto territorio procedette alla costruzione di ben tredici recinti per sepolture dislocati nelle varie frazioni; le istruzioni tecniche contenute nei regolamenti ministeriali ne determinarono la tipologia architettonica.

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Cimitero di Chigiano

La prima legislazione post-unitaria sulla sanità ed igiene pubblica (leggi del 1865 e 1888) pose particolare attenzione a tutelare la salute pubblica attraverso la regolamentazione della sepoltura dei cadaveri; al fine di attenuare le terribili conseguenze del colera, la legge del 20 marzo 1865 attribuì alle autorità municipali l'esclusiva competenza dell'inumazione all'interno di cimiteri, "istituti civili e religiosi" da realizzare a spese del comune stesso, nel rispetto di specifici regolamenti sulla polizia mortuaria. Il comune di San Severino Marche caratterizzato da un vasto territorio procedette alla costruzione di ben tredici recinti per sepolture dislocati nelle varie frazioni; le istruzioni tecniche contenute nei regolamenti ministeriali ne determinarono la tipologia architettonica. In un periodo compreso tra il 1877 e l'ultimo decennio dell'Ottocento, attraverso l'espropriazione delle terre e la redazione dei progetti, vennero realizzati in luoghi isolati ed asciutti, le mura di cinta, alte dai due ai tre metri, a contenere l'area rettangolare del camposanto divisa simmetricamente dall'asse di un sentiero, che dal cancello d'ingresso procedeva rettilineo al portale della chiesa, quest'ultima in certi casi preesistente in altri costituita da semplice edicola sacra ricavata all'interno della muratura di fondo, con funzione di camera mortuaria. La costruzione del cimitero fu eseguita nel 1877, a forma quadrata con lato lungo m 26, mura di cinta alte 2,5 m e spessore 40 cm, oggi completamente intonacate per un recente restauro.

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