Sabato 19 Ago 2017
Ingegneria militare

ingegneria militareSi tratta di un originale complesso di fortificazione portato a termine nel 1382 da Giovanni Da Varano.  Esteso su di un ampio arco per circa 12 km da Beregna a Pioraco verso il Potenza. era costituito da una trincea in legname corredata di terrapieni, gallerie e fossati difensivi. Collegata a vista da torri, ma anche da altri fortilizi medievali che poi evolveranno in raffinati castelli di residenza. come quelli di Aiello e di Lanciano, l'lntagliata costituisce un "unicum' tipologico non solo nelle Marche ma in tutto il centro Italia.

Nucleo Fortificato di Palazzo

La costruzione del complesso potrebbe esser fatta risalire al sec. XIII. Secondo alcuni storici locali il complesso edilizio costituiva la residenza invernale dei nobili Cavalca della Rocca di Santa Lucia. La riparazione dei danni causati dal terremoto del 26.9.1997 è stata completata nel 2005.

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Il Roccone

Il Roccone (rocca del castrum), rudere di un'antica torre di avvistamento è situata in posizione dominante e siggestiva, sul versante di Monte Corsegno che inquadra la città. Tale struttura, elemento dominante della cerchia trecentesca delle mura del comune di Santa Anatolia, appare raffigurata in una pergamena del XVI secolo come una fortificazione di notevole pregio architettonico, distribuita su tre livelli sovrapposti. L'ordine più basso sembra essere formato da un possente basamento poligonale con speroni angolari e camminamento sommitale alla base del quale si innestano le mura cittadine; al di sopra di questo è posta una torre a base apparentemente quadrata sormontata, infine, da un esile torrino di avvistamento.

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Rocca degli Ottoni

Descrizione

I ruderi della rocca si trovano sul versante occidentale del Monte S.Vicino, costruita su uno sperone roccioso di calcare massiccio. Il toponimo "Macere" è legato il cumulo di macerie della Rocca, per quasi due secoli fortezza inespugnabile degli Ottoni, poi demolita nel 1564 per ordine del Governatore di Camerino Giovanbattista Doria. Il bosco ha ricoperto quasi del tutto i resti del castello. La struttura si divide in due parti: la superiore o mastio e l'inferiore. I due complessi sono uniti da un torrione di difesa della porta d'ingresso alla parte superiore. La fortezza inferiore, costruita con conci di pietra parzialmente squadrati, ha le mura che poggiano su un naturale rialzo in calcare. I resti mostrano conci legati con malta di calce che hanno uno spessore di poco superiore al metro. L'insieme si presenta come un corpo molto allungato che culmina ad ovest con una torre di avvistamento. Quello che rimane della torre si affaccia su un dirupo scosceso che domina ogni via d'accesso. Al fianco della torre la cinta di difesa si chiude con uno spalto semi-poligonale. Quasi al centro della fortezza inizia il sistema di porte che conduce fino al cassero.

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Costruzioni militari

Alle scorrerie di barbari prima e di armati al soldo di diverse fazioni politiche, in particolare durante la lotta tra Guelfi e Ghibellini, si devono mura e torri che tanto caratterizzano il paesaggio di marcamontana, un territorio dove persino i lavori di costruzione di santuari come Santa Maria delle Macchie a Gagliole si svolgevano letteralmente nelle soste tra una battaglia e l'altra. I Varano, gli Smeducci e gli Ottoni ridisegnavano continuamente i confini delle loro signorie, difendendole con grandiose opere di ingegneria militare come l'Intagliata. Dove anche i mulini erano all'interno di torri, nel culto sono stati i santi guerrieri, soprattutto, Michele Arcangelo, a detenere il primato della devozione dei pellegrini che, attraverso la Settempedana, si recavano da Roma a Loreto.

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Le torri mulino

Le torri-mulino furono costruite dopo il XIV secolo come vere e proprie fortezze a protezione del mulino interno in un'epoca in cui il territorio fuori le mura era soggetto a continue scorrerie e devastazioni di ogni genere, mulini lungo il Potenza erano molto piccoli perché potevano sfruttare solo la poca pendenza del fiume: senza protezione non avrebbero resistito a lungo. Per capire l'importanza dei mulini basti pensare che il Comune di Montecchio (oggi Treia), il più lontano dalla provvidenziale difesa naturale dell'orografìa di marcamontana, in cinquanta anni fece costruire ventidue Macine in un'area di pochissimi chilometri.

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La Roccaccia

Tra i castelli posti sotto la giurisdizione di Montecchio c’era anche il castello di Monte Acuto di cui rimangono i resti. La rocca, detta la Roccaccia, ancora segna il confine tra i territori di Treia e Cingoli. Molte le leggende sul castello: la tessitrice dal telaio d’oro, la gallina dalle uova d’oro, il serpente a guardia del tesoro messo lì dal demonio.

Una delle probabili origini di tante leggende, spesso legate alla presenza demoniaca, può essere attribuita al fatto che il signore del castello, Grimaldo di Aureliano, fu un vero e proprio signore della guerra che mise a ferro e fuoco il contado montecchiese con la sua banda, come testimonia un documento del 1191 conservato presso l’Accademia Georgica.

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Treia - Il Cassero

I treiesi che dalla zona dell'antica Pieve si trasferirono sui colli vicini, quasi sicuramente non ne costituirono i primi abitanti in assoluto. Gli antichi popoli italici costruivano spesso i loro pagi sulle alture ed uno storico come l’ Acquaticci ritiene che Treia non faccia eccezione. È probabile che sul colle più a sud e più alto dei tre sorgesse il Castello dell’Onglavina, sul colle centrale quello omonimo dell’ Elce e sulla terza collina quello del Cassero e che, man mano che le condizioni della zona circostante peggioravano, le abitazioni intorno a questi tre castelli aumentassero al punto che, alla fine del IX secolo d.C., costituirono un rifugio sicuro per gli abitanti di Trea. La più munita delle tre fortezze era quella del Cassero: non è un caso che da lì provenissero anche i soldati che, schierati a difesa di Treia dagli assalti Svevi a Porta Vallesacco, catturarono Corrado d’Antiochia e che per la Disfida del Bracciale il quartiere dei nobili sia identificato con questo nome.

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Porta Vallesacco

A Porta Vallesacco, monumento nazionale, è stata scritta una delle più epiche pagine della storia non solo di Treia, allora Montecchio, ma della lotta tra Impero e Papato. Nel 1239 Federico II invia il figlio Enzo ad occupare la Marca. Macerata diviene presto roccaforte degli imperiali, ma Montecchio resiste inaspettatamente. Re Enzo cerca invano di trattarne la resa: dopo due mesi di assedio è costretto a levare le tende. È il 1263: il nipote, Corrado D’Antiochia, a capo delle truppe, viene fatto prigioniero con uno stratagemma. Alcuni difensori del Cassero, la maggior fortezza cittadina, organizzando una finta resa attirano il principe al di là della porta che si chiude alle sue spalle. Manfredi non riesce a liberare il nipote se non corrompendo il podestà, il perugino Baglioni che verrà processato dai treiesi come testimonia il rogito a rotolo (12 metri) conservato presso l’Accademia Georgica.

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Torre dell'Onglavina

Detta di San Marco, rappresenta l'emblema di Montecchio. Non è l'unica nel territorio comunale: una torre-mulino si erge a valle, nei pressi del Potenza, la Roccaccia a Monte Acuto Porta il nome di una principessa longobarda, vissuta nel castello di cui oggi la torre rimane unica testimonianza. Esagona, divisa in tre piani, disponeva di un quarto livello di fuoco nella soprastante battagliera a cielo aperto circondata dal parapetto merlato. Le travature che sostenevano i tre pan sottostanti sono ancora esistenti. Ogni piano disponeva di una o più feritoie per il tiro ed il terzo piano di una finestrella osservatorio.

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La Rocca

Il castello di Gagliole sorse, presumibilmente nel XII secolo, per voler del Comune di Camerino, su una collina a 484 mt slm. al confine con San Severino Marche. Gentile da Varano lo ampliò in più occasioni con mura, porte e torri e, nel punto più elevato, con la rocca. È costruita sopra uno sperone di arenaria rivestito interamente da un basamento di pietra calcarea bianca che costituisce un muro a carpa imponente.  Dalla sua erezione, Gagliole fu continuamente contesa fino al XVI secolo fra i due Comuni con aspre guerre cui partecipò anche Francesco Sforza. È considerata uno dei monumenti più significativi dell'architettura militare marchigiana. Prova2

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Rocca di Spindoli

La rocca di Spindoli è la costruzione più articolata di Fiuminata. Fu costruita presumibilmente nell'XI secolo anche se è citata per la prima volta in un documento degli inizi del XIV.  Risulta essere sottoposta alla giurisdizione di Giovanni Varano di Rodolfo e dei suoi discendenti.  Abbandonata nel XVI secolo, andò progressivamente in rovina anche ad opera degli abitanti di Spindoli che demolirono la cinta muraria per riutilizzarne il materiale da costruzione. Della struttura originaria restano oggi parte del palatium, la torre (più recente) e resti della cinta muraria, in origine lunga 260 mt. 

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Rocca di Santa Lucia (o di Laverino)

Risalendo il torrente Fiumetto, affluente del Potenza, fino alle sue sorgenti, al di sopra di un alto sperone roccioso si apre una piccola valle al centro del quale sgorga una sorgente.  

Alzando gli occhi a sinistra, sopra un ripido colle, si scorgono alcuni resti imponenti, denominati oggi Rocca Lori o di Laverino, ma che storicamente sono la Rocca di Santa Lucia.  

Ne restano la Torre (la parte più antica, probabilmente risale all'XI secolo) ed il palatium, ovvero la residenza dei proprietari, dotata, per cosi dire, di maggiori comfort come le condutture dell'acqua (ancora visibili) ed i camini. Molto spesse le mura: vanno da 1,40 mt a 1,75 mt.

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