Sabato 19 Ago 2017
Monumenti

Si innesta armoniosamente nella balaustra marmorea, disegnata da Andrea Vici a limitazione di una delle piazze  più belle d'ltaiia il tempietto con busto eretto in onore di  papa Pio VI che, nel 1790, conferì a Treia il titolo di Città. Se tra gli altri monumenti di marcamontana quello di maggior ...risonanza è il busto in bronzo di Bartolomeo Eustachi  (anatomista e medico sanseverinate da cui prende il nome il condotto che collega orecchio medio e faringe), la monumentale tomba  i in cui riposa nella sua Matelica  Enrico Mattei è un vero ricettacolo di opere dei più grandi scultori del Novecento.

Torrione Luzi (XIV sec.)

All'inizio del XX sec. la ristrettezza delle vie medievali mal si accordava con la richiesta di maggiori spazi pubblici per la circolazione, necessari all'intensificarsi del traffico viario e all'aumento della mole dei mezzi di trasporto; tali rinnovate esigenze comportarono la rettifica della struttura viaria medievale divenuta ormai obsoleta con la definitiva apertura della "città chiusa" mediante tagli e demolizioni della cinta muraria. Il Torrione Luzi, isolato e al centro di una corte, costituiva una delle torri rompitratta dislocate lungo le mura a nord della città, sottratta nel 1904 ad un pesante intervento demolitorio che vide l'abbattimento di 40 metri lineari delle vecchie mura. La torre restaurata venne inserita in uno spazio verde privato, come autentico reperto medievale per l'arredo del giardino "romantico" della famiglia Luzi, che oltre la via di San Giovanni possedeva il loro maestoso palazzo affacciato alla piazza. L'idea di aprire una nuova strada che collegasse l'interno della vecchia città al viale Bigioli abbattendo le mura fu dello stesso marchese Gian Francesco Luzi che fece eseguire il piano a proprie spese, cedendo anche parte delle sue proprietà ed ottenendo in cambio la possibilità di recintare un'area pubblica, entro cui racchiuse il suo nuovo e prezioso giardino. L'operazione realizzò l'apertura della nuova via denominata dell'Ospedale Vecchio, e la nuova costruzione di una recinzione lungo viale Bigioli ingentilita e coronata da una balaustra terminale Nel fronte delle nuove mura del giardino Luzi è inciso lo stemma della città con la tradizionale ed emblematica immagine di una chiesa con due torri. In corrispondenza dell'architrave dell'apertura centrale del giardino si legge la seguente iscrizione: «ANNO 1925 /NO (n).AD.IACTANTIA(m).SED.URBIS.DECORE »

Arch. Debora Bravi

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Monumento ai caduti per la patria, già monumento a Ines Donati (terzo decennio del XX sec.)

Il monumento in origine dedicato a Ines Donati, rappresenta oggi nello scenario urbano la testimonianza del monumento fascista a commemorazione e glorificazione dell'eroe, innalzato nel 1934 secondo le prospettive imperialiste del regime; posto dinnanzi alla Casa della Gioventù Italiana del Littorio, l'atletico esemplare di eroe fascista, cui spettava l'onore del piedistallo, andava a costituire l'opera per il popolo, una presenza evocatrice dei valori patriottici, da cui i giovani dovevano trarre esempio. Al contempo l'opera venne eretta in quel sito come soluzione di arredo urbano da porre a sfondo dello scenografico viale della stazione. L'incarico per l'ideazione del complesso architettonico e scultoreo, affidati rispettivamente ai due artisti, Rutilio Ceccolini e Luigi Gabrielli, furono portati a compimento nel 1937, anno in cui venne celebrata la solenne inaugurazione. Alla fine del 1936 il monumento è pronto per essere inaugurato: la parte architettonica è rivestita in pietra di travertino scuro oniciato di Ascoli; i fasci littori e i pilastrini della balaustra sono in marmo nero del Carso; le zoccolature che formano il ripiano della statua, le scale e la recinzione sono in pietra di travertino di Montecatini color marrone scuro. Gabrielli, nel creare la grande statua in bronzo, ha ritratto la "capitana" mentre incita, con abbigliamento militaresco, i suoi camerati alla lotta, mentre un grande bassorilievo in bronzo raffigura la sua squadra d'azione dei "Sempre pronti" (da A.PELLEGRINO, Un monumento per la Capitana).

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Torre colombaia dei Collio-Parteguelfa (inizi XVII sec.)

Il volume dell'edificio a torre, a pianta quadrata di ca. 7 metri per lato, ad uso di palombara, fu costruito dai Collio nei primi del '600, come attestava l'iscrizione affissa nel muro del torrione: "Anno domini MDCXII", riportata dalla raccolta settecentesca delle epigrafi in San Severino, lasciata dall'abate Bernardino Crivelli. Di particolare pregio risultava il coronamento della torre, di cui oggi resta il solo fronte orientato a sud. Quest'ultimo è tripartito da un ordine di paraste con al centro le modanature a rilievo del rosone, ove era ubicata la meridiana, e ai lati delle forme di scudo. Rimangono a testimonianza dell'antico utilizzo le bucature lapidee per l'ingresso dei colombi nel piano sottotetto, mentre all'interno alcune mensole a forma di peduccio collocate nella parte alta, testimoniano la preesistenza di volte a crociera.

arch. Debora Bravi

Castello di Colleluce

Notizie storiche

Ebbe origine verso la seconda metà del sec. XI dalle lotte tra gli abati del sottostante monastero di S.Mariano in val Fabiana e il vescovo Ugo di Camerino che distrusse la torre monastica adiacente all'abbazia, costruendone un'altra sulla sommità del colle sovrastante. La data può risalire circa il 1080. Fin dal secolo XI ai piedi del castello sul lato di meridione vi era l'eremo detto di S.Mariano abitato dai Basiliani poi dai Benedettini, ove visse S.Illuminato, a cui erano soggette ben tredici chiese e priorati. Nulla rimane dell'antico monastero.

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Portella (già Porta dei Mercanti)

Uno degli accessi al più antico nucleo della città, aperta nel percorso delle mura durante il periodo rinascimentale per favorire la produzione e il commercio cittadini dei tessuti. Magnifico l'affaccio verso la macchia di Tassinete.

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Fontana di Maltempo

Elegante fontana pubblica rinascimentale; già citata con tale nome nel 1513, fu restaurata nella forma attuale nel 1568 per mano della bottega dei Lombardi, allievi del Sansovino. L'enigmatica simbologia del motivo centrale, in parte mutato nel tempo per restauri successivi, ne fa uno dei più affascinanti e suggestivi esempi di arte rinascimentale cingolana e non solo.

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Ponte Marmone e Via Flaminia

BENI ARCHITETTONICI
Coord. WGS84 N 43° 10' 44,46" E 12° 59' 05,28"
Quota: 441 mt

Ponte Marmone e Via Flaminia
Ben visibile dalla strada statale che attualmente attraversa Pioraco, troviamo il Ponte Marmone sul fiume Potenza, a testimonianza del notevole sviluppo che questo luogo acquisì in epoca romana. Prolaqueum, come citato dall'Itinerarium Antonini, fu infatti "stazio romana", grazie anche alla sua conformazione naturale, che lo rendeva facilmente difendibile. Il nome stesso si deve alla sua prossimità ad un lago (scomparso entro il 1660. Pioraco non fu solo stazione militare, ma anche cittadina viva e fiorente, per la presenza di nobili romani che all'epoca vi venivano esiliati per gravi pene, come evidenziano i rinvenimenti di strutture attribuite ad edifici pubblici, di culto e ad impianti termali, ma anche i resti di statue ed altri reperti, la cui prima fase risale all'epoca augustea. Prolaqueum sorgeva sulla via Camellaria, diramazione dell'antica Via Flaminia che interessava il tratto Nuceria (Nocera Umbra)-Dubios (Fiuminata)-Prolaqueum-Settempeda (San Severino Marche).

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Il monumento a Pio VI

“Io la chiamerò paese, ma è città. La restituì alla dignità civica un papa che ne riscosse un monumento librato nell’aria; in bronzo il suo ritratto a mezzo busto; il resto pietra, slancio, luce; sta alto nello spazio come un gigantesco ostensorio e per fondo non potrà mai avere che il cielo”.
Quello descritto da Dolores Prato nel romanzo Giù la piazza non c’è nessuno non è l’unico, ma è sicuramente il più visibile omaggio artistico a Papa Pio VI.  Si innesta armoniosamente nella balaustra marmorea, disegnata da Andrea Vici s limitazione della piazza, il tempietto con busto che il treiese Antonio Calamanti realizza su disegno dello stesso Vici nel 1785.

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La torre dell'orologio

Denominato capo della piazza fin dal Trecento, il luogo dove oggi è situata la torre dell'orologio ha da sempre rappresentato un punto nodale nel centro storico di San Severino; nel medioevo era luogo di adunanza, il polo amministrativo del borgo di fondovalle, ove si sovrapposero l'antica loggia trecentesca della Misericordia, ornata in seguito dai fratelli Salimbeni, la Loggia della Ragion Sommaria, la chiesa di S.Maria di primo impianto medievale, della confraternita della Misericordia, e la quattrocentesca fonte pubblica, successivamente all'inizio del XVII sec. vi fu costruito il palazzo dei Mons. Governatori. L'attuale configurazione si deve all'opera di Ireneo Aleandri, commissionato verso il 1832 a redigere un nuovo disegno della torre, che conservasse al suo interno le preesistenti mostre dell'orologio e il campanile della chiesa S.Maria della Misericordia. Con l'abbandono definitivo del Duomo Vecchio, che nel 1827 fu trasferito alla chiesa di S.Agostino, anche la torre comunale del Castello perse il suo valore e si decise di sostituirla con una nuova torre situata nella città bassa, nel nuovo e ormai consolidato centro politico e amministrativo. L'intervento per mano dell'illustre architetto non comportò come era suo solito alcuna demolizione dello stratificato polo urbano.

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