Venerdì 18 Ago 2017
Architettura

Luigi Vanvitelli

Luigi Vanvitelli Napoli 1700 – Caserta 1773 Pittore e architetto. È l'autore, tra l'altro, della Reggia di Caserta. Il cognome originario che tradisce la provenienza olandese della famiglia (van Wittel) fu italianizzato in Vanvitelli dal padre che, svolse attività di pittore a Roma divenendo l'iniziatore del vedutismo. In un primo tempo segue le orme del padre per poi diventare uno dei più importanti architetti italiani del periodo tra Barocco e Neoclassicismo.
Notevole opera giovanile è il Lazzaretto di Ancona, costruito su una grande isola artificiale di forma pentagonale, realizzata dallo stesso Vanvitelli all'interno del porto.

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Cesare Bazzani

Cesare Bazzani Roma 1873 – 1939 Accademico d'Italia, è uno dei maggiori e più prolifici artefici dell'architettura pubblica italiana del primo Novecento.
Dopo aver progettato la sede del Circolo Canottieri Aniene di Roma nel 1897 si dedica al restauro di edifici medievali romani. Il Gran Premio Reale vinto a Milano nel 1906, accelera la sua prestigiosa carriera costellata di incarichi pubblici prestigiosi tra cui, nel 1936, quello di presidente della Consulta Centrale dell'edilizia e dell'urbanistica presso il ministero dell'Africa Italiana.
Tra le sue opere, improntate a magniloquenza e grandiosità, di stile sostanzialmente eclettico e spesso costellate di simboli massonici, spiccano la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (1911), la Galleria d'Arte Moderna di Roma (1911), la facciata della basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi (1924-1930), la sede del Ministero della Pubblica Istruzione (1928), la sistemazione dell'Isola Tiberina a Roma (1930-1935), la Stazione Marittima a Napoli (1936), la Cattedrale di Addis Abeba (1938) e quella di Pescara (1939). A Bazzani si deve, inoltre, buona parte dell'odierna sistemazione urbanistica di Terni.

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Acquosi

Procedendo lungo la strada provindale che congiunge Gagliole a Matelica, a circa Km. 1.500 dal primo centro abitato sorge il villaggio di Acquosi, da distinguere in Acquosi alto ed Acquosi basso (oppure Villa Baldoni a 489 mt ed Acquosi a 438 mt).  A monte di Villa Baldoni sorge la chiesa il San Giovanni, l'edifìcio più antiico di questa parte del territorio. E' proprio a questa chiesa che si riferisce il documento che cita Acquosi nel  1198: vi si legge che era soggetta all'abbazia di Sant'Angelo infra Ostia di Esanatoglia.  Acquosi ricompare come villa nella documentazione notarile del XVI secolo.

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Eremo di S. Cataldo

Il piano seminterrato, scavato nella roccia, risulta esser la parte più antica del manufatto e la sua costruzione potrebbe essere fatta risalire al sec. XIV. Il piano fuori terra del manufatto, che chiude la corte dell'Eremo verso sud-est, è realizzato nel corso del sec. XIX. L'edificio è restaurato nel 1930. Nello stesso periodo è realizzata dall' ingegnere Mataloni la tettoia.L'Eremo di S. Cataldo è citato negli Statuti comunali del 1324. La chiesa, nella sua forma attuale, risale al sec. XVIII. Si tratta di quattro corpi di fabbrica aggregati, rivolti verso il versante più ripido della montagna ed in parte scavati nella roccia stessa. L'ingresso della chiesa è rivolto a nord-est. L'edificio risulta a navata unica, con cappella laterale affrescata e presbiterio rialzato. I lavori di riparazione dei danni provocati dal terremoto del 26.9.1997 si sono conclusi nel 2005.

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Eremo di San Pietro

 Il manufatto risale certamente al sec. XIV, anche se appare rimaneggiato in diverse parti. E' disposto lungo la linea di versante, con il piano della chiesa fuori terra accessibile da monte e il piano seminterrato accessibile da valle. Gli Statuti comunali del 1324 dedicano un'intera 'Rubrica' a questo luogo di meditazione che era mantenuto a spese della comunità e non poteva essere ceduto. In occasione di visite pastorali svoltesi nei secc. XVI-XVII l'edificio è detto essere una "simplicem ecclesiam" unità alla Confraternita del SS. Sacramento di S. Anatolia (Esanatoglia) necessitante di restauri alle pitture.

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Le Fontane di San Martino

L'impianto è risalente al XII secolo e si caratterizza per il complesso, e tuttoggi perfettamente funzionante, sistema ingegneristico di captazione della falda. Le due vasche al di sotto dei due arconi a tutto sesto in pietra locale si differenziano per essere, uno destinato agli uomini, l'altro agli animali.

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Le torri di Crispiero

Su uno sperone presso il torrente di Follano nel XIII secolo furono costruite due torri vicine tra loro ma di diversa grandezza allo scopo di controllare l'importante passaggio  sul Potenza e difendere la vicina Valle Gabbiana detta delle Domore. Nei più antichi documenti sono chiamate rispettivamente Fanula (la più grande) e Guardia (la più piccola).  Non lontano dalle queste c'era una chiesa dedicata a Sant'Abbondio, nominata nei registri di Farla, che subì gravissimi danni nel corso di un'incursione che i documenti definiscono "pagana" (presumibilmente saracena).

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Castelraimondo - Le Chiese

Disseminate per tutto il territorio opere d’arte pittoriche e scultoree sono patrimonio di chiese suggestive in cui, come a Sant’Anna di Seano e nella chiesa di Crispiero, si trovano anche notevoli rarità.  Santa Maria Assunta a Castel Santa Maria è una vera e propria pinacoteca, ricca di tele su cui svetta una Incoronazione della Vergine di Giovanni Boccati.

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Castelraimondo - Le Ville

Con villa si designava originariamente una casa di campagna romana costruita per le classi più elevate.  Nel medioevo indica invece, in Italia o nei territori gallo-romani, una fattoria autosufficiente. solitamente fortificata. Era autosufficiente come un villaggio ed i suoi abitanti, che potevano esservi legalmente vincolati in qualità di servi, erano chiamati 'villani' o "villici".  A Castelraimondo, Brondoleto ne conserva ancora l'assetto, cosi come Corneto, Seano, Rustano: quest'ultima. pur insediamento medievale aperto, mostra la più decisa volontà difensiava paragonabile a quella di un castrum.

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Crispiero

Di origine romana, l'insediamento di Crispiero, a m. 610 s.l.m., ha subito notevoli trasformazioni notevoli e un probabile trasferimento della sua ubicazione. Nel 1171, è ricordata la chiesa di Santa Barbara, dipendente dalla Pieve di San Zenone di Gagliole. Nel 1272 compare il nucleo fortificato del castello e delle cosiddette Torrette di Crispiero, allora dette Rocca di Fanula o Castello di Guardia, strutture dismesse nel 1306. Il Castello dopo un breve periodo di permanenza sotto l'autorità della città di San Severino, è passato sotto l'egida di Camerino, che destina diversi castellani atti alla sua custodia e alla protezione. In sequenza, tre sone le chiese dedicate a Santa Barbara nel corso dei secoli. La prima, parrocchiale e prepositurale, posta fuori del castello, è scomparsa tra il '700 e l'800; la seconda, posta all'interno del circuito murato, è caduta con il fortissimo terremoto del 1799, mentre la terza, l'attuale parrocchiale, è frutto di una recente costruzione ottocentesca e conserva notevoli testimonianze artistiche: tele dei secoli XVII- XIX, raffiguranti una Madonna del Rosario e Santi, il Martirio di Santa Barbara e Sant'Antonio da Padova, un organo a canne di Francesco Santilli da Caldarola del 1843-44, una croce astile in lamina d'argento e d'oro del 1457.

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Torricella

Superata la localtà Collina, a 516 mt s.l.m. si incontra la contrada di Torricella, antico nucleo la cui origine deriva dalla presenza in loco di una piccola torre. Non è piu rintracciabile la chiesa di Santo Stefano. soggetta dal 1171 alla Pieve di San Zenone di Gagliole.  Pochi i resti della chiesa di Sant'Ansovino del 1701, edificata probabilmente per tramandare la memoria del'omonimo eremita e Vescovo di Camerino, penitente nel secolo IX proprio in questo contesto.

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Collina

La frazione di Collina è collocata, a m. 463 s.l.m., a ridosso della strada provinciale di Crispiero. Scomparsa è la chiesa di Sant'Elena. citata sin dal 1103, soggetta al monastero di Sen Michele Arcangelo di Domora di San Severino. L'attuale edificio di culto, dedicato a Santa Maria Assunta, è menzionato dal 1603 e contiene un bell'altare barocco con tela raffigurante la Vergine Assunta,  Sant'Ansovino e Sen Venanzio di Camerino.

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  • Marcamontana è un terriorio di cui è ancora evidentissima l'impronta urabana medievale. Fortezze imponenti, strade lastricate dei centri storici che sono una teoria di viuzze quasi ritagliate tra le case, Palazzo o Castello che si affacciano sulla piazza principale, un corso in cui il passare del tempo è sottolineato dai diversi stili delle facciate. Nelle immediate vicinanze, frazioni nate dalle ville di derivazione romana che erano una sorta di aziende agrarie fortificate. Anche in campo urbanistico marcamontana mostra una chicca: a Treia c'e uno sferisterio per il gioco del pallone con il bracciale, gioco classico degli italiani a partire dal Cinquecento. Non del tutto sacrificata alle esigenze urbanistiche, l'Arena Didimi ogni prima domenica di agosto e teatro della disfida del Bracciale, rievocazione storica cui partecipano, oltre ai figuranti in costume dell' Ottocento,  oltre 80 giocatori in rappresentanza dei quartieri cittadini.

  • ingegneria militareSi tratta di un originale complesso di fortificazione portato a termine nel 1382 da Giovanni Da Varano.  Esteso su di un ampio arco per circa 12 km da Beregna a Pioraco verso il Potenza. era costituito da una trincea in legname corredata di terrapieni, gallerie e fossati difensivi. Collegata a vista da torri, ma anche da altri fortilizi medievali che poi evolveranno in raffinati castelli di residenza. come quelli di Aiello e di Lanciano, l'lntagliata costituisce un "unicum' tipologico non solo nelle Marche ma in tutto il centro Italia.

  • castelliNel Medioevo la difesa del territorio si concentrava nel rafforzamento dei centri maggiori. Spesso le porte delle mura erano difese da torri a loro sovrapposte, come a Treia. Delle torri isolate (controllo più che difesa di luoghi strategici) molte sono in pietra o laterizio: quadrangolari (Crispiero, Pitino, Aliforni), oppure poligone (Gagliole e Treia). Un raro esempio di torre cilindrica è a Valfibbia di Fiuminata. Talvolta le torri erano potenziate con originali strutture avvolgenti a spalto per le artiglierie, come nel Cassero di Castelraimondo ed a Carpignano di San Severino, unica con braga a base poligona smussata. Quelle cittadine invece svolgevano funzioni di torre civica o di presidio urbano di potenti famiglie come gli Smeducci a San Severino. Spesso le torri erano inserite in un sistema di difesa territoriale dei confini, come nell'Intagliata.

  • piazze“. . .Voltando le spalle al Comune si aveva davanti una cosa piú vicina ad una visione che ad una costruzione. Leggernente contenuta ai lati, di fronte la Piazza sfociava nel cielo. . .".  Così Dolores Prato descrive la suggestiva (ed unica nel suo genere) piazza di Treia, ottimo spunto per un tour tra le piazze gioiello di marcamontana; Ellittica, maestosa (224x55 mt), in gran parte porticata, Piazza dal Popolo, a San Secerino Marche è un trionfio di unità architettonica con la teoria degli straordinai palazzi che la delimitano.

    Piazza Mattei, a Matelica, offre anche una curiosa opportunità al visitatore. Tradizione vuole che, compiendo attorno  alla Fontana Ottagonale 7 giri di corsa, si acquisisca la simpatica "Patente da Mattu" (ovvero, patente di pazzo): a chi si cimenta nell'impresa, la conferisce ancora oggi la Pro Loco.

  • In marcamontana anche alla voce chiese corrispondono contenitori d'arte che meritano una visita, museo storico-artistica diffuso in cui tra mura di abbazie medievali, santuari rinascimentali e templi neoclassici spuntano affreschi, effìgi ed arredi sacri che testimoniano il passaggio di artisti del pennello e dell'intaglio di fama internazionale. La mano di Diotallevi di Angeluccio ha lasciato il segno nel santuario della Madonna di Valcora, nel Monastero di Fonte Bono, in Santa Maria Delle Macchie a Gagliole, città in cui Andrea De Magistris ha firmato l'affresco dove, vicino ai soggetti sacri tradizionali, compaiono due pastori, a San Domenico di San Severino. Veri trionfi artistici le chiese sanseverinati dove opere in legno o su tela sono seconde solo agli inestimabili affreschi dei Salimbeni. A Castelraimondo I' interno di Santa Maria Assunta vanta un Giovanni Boccati. A Pioraco la Madonna della Grotta una crocifissione di Girolamo di Giovanni e San Francesco una rarità: l'altare dei cartai. Opere rare, magari miracolose, sono comuni in questo territorio. È il caso della statua della Madonna di Loreto a Santa Chiara di Treia, del Crocilisso traumaturgo di San Giovanni Decollato a Matelca, dell'effìge della Madonna delle Lacrime a Pioraco.

  • In marcamontana è ancora evidentissirna l'impronta urbana medievale. Fortezze imponenti, strade lastricate dei centri storici che sono una teoria di viuzze quasi ritagliate tra le case, Palazzo o Castello che si affacciano sulla piazza principale, un corso in cui il passare dei tempo e sottolineato dai diversi stili delle facciate dei palazzi.

    Nel caso di San Severino Marche il  corso è sostituito da una straordinaria piazza ellittica su cui si affaccia una teoria ininterrotta di palazzi che sono veri capolavori architettonici cui vanno aggiunti il cinquecentesco Palazzo Ottoni  a Matelica e l'Accademi Georgica di Treia, opera del  Valadier.

  • La villa era originariamente una casa di campagna romana costruita per le classi sociali più elevate. Secondo Plinio il Vecchio,  vi erano due tipi di villa: la villa urbana, facilmente raggiunta per una notte o due, e la villa rustica, e la villa rustica, fattoria abitata dai servi (che si occupavano del lavoro dei campi e della manutenzione) e solo stagionalmente residenza dei proprietari. Dopo l'epoca romana il termine fu riferito ad una fattoria, solitamente fortificata, autosufficiente come un villaggio. A Leon Battista Alberti si deve la riscoperta della villa suburbana: una moda che nei secoli successivi darà vita a veri e propri capolavori di gusto ed architettura eretti con varie finalità.  Si connota con un toponimo Villa Speranza Sala (che prende il nome dalle sorgenti saline che a Passo di Treia sgorgavano  nell'alveo del fiume Potenza e che fino al 1860 dettero vita ad una fabbrica di sale) mentre nel tempo si e trasformato in residenza di svago il castello di Lanciano. È' a Villa Collio, voluta dal Servanzi Confidati, che troviamo infine uno dei più interessanti esempi di villa cosi come la intendiamo dalla meta dell'Ottocento in poi.

  • l teatri storici di marcamontana oltre che da ottimi cartelloni, sono legati da architetture, storia e leggenda.  Due gli architetti di grande fama: Giuseppe Piermarini, cui si deve il Teatro alla Scala di Milano, firma il progetto di Matelica; Ireneo Aleandri, autore dello Sferisterio di Macerata, è anche l'autore del teatro del Feronia.  A Matelica il restauro ha portato alla luce una capanna del V sec a.C. e strutture termali di età Imperiale. Il sipario del Teatro Feronia, disegnato da Filippo Biagioli, rappresenta il tempio sacro alla dea cui è intitolato e che aveva a Septempeda un tempio dove veniva celebrato il rito di liberazione degli schiavi. Ed è proprio un sipario, quello del Teatro Comunale di Treia, gioiello di acustica ed architettura, a raccontare un momento importante  della storia di marcamontana: la sconfitta degli Svevi a Porto Vallesacco.

  • Si innesta armoniosamente nella balaustra marmorea, disegnata da Andrea Vici a limitazione di una delle piazze  più belle d'ltaiia il tempietto con busto eretto in onore di  papa Pio VI che, nel 1790, conferì a Treia il titolo di Città. Se tra gli altri monumenti di marcamontana quello di maggior ...risonanza è il busto in bronzo di Bartolomeo Eustachi  (anatomista e medico sanseverinate da cui prende il nome il condotto che collega orecchio medio e faringe), la monumentale tomba  i in cui riposa nella sua Matelica  Enrico Mattei è un vero ricettacolo di opere dei più grandi scultori del Novecento.


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