Sabato 19 Ago 2017
Musei e raccolte

Archeologia  

ll territorio è letteralmente disseminato di reperti archeologici datati dal periodo neolitico a quello piceno, da quello romano a quello altomedievale. Punte di diamante di queste collezioni i musei archeologici di San Severino Marche, di Matelica e di Treia. Tra le rarità statue egizie di inestimabile valore legate al culto di Iside, vinaccioli e Globo di Matelica.

Pinacoteche

Oltre a tele di maestri d' importanza mondiale, nella Pinacoteca Tacchi Venturi di San Severino Marche è stata ricostruita  un'intera cappellina con le Storie di San Giovanni Evangelista  dei fratelli Salimbeni.  Le pinacoteche di Treia e Matelica hanno valore storiografico oltre che artistico, la raccolta di Palazzo Lori è solo un assaggio dello straordinario patrimonio artistico che offre praticamente in ogni chiesa del territorio.

Raccolte

Il Museo Piersanti è il risultato della passione per l'arte ed il collezionismo di un alto prelato matelicese che ha concentrato nelle sale del suo palazzo un patrimonio artistico ineguagliabile per qualità e quantità delle opere.  Dedicato alla musica il Museo Ugo Bottacchiari che raccoglie memorie, manoscritti e composizioni musicali del maestro nato a Castelraimondo, in particolare repertorio operistico e partiture per canto, pianoforte ed orchestra, nonché locandine e foto.

Musei della Scienza

A Gagliole il Museo di Storia Naturale e a Matelica il Museo Archeologico offrono anche esperienze didattiche particolarmente interessanti. Fossili e funghi in mostra anche a Pioraco, dove la chicca è costituita dal Museo della Carta in cui si può  ancora assistere alla sua fabbricazione con tecniche medievali.

Decisamente sui generis l'Accademia Georgica di Treia, dedita nel periodo illuminista agli studi agrari: disponibili bollettini agrometeo e risultati degli esperimenti di estrazione dell'olio dai semi.

Musei del territorio

A San Severino Marche ricostruzione di una casa colonica, giardino botanico museo vero e proprio con oggetti, strumenti e attrezzi della civiltà contadina, artigianale e protoindustriale. Attrezzi agricoli anche per la collezione Florindo Ferretti a Gagliole , mentre a Treia si può visitare un atterrato, casa contadina costruita interamente in terra e dotata di arredi originali.

Spazio museale Chiesa di San Domenico

L'antico tempio cingolano dei Domenicani, che una tradizione vuole fondato dallo stesso san Domenico all'inizio del secolo XIII, è oggi, nell'imponenza della sua veste settecentesca, sede staccata della civica pinacoteca; vi si conserva, posta sull'altar maggiore, per cui fu commissionata nel 1537, la tela Madonna del Rosario e Santi di Lorenzo Lotto, la più importante opera d'arte del patrimonio cittadino.

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Matelica - Le raccolte d'arte

La collezione di immenso valore artistico nota come Museo Piersanti, Matelica la deve agli importanti incarichi che permettono a Filippo Piersanti, "familiare e commensale" dei papi, di indulgere con larghezza di modi e di mezzi alla sua passione per il collezionismo. Grazie a posizione e frequentazioni raccoglie suppellettili, quadri, arazzi, mobili ed oggetti vari per la realizzazione di un oratorio domestico che sarà il nucleo del museo. Vi si celebravano messe quotidiane ed era aperta sia ai matelicesi che "al popolo di forestieri" tanto che, continuando una tradizione di famiglia, il sito viene arricchito di reliquie importantissime tra cui l'antichissima nicchia della Beata Vergine, il Volto Santo, il reliquiario della Vergine, quello dei SS. Apostoli, e quelli della Passione. I papi favoriscono talmente il loro cerimoniere matelicese da disporre il 19 maggio 1752 un'indulgenza plenaria legata all'esposizione della reliquia del Volto Santo, effige copiata per speciale grazia papale dall'originale vaticano.

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Treia - Museo Archeologico

Già nota quando i Piceni si allearono con i Romani per fronteggiare i Galli nel 291 a.C. (Tito Livio X, 10-11 ). Trea abbracciò il culto di Iside, legato forse a personaggi tornati in patria dopo aver servito in Egitto come magistrati. Ecco perchè, oltre ai tanti e pregevoli di epoca romana, nelle sale de Museo, si ammirano reperti egizi di valore inestimabile che sono venuti alla luce nella zona m cui sorgeva l'Iseo. Le ricerche degli sto nei, tra cui Fortunato Benigni, confermano che, come per molte altre città del territorio, dalle invasioni barbariche m poi. le rovine di Trea divennero una sorta di cava da cui si estrassero materiali per la costruzione di nuovi edifici oltre che da collezionare. Nella zona di Santa Maria in Selva invece, il quotidiano lavoro de campi fece affiorare reperti di epoca neolitica parte dei quali custoditi da Accademia Georgica.

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L'Accademia Georgica

L'architettura è del Valadier. Da Accademia dei Sollevati (con allusione alla poesia che solleva dalle quotidiane angustie), con l'avvento dell'Illuminismo, riconvertì i propri interessi dedicandosi alto sviluppo dell'economia e dell'agricoltura da cui l'appellativo di Georgica. Ai suoi ricercatori si devono il primo esperimento di estrazione di olio dai semi, l'introduzione in zona di nuove colture e sistematiche osservazioni meteorologiche per conoscere meglio gli effetti delle condizioni atmosferiche sulle colture e sull'uomo. Tra i suoi membri Volta, D'Alembert, De La Lande, Mommsen. È ancora oggi centro di cultura e con serva opere pittoriche di pregio, tutto il patrimonio librario e documentario del Comune nonché ritratti di treiesi illustri come Luigi Lanzi, sepolto in Santa Croce a Firenze tra i grandi della Patria.

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La Pinacoteca comunale

Come la maggior parte delle raccolte pubbliche marchigiane, quella treiese, è costituita principalmente da pregevoli dipinti di soggetto sacro provenienti da varie istituzioni religiose cittadine passati in proprietà pubblica in seguito alle soppressioni post-unitarie. Come per gran parte del territorio, innumerevoli sono le opere prestigiose che ancora occupano il loro posto sugli altari delle chiese treiesi, ma costituisce una rarità la grande tela del secentista cremonese Agostino Bonisoli che elabora una teatrale composizione di ampio respiro ed ha per soggetto il martirio di cinque francescani in Marocco.

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Sefro - Le Collezioni

Il Museo degli Attrezzi Agricoli “Florindo Ferretti”, intitolato all’uomo che ha collezionato pazientemente ogni pezzo esposto presso il Castello dei Da Varano, è una commovente testimonianza della civiltà contadina ed artigiana locale. Insieme al Museo del Territorio di San Severino Marche e all’ atterrato di Treia, costituisce un vero e proprio spaccato della civiltà contadina, artigianale e protoindustriale di marcamontana. A Castelraimondo si producono ancora con lavorazione manuale attrezzi da taglio per potatura ed altre lavorazioni agricole.

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Pinacoteca Tacchi Venturi

Raccoglie opere di eccezionale interesse artistico che vanno dal XIV al XVII secolo: dalla Madonna dell'Umiltà di Allegretto Nuzi ad un polittico di Paolo Veneziano, dal polittico che Vittore Crivelli esegui per la chiesa di Santa Maria delle Grazie a quello di Nicolò Liberatore detto l'Alunno, dalla Madonna della Pace del Pinturicchio ad un San Cristoforo ed un San Giacomo del Pomarancio, da una Deposizione del XIII secolo a tre opere di Lorenzo D'Alessandro.

Bernardino di Mariotto è presente con quattro opere (Madonna del Soccorso, Annunciazione e due Pietà) mentre un'intera sala è dedicata ad una ricca documentazione dell'opera (parti di affreschi e dipinti) dei fratelli Salimbeni che hanno operato una vera rivoluzione linguistica né mondo pittorico marchigiano dei primissimi anni del Quattrocento.

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Antico episcopio ora sede del museo civico archeologico G. Moretti (sede architettonica primo impianto XI sec., XV sec.)

Descrizione della collezione

«Il museo civico archeologico G.Moretti, intitolato al noto archeologo sanseverinate che negli anni 1930-40 fu soprintendente archeologo di Roma e del Lazio, apre dopo anni di lavoro e di ricerche, completamente rinnovato, nella nuova e prestigiosa sede del Castello al Monte di San Severino Marche. Il museo ha radici lontane: nella collezione vengono infatti a confluire le iscrizioni romane, presenti da più di due secoli nell'atrio del palazzo comunale; la collezione storica del medico Domenico Pascucci, che testimonia di un precoce interesse per la preistoria nel clima positivistico nella seconda metà dell'800; i vari rinvenimenti territoriali, fino alle collezioni più recenti frutto di scavi condotti negli ultimi anni dalla Soprintendenza Archeologica delle Marche. Il nuovo museo di San Severino dove ora si possono ammirare i preziosi reperti della necropoli, nella quale fastose tombe di principi e principesse, con i loro corredi, testimoniano la vivacità culturale ed economica delle genti picene dell'alta valle del Potenza tra il VII e il V secolo a.C. entra in rete con il sistema dei musei piceni: un'articolazione territoriale di ben ventidue strutture, che dal Marecchia al Tronto, attraverso esposizioni locali, raccolgono l'eredità permanente del progetto "Piceni popolo d'Europa" e disegnano il percorso della civiltà italica medio-adriatica» .

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La gualchiera

Nel Museo della Carta e della Filigrana è ricostruita una gualchiera, nome medievale della cartiera, in cui si possono seguire dal vivo le fasi di lavorazione manuale del Trecento che andavano dalla triturazione di pezzi di stoffa e cotone con la pila idraulica a magli multipli per ricavare la cellulosa (che grazie alla soda caustica successivamente sarà estratta dal legno degli alberi) alla separazione con un setaccio delle parti solide da quelle liquide.

Un movimento ondulatorio sincronizzato serviva a rendere uniforme lo strato che si veniva a creare e che in quantità di 250/500 pezzi veniva pressato per dare la sagoma al foglio di carta.

Per la porosità del semilavorato l’ inchiostro sarebbe scomparso perchè assorbito: i fogli venivano allora immersi nella colla e lasciati appesi ad asciugare per un tempo che era di qualche ora in estate e di intere settimane in inverno.

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Matelica - Museo Archeologico

Ha sede in quello che era Palazzo Finaguerra: all'interno, un bellissimo scalone di pietra bianca e saloni finemente decorati, la galleria e la sala delle armi sono traccia della proprietà. La raccolta invece, è frutto dell'intensa attività di scavo nel territorio comunale, testimoniata anche da un'aula per la didattica, un laboratorio di restauro ed un lapidario. Il percorso è in tre epoche: pre-rmana, romana e medioevale. Una stanza è riservata al celebre Globo di Matelica, altre ai ricchi i corredi delle tombe picene e ad oggetti da ornamento in metallo, pasta vitrea, ambra; all'ultimo piano la pregevole raccolta di maioliche del periodo che va dal XIII al XVI secolo.

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Museo Piersanti

Eleganti cornici alle finestre ed un portale a bugne di calcare bianco locale spiccano sulla facciata principale in laterizio che risale a metà del 1500. I Piersanti acquistarono l'edificio dopo il 1728 e Venanzio Filippo Piersanti ne fece lo scrigno della sua stupenda raccolta. Gran parte deriva dagli acquisti fatti a Roma (dove viveva) di molti reperti archeologici ed oggetti di valore.

Le acquisizioni successive provengono da edifici religiosi cittadini. Già all'ingresso si ammirano reperti archeologici e stemmi lignei dipinti; quindi i due cortili interni e, al piano nobile dipinti ed opere d'arte di Giovanni Domenico Porta, Antonio da Fabriano, Francesco di Gentile, Guercino, Salvatore Rosa, Jacopo, Giovanni e Gentile Bellini, Bernardino di Mariotto, Lorenzo D'Alessandro, scuola di Raffaello, Eusebio da San Giorgio, Pasqualino Rossi, Carlo Maratta, scuola marchigiana del '400, scuola napoletana del °600, Diotallevi di Angeluccio, Maestro del Patullo, scuola fiorentina del XVI secolo, Spadino, Agostino Tassi, Luca di Paolo, il Cavalier d'Arpino, Giuseppe Bastiani.

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Pinacoteca Raffaele Fidanza

Palazzo Ottoni ospita la pinacoteca Raffaele Fidanza.  Oltre ad opere del celebre ritrattista matelicese, il percorso espositivo comprende un Sant'Onofrio di Salvatore Rosa (XVII secolo); una predella di scuola romana (XV-XVI secolo); alcune opere di Diego Pettinelli e la mazza d'argento realizzata nel 1751 dall'argentiere Domenico Piani, simbolico scettro degli amministratori dopo l'attribuzione del titolo di città a Matelica.  

Nella prima sala anche un ciclo di affreschi del Cinquecento che rffigurano scene mitologiche e, nei sotterranei, resti archeologici di età romana (anche quelli di un'abitazione che risale al I I-II secolo d.C.) inseriti nelle  costruzioni rinascimentali.

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