Sabato 19 Ago 2017
Ceramica
  • Marcamontana è un territorio montuoso-collinare che comprende ben due bacini fluviali. Naturale quindi che le torri, palazzi, abitazioni signorili o povere tostimonlno ll largo ilmpiego non solo della pietra, ma dell'argilla. Se fin dal Neolitico serviva a creare oggetti di uso domestico (ciotole, vasi, ecc.), furono i romani ad iniziare la produzione di laterizi con una tecnica in gran parte ancora in uso. Un tour dell'argilla può partire da Treia, il cui nome è conosciuto nel mondo anche grazie alla produzione della Fornace Bartoloni (suoi i pavimenti della metropolitana di Londra come di Via della Conciliazione a Roma) ha restaurato un "atterrato". Tipica casa delle Marche realizzata con terra non cotta mista a paglia, fornisce un quadro preciso (arredi compresi) delle condizioni di vita e di lavoro nelle campagne tra l'Ottocento ed il Novecento. Altri luoghi tesori archeologici il Santuario di Santa Maria delle Macchie (per costruirlo ci si avvalse di una fornace attrezzata in loco) ed Esanatoglia dove l'antica arte delle Ceramiche di Santa Anatolia mostra manufatti di epoca rinascimentale ed è stata recuperata da artigiani locali.

  • Se tra i reperti pre-romani del territorio numerosi sono i frammenti di terracotta, nel Parco Archeologico Septempeda l'area occupata dall'impianto urbano e tuttora delimitata dalle mura in parte visibili, delle quali si conserva anche una porta a nord della Statale, stessa localita, un edificio termale e rinvenimenti archeologici attestano la presenza di un luogo di culto e di una bottega per la produzione di ceramica a vernice nera. Tra l'edifico termale e l'odierno Ospedale anche un quartiere artigianale del quale e stato portato alla luce un complesso di fornaci utilizzate per la cottura della ceramica. Braccano (frazione di Matelica) fin dal Neolitico si e sviluppata la produzione di vasellame modellato a mano, mentre, durante gli  scavi ne centro storico cittadino, sono stati rinvenuti vasellame domestico da mensa e da cucina e maioliche policrome con raffigurazioni di busti femminili, paesaggi, stemmi, decorazioni geometriche e floreali risalenti al periodo medievale e rinascimentale.

  • Marcamontana mostra in ogni comune costruzioni ed opere d'arte in terracotta, ceramica e laterizio di grandissimo valore. Di laterizio sono la facciata di San Filippo, le pavimentazioni delle piazzette e i palazzi di Treia, il cui nome e conosciuto nel mondo grazie anche alla produzione della Fornace Bartoloni. Portano questo marchio i pavimenti della metropolitana di Londra come di Via della Conciliazione a Roma, ma anche la facciata del SS Crocifisso e gli altari in terracotta si Dan Miche e e Santa Maria in Selva. Proseguendo sulla Settempedana, San Severino (che espone in Cattedrale una Pietà in terracotta del XlV secolo) e Matelica mostrano chiese e palazzi dalle superbe facciate nonché reperti e luoghi archeologici che testimoniano la grande attivita delle fornaci. Altri tesori il santuario di Santa Maria delle Macchie (per costruirlo ci si avvalse di una fornace attrezzata in loco) ed Esanatoglia dove l'antica arte delle Ceramiche di Santa Anatolia mostra manufatti di epoca rinascimentale ed e stata recuperata da artigiani locali.

  • artigianato artisticoIl confine tra arte ed artigianato è molto sottile in un territorio in cui storicamente anche le produzioni di oggetti di uso quotidiano sono state produzioni di eccellenza: una per tutte, la ceramica. Presente anche tra i reperti archeologici di epoca romana, raggiunge il culmine della popolarità con la ricercatissima ceramica di Santa Anatolia che gli artigiani di Esanatoglia riproducono oggi nelle forme e nei decori originali.

  • Le fornaci erano di solito collocate in prossimità  di corsi d'acqua non lontano da importanti vie di transito, per favorire il trasporto del materiale necessario alla produzione dei laterizi e del prodotto finito. Documenti medievali d'archivio  testimoniano la presenza nel territorio di numerosi vasai e fornaciai dediti alla produzione di ceramica, terracotta e laterizi. Medievo e Rinascimento lavoravano l'argilla come nell' epoca romana. Ripulita quella della cava, si amalgamava in modo uniforme per porla in stampi di legno cavi e si ponevano i mattoni ad essiccare evitando ll contatto tra di loro per consentire asciugatura accurata ed uniforme. Nelle fornaci a fuoco intermittente, costruzioni all'aperto circolari e seminterrate, impilati i mattoni, in un vano posto sotto il piano di cottura, si metteva a bruciare per tre o quattro giorni il combustibile. Raffreddata la fornace si procedeva allo "sfornaciamento”. A fine Ottocento la fornace all'americana, che eliminava i tempi di attesa del raffreddamento, aumentò le capacità produttive risparmiando energia ed una migliore qualità del prodotto.

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