Sabato 19 Ago 2017
Arte e Fede

Chiesa di San Girolamo

Fatta erigere dal cingolano Esuperanzio Lambertacci, vescovo di Cervia, nel 1336, fu poi restaurata nel 1668 per volere del nobile Benedetto Mazzini, protonotario apostolico. L'attuale facciata risale al 1902 e fu rifatta in stile tardo romanico grazie all'interessamento del marchese Filippo Castiglioni. Della struttura originaria resta la formella in pietra posta nella facciata sopra il portale.

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Chiesa di San Giacomo

Attestata in documenti del primo XIII secolo come "San Giacomo di Colle Luce", tale struttura, che originariamente fu insediamento di una libera associazione di vita comune femminile, passò sotto le dipendenze del monastero benedettino di Santa Caterina nel 1393-94. Nel 1446 passò quindi ai Minori Francescani, che vi vivranno ininterrottamente fino alla soppressione napoleonica. A tutt'oggi la chiesa e l'annesso monastero sono noti come: "degli zoccolanti", celebre epiteto dei Minori Francescani. La chiesa interamente ricostruita nel secolo XVIII conserva la meravigliosa cappella rinascimentale, costruita nel 1505, della nobile famiglia Franceschini.

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Chiesa di Sant'Esuperanzio

Il più importante monumento religioso di Cingoli; già dipendenza dei monaci di Fonte Avellana all'indomani dell'avvento dell'anno mille (papa Innocenzo III confermerà tale proprietà nel 1139), dalla seconda metà del secolo XIII assurse al ruolo preminente fra tutte le chiese del territorio quando il suo santo titolare venne proposto quale vescovo della città e quindi eletto patrono. A tale medesimo secolo va riferita la costruzione dell'attuale chiesa, in stile romanico-gotico; notevole e di complessa simbologia il portale, eseguito da maestro Giacomo e terminato nel 1295 (come recita l'iscrizione in caratteri gotici).

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Spazio museale Chiesa di San Domenico

L'antico tempio cingolano dei Domenicani, che una tradizione vuole fondato dallo stesso san Domenico all'inizio del secolo XIII, è oggi, nell'imponenza della sua veste settecentesca, sede staccata della civica pinacoteca; vi si conserva, posta sull'altar maggiore, per cui fu commissionata nel 1537, la tela Madonna del Rosario e Santi di Lorenzo Lotto, la più importante opera d'arte del patrimonio cittadino.

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Chiesa Cattedrale di Santa Maria Assunta

Consacrata, seppur non ancora terminata, nel 1654 la nuova cattedrale cittadina fu eretta sul luogo dell'antica chiesa di S.Salvatore (demolita nel 1615) e di cui fu riutilizzato il portale, annesso nella parete sinistra. L'interno, caratterizzato dalla presenza di numerosi monumenti sepolcrali, è dominato dall'enorme affresco opera di Donatello Stefanucci che orna la volta absidale.

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Chiesa di Santo Spirito

Già documentata negli anni centrali del secolo XIV, la chiesa, sede dal tardo secolo XV delle monache francescane, fu totalmente ricostruita nel secondo Settecento; opere di importanti pittori dell'epoca, come A. Calvi e U. Gandolfi, ne ornarono gli altari. Di recente restaurata.

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Chiesa San Francesco

Il più antico tempio francescano di Cingoli, uno dei più ampi e imponenti edifici sacri della città; già eretto nel 1225 fu poi quasi completamente ricostruito nel corso del Settecento; dell'originaria struttura resta il notevole portale, inserito nella parete destra, attribuibile a quello stesso magister Iacobus artefice dello splendido portale di S.Esuperanzio.

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Chiesa di San Nicolò

Antico edificio sacro eretto poco dopo il 1.218 sotto il titolo dei santi Esuperanzio e Nicolò come sede cittadina della Chiesa extra moenia di S.Esuperanzio, incomoda da raggiungere nei mesi invernali. La facciata è stata rimaneggiata nel secolo XVI per volere della nobile famiglia Venanzi, come anche gran parte degli annessi edifici prospicienti sulla piazza.

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Porta Pia

Porta d'accesso principale della città, costruita nel 1835 in onore di papa Pio VIII (Francesco Saverio Castiglioni, Cingoli 1761-Roma 1830). Tale nuova struttura venne a sostituire l'antica imponente Porta Montana, che si apriva tra due massicci torrioni, uno solo dei quali sopravvissuto ai lavori ottocenteschi.

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Chiesa di San Francesco Entro le Mura

E' sicuramente la chiesa più antica di Apiro, costruita prima del XII sec. e si tratta in realtà di due chiese sovrapposte: quella interna in stile romanico, originale, viene rinforzata con la costruzione di un'altra chiesa interna in stile barocco, risalente ai primi del '700. Una delle caratteristiche principali di questa chiesa è il portale in stile romanico-bizantino risalente al XIII secolo, decorato ai lati con colonnine tortili e lisce, affiancate alternativamente. Nel 1865 la chiesa divenne proprietà del Comune di Apiro.

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Chiesa della Madonna della Misericordia o della Figura

La chiesa è stata costruita alla fine XIV sec. attorno ad un muro intonaco poi affrescato, detto "Figura" attribuito ad Ottaviani Nelli di Martino da Gubbio (1375-1444) ed era situata sulla strada pubblica. Fu corpo unico con l'Ospedale dei Poveri Pellegrini fondato nel 1386, ma poi unificati gli ospedali, nel 1572, fu sede del "Monte Frumentario". La chiesa della Figura ha rappresentato, per il popolo di Apiro, il centro della devozione mariana. Per i nostri padri, la Madonna della Figura era il punto di riferimento di ogni loro azione: era consuetudine recarvisi, allorquando ci si accingeva a compiere un lungo viaggio o in procinto di stipulare un affare importante, per invocarne la protezione.

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Collegiata di Sant’Urbano

Dedicata al patrono S. Urbano, fu eretta nel 1632 per opera di Giangiacomo Baldini. La chiesa, di puro stile barocco, è divisa in tre navate, a forma di croce latina e con cupola ottagonale. L'altare maggiore ospita una pala del XVII sec. raffigurante l'Incoronazione della Vergine e S. Urbano I Papa, opera di Angelo Scoccianti del Massaccio, di Andrea. A destra dell'altare maggiore è alloggiato un prestigioso organo veneziano, costruito nel 1771. La sacrestia, con mobili in legno del '700, è sede di una prestigiosa raccolta, "Tesoro della Collegiata", composta da quadri, busti di santi d'argento, paramenti e arredi sacri.

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  • Un percorso turistico culturale che mette in mostra un patrimonio unico e davvero sui generis. È molto raro trovare opere d'arte e di artigianato artistico che nascono come esaltazione della sola materia prima a disposizione in quantità in un territorio ricco di boschi rigogliosi, popolati di essenze rare e pregiate che per secoli hanno offerto a modesti artigiani ed abili ebanisti la materia prima per soddisfare le più svariate esigenze di committenti umili e facoltosi, nobili e borghesi, laici ed ecclesiastici. È nel lavoro quotidiano di questi maestri di legname che affonda le proprie radici la cultura dei manufatti lignei di marcamontana, cui va riconosciuta una delle peculiarità più singolari della produzione artistica marchigiana. Per le cattedrali, i santuari e le umili pievi rurali nacquero suppellettili liturgidie, immagini sacre, apparati decorativi che, per mezzo della policromia o dell'oro, l'inserimento di figure fantastiche o elementi vegetali, supplirono con il legno dei boschi di alberi secolari allo sfarzo di marmi e materiali preziosi impiegati in regioni più ricche.

    Tra queste opere, che hanno decorato e decorano chiese di tutta marcamontana, oltre agli altari ci sono l'iconografia del Cristo al completo (che può suscitare stupore misto a grande suggestione, come nel caso del Crocifisso dell'omonimo Santuario francescano di Treia il cui volto mostra espressioni diverse a seconda del punto di vista), gran parte di quella della Vergine e dei Santi, ma anche arredi, reliquiari ed oggetti di uso liturgico come tabernacoli e fonti battesimali.

  • affreschiUn percorso turistco culturale alternativo che offre al viaggiatore lo spunto per andare alla ricerca dell'espressione pittorica che ha radici più profonde in un torritorio in cui torri e campanili hanno formato con il contado un continuum armonico: l'affresco votivo. Pullulava di villaggi la marcamontana medievale, case sparse e piccole città. Poichè la religione scandiva tempi e ritmi della società civile, tutti avevano un luogo di culto. Monastero o edicola che fosse, più che affidare alle parole l'espressione della dovozione, la si affidava alle immagini dipinte sulle pareti. A seconda della ricchezza. dell'epoca e della posizione geografica, i committenti si affidarono a pittori locali, della scuola fabrianese, camerinese e settempedana e, nel XVI secolo, a quei maestri assoluti che furono i De Magistris di Caldarola.

  • A Fiuminata, sull'altare della Romitella di Campottone la messa veniva celebrata, oltre che per i pastori, anche per le greggi. Erano gli stessi pastori che, tra i fedeli di Santa Maria delle Macchie a Gaglioie, si beavano di alcune tra ie figurazioni votive più antiche e pregevoli d'ltalia, oggetto. insieme a sculture lignee come il San Sebastiano della Parrocchiale di Santa Maria Assunta di Sefro, di un interessante circuito espositivo-turistico. Nei luoghi di culto del territorio, all'altare maggiore se ne affiancano altri di pregevolissima fattura cui si abbina, talvolta, curiosa committenza. E il caso degli altari lignei delle chiese di San Martino a Casteiraimondo e ad Esanatogila. di Sant'Agostino a San Severino Marche, di San Filippo Neri e della Madonna delle Fonticelle a Matelica nonché dell' Altare del Cartai che, nomen omen, si trova nella chiesa di San Francesco a Pioraco. Sulla Settempedana, storica via dei pellegrini sull'asse Roma-Loreto, quale miglior sito dell'altare maggiore della chiesa di Santa Chiara a Treia per trovare una statua della Madonna di Loreto che si dice essere l'origianale?

  • Per lungo tempo l'ascesi rappresentò ln questo territorio la massima espressione dell'deale cristiano. La Chiesa, per sostituire il genius loci dei pagani, si trovò di fronte alla necessita di scegliere una figura universale che individuò in San Michele Arcangelo. Puro spirito non legato ai luoghi, è il guerriero che combatte il male che si cela sul percorso dei pellegrini e, soprattutto, del pastori. Ex voto, pellegrinaggi, offerte ai santuari, devozioni a santi e beati sono altrettanti segni di una religiosità popolare alimentata dai monasteri, dispensatori di cultura religiosa e profana oltre che di rudimenti di agricoltura razionale. Progressivamente, a grotte ed eremi si sostituirono monasteri ed abbazie che sono veri e propri scrigni di arte e storia. Da visitare Valfucina alle pendici del San Vicino e Fonte Bono alle falde del Monte Corsegno, San Michele Arcangelo in Domora e San Lorenzo in Doliolo a San Severino Marche, Santa Maria in Selva a Treia, Santa Maria delle Macchie a Gaglioie, la Madonna di Valcora a Fiuminata.

  • In marcamontana anche alla voce chiese corrispondono contenitori d'arte che meritano una visita, museo storico-artistica diffusa in cui tra mura di abbazie medievali, santuari rinascimentali e templi neoclassici spuntano affreschi, effigi ed arredi sacri che testimoniano il passaggio di artisti del pennello e dell'intaglio di fama internazionale. La mano di Diotallevi di Angeluccio ha lasciato il segno nel santuario della Madonna di Valcora, nel Monastero di Fonte Bono, in Santa Maria delle Macchie a Gagliole, citta in cui Andrea De Magistris ha firmato l'affresco dove, vicino ai soggetti sacri tradizionali, compaiono due pastori, a San Domenico di San Severino. Veri trionfi artistici le dove opere in legno o su tela sono seconde solo agli inestimabili affreschi dei Salimbeni, a Castelrairnondo l' interno di Santa Maria Assunta vanta un Giovanni Boccati.


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