Sabato 19 Ago 2017
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Cesare Bazzani

Cesare Bazzani Roma 1873 – 1939 Accademico d'Italia, è uno dei maggiori e più prolifici artefici dell'architettura pubblica italiana del primo Novecento.
Dopo aver progettato la sede del Circolo Canottieri Aniene di Roma nel 1897 si dedica al restauro di edifici medievali romani. Il Gran Premio Reale vinto a Milano nel 1906, accelera la sua prestigiosa carriera costellata di incarichi pubblici prestigiosi tra cui, nel 1936, quello di presidente della Consulta Centrale dell'edilizia e dell'urbanistica presso il ministero dell'Africa Italiana.
Tra le sue opere, improntate a magniloquenza e grandiosità, di stile sostanzialmente eclettico e spesso costellate di simboli massonici, spiccano la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (1911), la Galleria d'Arte Moderna di Roma (1911), la facciata della basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi (1924-1930), la sede del Ministero della Pubblica Istruzione (1928), la sistemazione dell'Isola Tiberina a Roma (1930-1935), la Stazione Marittima a Napoli (1936), la Cattedrale di Addis Abeba (1938) e quella di Pescara (1939). A Bazzani si deve, inoltre, buona parte dell'odierna sistemazione urbanistica di Terni.

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  • La creatività è una componente fondamentale del carattere di marcamontana che si è sempre espressa ai massimi livelli anche in campo artistico. I committenti religiosi e laici hanno avuto gioco facile nello scegliere per ogni epoca, senza dover uscire dall'ambito territoriale, pennelli tra i più ricercati e celebrati dell'arte italiana. Se la vicina Camerino offriva Arcangelo di Cola, Giovanni Boccati e Andrea Girolamo di Giovanni e a Caldarola tenevano stabilmente bottega i De Magistris, marcarnontana rilanciava con i fratelli Salimbeni, Bernardino di Mariotto, Lorenzo D'Alessandro dando vita ad una vivace stagione medievale e rinascimentale oggi raccontata, oltre che dalla Pinacoteca Civica di San Severino Marche e dal Museo Piersanti di Matelica, da un ciclo di affreschi e  tele sparse per le chiese di ogni comune. Ed e proprio una chiesa, il monastero di Santa Maria delle Macchie, a costituire da se un tributo al grande lnnovatore della pittura Trecentesca: Diotallevi di Angeluccio da Esanatoglia.

  • La figura di magister lignaminis (ovvero di intagliatore di sculture ed arredi sacri in legno) ha una vera e propria scuola in  San Severino Marche con Domenico Indivini, considerato uno dei più grandi del XV secolo, che tenne bottega con il fratello Nicola e che ebbe allievi Pierantonio e Francesco Acciaccaferri,  con cui realizzarono il coro nella chiesa Superiore di San Francesco di Assisi. Al XVI secolo risale la produzione del matelicese Scipione Paris, mentre è tra il Settecento e l'Ottocento che Venanzio Biagioli esprime tutta la sua maestria nell'arte dell'intaglio. Sanseverinate è anche Ercole Rosa cui si devono alcuni dei più noti monumenti italiani dell' Ottocento.

  • scienziati ricercatoriLa storia della scienza annovera veri pionieri in marcamontana. Eustachio Divini, sanseverinate, ha sviluppato la tecnologia necessaria per produrre strumenti ottici scientifici ed ha introdotto l'uso del micrometro. Ai satelliti di Saturno ed alla Supernova di Keplero è legato il francescano Ilario Altobelli, treiese come Luigi Lanzi che, sepolto in Santa Croce a Firenze ai piedi di Michelangelo, è considerato uno dei fondatori dell'etruscologia moderna. La Tromba di Eustachio deve il nome all'anatomista di Bartolomeo Eustachio, sanseverinate. L'Ardito, frumento ottenuto con tecniche di genetica agraria da Nazareno Strampelli, è stato il primo frumento ad alta produttività. All' Accademia Georgica di Treia si devono, nel Settecento, i primi esperimenti di estrazione dell'olio dai semi, l'introduzione delle colture foraggiere intensive ed i primi bollettini agrometeo.

  • arte lettereMarcamontana è legata a doppio filo non solo a Giacomo Leopardi, ma a due grandi scrittori del Novecento che delle loro città di origine hanno fatto il perno di straordinari racconti autobiografici. Dolores Prato, con prosa poetica, in "Giù la Piazza non c'è Nessuno" dà un affresco fotografico dei luoghi e dell'anima di Treia che identifica con l'età d'oro dell'intera sua esistenza. Libero Bigiaretti, poeta e narratore nato a Matelica, pluripremiato e tradotto in varie lingue, ambienta in città il romanzo "Carlone".

  • condottieri militariAlle scorrerie di barbari prima e di armati al soldo di diverse fazioni politiche, in particolare durante la lotta tra Guelfi e Ghibellini, si devono mura e torri che tanto caratterizzano il paesaggio di marcamontana, un territorio dove persino i lavori di costruzione di santuari come Santa Maria delle Macchie a Gagliole si svolgevano letteralmente nelle soste tra una battaglia e l'altra.

    I Varano, gli Smeducci e gli Ottoni ridisegnavano continuamente i confini delle loro signorie, difendendole con grandiose opere di ingegneria militare come l'Intagliata. Dove anche i mulini erano all'interno di torri, nel culto sono stati i santi guerrieri, soprattutto, Michele Arcangelo, a detenere il primato della devozione dei pellegrini che, attraverso la Settempedana, si recavano da Roma a Loreto.

  • Marcamontana ha legato a lungo le sue vicende storiche a quelle della Chiesa. Naturale che molti siano i religiosi che hanno lasciato il segno, specie se si pensa come fino all'illuminismo erano soprattutto loro, che sapevano leggere e scrivere, ad avere accesso al sapere, quello umanistico in particolare. Tra i più noti figlì di questa terra sono da ricordare Ilario Altobelli, francescano e astronomo cui si devono importantissime scoperte, Luigi Lanzi, fondatore della moderna storiografia artistica, Pietro Tacchi Vanturi, segretario generale ed autore di una monumentale storia della Compagnia di Gesù oltre che tramite tra Santa Sede e Governo Mussolini.

  • artistiÈ noto a livello mondiale il tratto pittorico dei fratelli Salimbeni e di Lorenzo D'Alessandro, sanseverinati doc come Ludovico Urbani ed un grande scultore dell'Ottocento, Ercole Rosa (cui si devono alcuni tra i monumenti più prestigiosi).

    Nati a San Severino anche Domenico Indivini ed i suoi allievi Acciaccaferri, intagliatori come Venanzio Bigioli padre di Filippo, pittore come il matelicese Raffaele Fidanza e come un grande figlio dell' Esanatoglia del Trecento, Diotallevi di Angeluccio cui si devono alcune opere che hanno segnato lo stile della sua epoca.

  • Sono ln primo luogo la storia e la poesia a legare marcamontana allo sport. Nel 1821 Giacomo Leopardi dedica a Carlo Didimi, treiese fuoriclasse di pallone col bracciale, la canzone civile "A un vincitore del pallone" portandolo ad esempio della gioventù. È il primo e universalmente noto tributo ad un campione nella vita e nello sport (Didimi fu anche patriota e amministratore della città) che inaugura una tradizione ancora ben viva. Impossibile ricordare tutti i tanti campioni targati marcamontana che un doppio filo lega in particolare al volley. È la Lube Volley a riportare Treia ai fasti internazionali del bracciale attraverso la vittoria di Coppe internazionali e Scudetti Seniores e Giovanili, ma grazie al sanseverinate Albino Ciarapica, tessera n.2 della Federazione Italiana Pallavolo, che tutto questo è cominciato. A lui è intitolato il palasport in cui sono cresciuti Alessandro Paparoni (vincitore di scudetto e coppe internazionali nonché stella e della Nazionale Italiana), e Alberto Giuliani (cui alcune tra le più prestigiose società italiane hanno affidato la panchina). Prigioniero degli inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale, Ciarapica apprende da loro le regole del gioco e, al ritorno in patria, si attiva subito per diffonderlo in tutta Italia, in primis nella sua città.

  • Terra fertile dal punto di vista imprenditoriale, marcamontana è nota a livello mondiale non solo per le produzioni attuali (arredi, meccanica, pelletteria, marmo, carta), ma anche grazie ad alcuni figli che hanno lasciato il loro nome impresso nella storia.  Su tutti il matelicese Enrico Mattei, fondatore dell' ENI, e Osvaldo Bartoloni che ha impiantato a Treia uno dei primi esempi di fornace all'americana.  Portano la firma i pavimenti della metropolitana di Londra come di Via della Conciliazione a Roma.

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