Venerdì 18 Ago 2017
Arte e Cultura

Edicola della Madonna di Fontebianco – Chiesa del Cimitero Comunale

L'edicola della Madonna di Fontebianco all'interno della Chiesa è presumibilmente costruita nel corso del sec. XIV ed affrescata internamente intorno al 1380 (la data é stata indicata da uno storico locale) con una Madonna in trono fra Sant'Anatolia e Santa Vittoria vergine con angeli da Diotallevi di Angeluccio; edicola - costruzione e affreschi - secolo XIV. Nel corso del sec. XIX si costruisce la chiesa del cimitero, edificio a navata unica con doppio ingresso (a sud dal viale Fontebianco e a nord dall'interno del cimitero), incorporando l'edicola medievale; intero bene - costruzione - secolo XIX.

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La ceramica di Esanatoglia

La presenza di una produzione ceramica in queste terre è documentata fino dal tardo Medio Evo, tanto che negli Statuti del 1324 viene ingiunto alla corporazione dei vasai di eleggere un rettore a capo della propria arte. Vi è testimonianza negli scritti di Cipriano Piccolpasso (1857/58) e, grazie ai recenti scavi archeologici effettuati all'interno del Centro Storico, si sono potute ricostruire la tipologia e le decorazioni della produzione ceramica esanatogliese a partire dalla prima metà del secolo XVI fino alla fine del XVIII sec. Insieme alla ceramica, la produzione della carta e la concia delle pelli sono arti, anch'esse attestate nella terra di Santa Anatolia fino dal XVII sec.

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Esanatoglia - L'Arte

Un grande pittore come Diotallevi di Angeliccio è stato a lungo definito con il toponimo della città: Maestro di Esanatoglia. Un'artista di fama internazionale, simbolo stesso della ricerca espressiva e teorizzatore di una nuova forma d'arte come Ivo Pannaggi, maceratese, ha lasciato ad Esanatoglia un gioiello dell'arte a tutto tondo come Casa Zampini.  Come non vivere Esanatoglia come luogo propizio alle muse, siano esse quelle che hanno ispirato i ceramisti, che hanno guidato la mano di Lorenzo Taccaroni e degli intagliatori del Cristo Trionfante o del San Sebastiano, il pennello degli affreschi della Divina Maria di Fonte Bianca?

 

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La portella

Il Castello era diviso in quartieri di cui 3 interni ed uno, quello di Sant’Andrea, esterno ed articolato in due borghi. A questa suddivisione corrispondeva quella in Parrocchie e quella dei Consigli e degli elettori dei Magistrati. Quattro porte principali permettevano l’accesso alla cittadella fortificata: Panicale, del Mercato, Portella e Sant’ Andrea. La Porta del Borgo, che faceva parte della prima cerchia (XI-XII secolo), venne inglobata nel nucleo fortificato contemporaneamente al quartiere di Sant’Andrea

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Esanatoglia - L'Artigianato

Appena fuori la porta della Pieve si ergono l'antica Cartiera e una delle prime concerie della prima era industriale, quasi a testimoniare lo spirito operoso e la maestria, da sempre dote innata degli esanatogliesi.  Un popolo di artigiani che non disdegnavano allora, come oggi, il divertimento.  Numerose le attività artigiane e le piccole e medie imprese che garantiscono ancora la autosufficienza economica.  Dopo i numerosi ritrovamenti archeologici, rifioriscono anche tradizionali mestieri: la ceramica, tipicità unica e di antiche tradizioni, i fornai, i salumieri.

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Esanatoglia - Tipicità

Le vallate sono ricche di finghi e di tartufo, mentre le tradizioni della norcineria permettono di gustare il frostingo, antico dolce a base di sangue di maiale. Il Piatto del Borgo? Cotiche con i fagioli che, insieme al pane abbrustolito ed alle patate che rassodano il sugo, sono un piatto unico dal sapore antico da innaffiare con Verdicchio di Matelica (Esanatoglia ha nel suo territorio alcune zone DOC). Si chiude il pasto in bellezza con le favorite, dolcetti secchi a base di anice o con le antiche ciarle, una cialda impastata con uova, farina e anice. Naturalmerte il tutto servito sulle ceramiche della tradizione.

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Galleria dell'Antinori

Galleria dell’Antinori, Salone degli Specchi o Sala del Trono che la si chiami è stata costruita per testimoniare la grandezza della Famiglia Bandini ed avere uno spazio per festeggiamenti e ricevimenti al castello di Lanciano (in foto).
Il progettista ha dato vita ad una miscela straordinaria fatta di architettura, pittura, stucchi e illusione ottica, pregevoli sculture provenienti dal teatro romano di Urbisaglia e busti in copia dei sette imperatori romani, grandi allegorie ispirate dalla classicità e dalla mitologia greca.

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San Sebastiano - Castelraimondo

Essenze legnose di difficile lavorazione, cromia levigata e trasparente e l’evidenza sull’incarnato dei segni del martirio fanno pensare ad uno scultore vicino all’ambiente pittorico camerte.
Nell’opera, databile nel primo quarto del XVI secolo, la sofferenza è evidenziata dalla bocca semiaperta e dagli occhi imploranti nonché dai lividi e dal senso di tremore accennato dai piedi di cui solo il sinistro sorregge l’intera persona.

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Castelraimondo - L'arte

Il Castello di Lanciano, in particolare con la Galleria, è un esempio raro di qualità e conservazione delle opere artistiche ed architettoniche di Castelraimondo. Ai profili potenti del Cassero e delle Torri fanno riscontro i volumi armonici di chiese disseminate per tutto il territorio e ricchissime di opere d’arte pittoriche e scultoree su cui svettano una Incoronazione della Vergine di Giovanni Boccati e la Madonna lignea Auxilium Cristianorum. Una citazione a parte merita il singolare Museo Ugo Bottacchiari, collezione monografica di scritti e documenti sonori e visivi sull’attività del maestro in campo musicale.

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L'Infiorata

La cittadina di Castelraimondo, grazie al costante impegno della "Pro Loco" e delle Associazioni Locali, ha riscoperto l'antica e suggestiva tradizione dell'Infiorata per la festività del "Corpus Domini". I documenti degli Archivi Parrocchiali di San Biagio e della Curia Arcivescovile di Camerino attestano sin dal 1500 il grande culto per il Santissimo Sacramento, attraverso la citazione di numerose Confraternite, che nel corso dei secoli sono state deputate, con riti e processioni, a onorare il Corpo e Sangue di Cristo. L'esperienza maturata nel corso degli anni si rinnova di volta in volta, attraverso ricche iniziative e scenografie, che corredano i circa 20 quadri fioriti realizzati in un unico tappeto lungo Corso Italia, aventi le dimensioni di metri 5x9 per una superficie complessiva superiore ai 1000 mq, con l'utilizzo di più di 100.000 garofani e quintali di ginestre ed essenze naturali. La Fede si lega fortemente alla memoria storica e al folklore; la solennità della celebrazione trova riscontro in un insieme di mani e di cuori, che cercano, al di là di ogni difficoltà, di raggiungere un vero momento di aggregazione, di speranza e di pace. Il tutto è scandito dalla minuziosa e certosina preparazione dei particolari: lo studio dei soggetti da proporre, la ricerca, la selezione e il taglio dei fiori, l'esposizione del tappeto floreale.

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  • Se tra i reperti pre-romani del territorio numerosi sono i frammenti di terracotta, nel Parco Archeologico Septempeda l'area occupata dall'impianto urbano e tuttora delimitata dalle mura in parte visibili, delle quali si conserva anche una porta a nord della Statale, stessa localita, un edificio termale e rinvenimenti archeologici attestano la presenza di un luogo di culto e di una bottega per la produzione di ceramica a vernice nera. Tra l'edifico termale e l'odierno Ospedale anche un quartiere artigianale del quale e stato portato alla luce un complesso di fornaci utilizzate per la cottura della ceramica. Braccano (frazione di Matelica) fin dal Neolitico si e sviluppata la produzione di vasellame modellato a mano, mentre, durante gli  scavi ne centro storico cittadino, sono stati rinvenuti vasellame domestico da mensa e da cucina e maioliche policrome con raffigurazioni di busti femminili, paesaggi, stemmi, decorazioni geometriche e floreali risalenti al periodo medievale e rinascimentale.

  • Archeologia  

    ll territorio è letteralmente disseminato di reperti archeologici datati dal periodo neolitico a quello piceno, da quello romano a quello altomedievale. Punte di diamante di queste collezioni i musei archeologici di San Severino Marche, di Matelica e di Treia. Tra le rarità statue egizie di inestimabile valore legate al culto di Iside, vinaccioli e Globo di Matelica.

    Pinacoteche

    Oltre a tele di maestri d' importanza mondiale, nella Pinacoteca Tacchi Venturi di San Severino Marche è stata ricostruita  un'intera cappellina con le Storie di San Giovanni Evangelista  dei fratelli Salimbeni.  Le pinacoteche di Treia e Matelica hanno valore storiografico oltre che artistico, la raccolta di Palazzo Lori è solo un assaggio dello straordinario patrimonio artistico che offre praticamente in ogni chiesa del territorio.

    Raccolte

    Il Museo Piersanti è il risultato della passione per l'arte ed il collezionismo di un alto prelato matelicese che ha concentrato nelle sale del suo palazzo un patrimonio artistico ineguagliabile per qualità e quantità delle opere.  Dedicato alla musica il Museo Ugo Bottacchiari che raccoglie memorie, manoscritti e composizioni musicali del maestro nato a Castelraimondo, in particolare repertorio operistico e partiture per canto, pianoforte ed orchestra, nonché locandine e foto.

    Musei della Scienza

    A Gagliole il Museo di Storia Naturale e a Matelica il Museo Archeologico offrono anche esperienze didattiche particolarmente interessanti. Fossili e funghi in mostra anche a Pioraco, dove la chicca è costituita dal Museo della Carta in cui si può  ancora assistere alla sua fabbricazione con tecniche medievali.

    Decisamente sui generis l'Accademia Georgica di Treia, dedita nel periodo illuminista agli studi agrari: disponibili bollettini agrometeo e risultati degli esperimenti di estrazione dell'olio dai semi.

    Musei del territorio

    A San Severino Marche ricostruzione di una casa colonica, giardino botanico museo vero e proprio con oggetti, strumenti e attrezzi della civiltà contadina, artigianale e protoindustriale. Attrezzi agricoli anche per la collezione Florindo Ferretti a Gagliole , mentre a Treia si può visitare un atterrato, casa contadina costruita interamente in terra e dotata di arredi originali.

  • arte lettereMarcamontana è legata a doppio filo non solo a Giacomo Leopardi, ma a due grandi scrittori del Novecento che delle loro città di origine hanno fatto il perno di straordinari racconti autobiografici. Dolores Prato, con prosa poetica, in "Giù la Piazza non c'è Nessuno" dà un affresco fotografico dei luoghi e dell'anima di Treia che identifica con l'età d'oro dell'intera sua esistenza. Libero Bigiaretti, poeta e narratore nato a Matelica, pluripremiato e tradotto in varie lingue, ambienta in città il romanzo "Carlone".

  • l teatri storici di marcamontana oltre che da ottimi cartelloni, sono legati da architetture, storia e leggenda.  Due gli architetti di grande fama: Giuseppe Piermarini, cui si deve il Teatro alla Scala di Milano, firma il progetto di Matelica; è di Ireneo Aleandri, autore dello Sferisterio, quello del Feronia.  A Matelica il restauro ha portato alla luce una capanna del V sec a.C. e strutture termali di età Imperiale. Il sipario del Teatro Feronia, disegnato da Filippo Biagioli, rappresenta il tempio sacro alla dea cui è intitolato e che aveva a Septempeda un tempio dove veniva celebrato il rito di liberazione degli schiavi. Ed è proprio un sipario, quello del Teatro Comunale di Treia, gioiello di acustica ed architettura, a raccontare un momento importante  della storia di marcamontana: la sconfitta degli Svevi a Porto Vallesacco.

    Teatro.jpgTreia teatro comunale.jpgPanoramica teatro Feronia.jpgMacerata_Sferisterio.jpg


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