Sabato 19 Ago 2017

I Piani Di Montelago

I PIANI DI MONTELAGO
I Piani di Montelago e il sistema Valle Scurosa - Valle dello Scarzito rappresentano una piccola porzione dell'Appennino umbro-marchigiano compresa tra l'alta valle del F. Chienti e quella del F. Potenza. In quest'area affiorano quasi tutte le formazioni tipiche della successione sedimentaria umbro-marchigiana, dal Calcare Massiccio al gruppo delle Scaglie s.l. Ben evidenti sul terreno sono inoltre gli effetti delle fasi tettoniche deformative compressive avvenute durante il Neogene e di quelle a carattere distensivo sviluppatesi durante il Quaternario. Durante quest'ultimo periodo, infine, risultano molto evidenti le modificazioni del paesaggio provocate dai processi carsici.

 

INQUADRAMENTO GEOLOGICO GENERALE
L'area compresa tra i Piani di Montelago e il sistema Valle Scurosa - Valle dello Scarzito è ubicata all'interno del territorio del comune di Sefro, nell'estrema porzione occidentale della provincia di Macerata, al confine con la regione Umbria. In particolare, essa occupa un settore della dorsale appenninica umbro-marchigiana compreso tra l'alta valle del F. Potenza, a nord, e l'alta valle del F. Chienti, a sud (Fig. 1; AA.VV., 1986). Questo settore, come del resto quasi tutto l'Appennino umbro-marchigiano, è costituito esclusivamente da rocce sedimentarie (Fig. 2; Calamita & Pierantoni, 1993; Deiana et al., 2002). Esso è dominato da un importante elemento morfostrutturale, caratterizzato da una dorsale montuosa di costituzione essenzialmente calcarea e calcareo-marnosa che verso est è delimitato da un'area pedemontana di costituzione prevalentemente marnoso-arenacea (Bacino di Camerino) (Fig. 3; Calamita & Pierantoni, 1993). La prima è costituita da estesi affioramenti di rocce calcaree e calcareo-marnose del Lias inferiore-Oligocene. Dal punto di vista tettonico si tratta di un insieme di pieghe (anticlinali e sinclinali) e sovrascorrimenti di età neogenica, a direzione principalmente da NNW-SSE a N-S, accavallato sugli antistanti terreni dell'area pedemontana lungo il sovrascorrimento di M. Cavallo – M. Primo (visibile in Fig. 1, nella porzione compresa tra Selvazzano e M. Igno; Calamita & Pierantoni, 1993).
Faglie quaternarie, per lo più normali, ad andamento NNW-SSE, dislocano le suddette strutture compressive e costituiscono gli elementi strutturali più recenti, a luoghi attivi, dell'area. Tali strutture possono talora individuare depressioni tettoniche (Piani di Montelago). Nella zona pedemontana (che costituisce una piccola parte della fascia orientale dell'area in oggetto) affiorano le più recenti unità marnoso-arenacee (di età Oligocene – Miocene p.p.) di cui la Formazione di Camerino rappresenta quella più estesa.

VOLUZIONE TETTONICO-SEDIMENTARIA E CENNI DI GEOMORFOLOGIA
Nel Trias superiore l'area umbro-marchigiana occupa la parte più interna (più vicina al continente) di una estesa piattaforma continentale, caratterizzata da un mare poco profondo (da pochi metri a qualche decina di metri) con sedimentazione di natura essenzialmente carbonatica. Questo settore della piattaforma era occupato da bacini costieri e lagune ristrette dove, a causa della lontananza dal mare aperto e dell'aridità del clima, la sedimentazione era alimentata anche da periodiche precipitazioni chimiche con formazione di solfati. Si generano così le Anidriti di Burano (Fig. 2), una formazione carbonatico-solfatica non affiorante, ma riscontrata in profondità nei pozzi eseguiti per la ricerca petrolifera. L'ambiente di mare sottile perdura fino all'inizio del Giurassico (Lias inferiore), dove però la sedimentazione diventa esclusivamente carbonatica in relazione all'instaurarsi di condizioni marine più aperte. In queste condizioni il bentos (la popolazione di organismi che vive sui fondali marini) costituisce la principale sorgente del sedimento (Calcare massiccio, Fig. 2; AA.VV., 1986; AA.VV., 1991; Deiana et al., 2002). All'inizio del Lias medio si verifica un drastico mutamento delle condizioni ambientali, in relazione all'intensificarsi di una tettonica distensiva che, iniziata nel Trias, raggiunge ora il massimo di attività. Le faglie normali frammentano la piattaforma, della quale sopravvivono alcune porzioni dove, per tutto il Mesozoico, perdurano condizioni di sedimentazione di acque basse (Piattaforma carbonatica laziale-abruzzese). Nell'area umbro-marchigiana si instaura, invece, un ambiente più profondo ("bacino umbro-marchigiano") dove la sorgente del sedimento carbonatico è ora costituita dal plancton (gli organismi che vivono in sospensione nelle acque marine) che, dopo la morte, cade a mo' di pioggia sul fondo. Questo nuovo dominio marino è, a sua volta, articolato in zone più profonde ed altre più rilevate ("alti strutturali") raccordate tra loro da faglie distensive, la cui attività, contemporanea con la sedimentazione, continua durante il Giurassico. Si ha quindi una netta differenziazione degli ambienti sedimentari giurassici controllata dalla suddetta attività tettonica. Nelle depressioni la sedimentazione pelagica, cospicua e continua, genera successioni sedimentarie di considerevole spessore (note con il nome di "successioni complete", spesse non meno di 400 m: Corniola, Marne del M. Serrone, Rosso ammonitico, Calcari a Posidonia e Calcari diasprigni), prevalentemente calcareo-silicee. In corrispondenza degli alti strutturali la sedimentazione pelagica è meno abbondante e discontinua nel tempo, così che si formano sequenze calcaree di spessore ridotto (chiamate "successioni condensate": Formazione del Bugarone). Anche le associazioni di fossili riscontrate nelle diverse successioni giurassiche sono tra loro differenti. Le differenze batimetriche tra le aree depresse e gli alti strutturali, non dovevano superare le centinaia di metri. Pertanto, se si considera il modesto battente d'acqua (max. 200 m) in corrispondenza degli alti strutturali (alcuni dei quali addirittura emergevano), le profondità massime non erano molto elevate (AA.VV., 1986; AA.VV., 1991; Deiana et al., 2002). Con La Maiolica si chiude la sedimentazione prevalentemente carbonatico-silicea del Giurassico umbro-marchigiano e si attenuano fino a scomparire le difformità del fondo marino del Giurassico. Con la fine della sedimentazione della Maiolica si registra un incremento del materiale argilloso, così che si passa da una sedimentazione prevalentemente calcareo-silicea ad una calcareo-marnosa fino a marnosa e marnoso-argillosa (detta anche "emipelagica": Marne a Fucoidi). L'argilla proviene dall'alterazione di aree emerse, probabilmente lontane dal bacino marino umbro-marchigiano. Lievi differenze di litologia e di spessore nelle Marne a Fucoidi, unitamente alla locale presenza di strati calcareo-detritici, indicano che il bacino di sedimentazione non era, per quanto riguarda la batimetria, del tutto uniforme. Con la deposizione della Scaglia sensu latu le differenze batimetriche dovevano essere più accentuate, come suggeriscono le locali forti concentrazioni di sedimenti calcareo-clastici provenienti da aree più rilevate, ubicate essenzialmente al di fuori del bacino umbro-marchigiano. La sedimentazione cretacico-paleogenica termina con la Scaglia cinerea (AA.VV., 1986; AA.VV., 1991; Deiana et al., 2002). Durante il Miocene inizia una sedimentazione esclusivamente detritica, costituita dai cosiddetti "depositi torbiditici". Si tratta di sedimenti "sin-orogenici", contemporanei cioè alle prime manifestazioni dell'orogenesi che già nell'Oligocene aveva iniziato ad interessare le aree più occidentali dell'Appennino (area toscana). Detti sedimenti, derivanti dall' erosione dei primi rilievi della catena, venivano trasportati da correnti di torbida (grandi frane sottomarine) e depositati in una depressione ("bacino di avanfossa") ubicata subito ad oriente di quest'ultima. Detta depressione passava verso l'esterno, cioè nel "dominio umbro-marchigiano", al cosiddetto "avampaese", area non ancora raggiunta dalla deformazione compressiva e sede, invece, di una sedimentazione in parte carbonatica ed in parte argillosa (rappresentata dal Bisciaro e dallo Schlier). La presente configurazione si è spostata nel tempo verso est, così che settori via via più esterni dell'avampaese sono stati dapprima raggiunti dalla sedimentazione detritica e successivamente coinvolti nella deformazione della catena. Nel Miocene superiore (Tortoniano-Messiniano) la sedimentazione di avanfossa interessa il bacino di Camerino (AA.VV., 1986; AA.VV., 1991; Deiana et al., 2002). La mancanza di depositi marini del Pliocene e del Pleistocene inferiore induce ad ammettere che dopo la fine del ciclo di sedimentazione miocenico l'intero settore di dorsale umbro-marchigiana sia emerso definitivamente; la catena appenninica raggiunge nelle zone in esame i massimi valori di sollevamento nel Quaternario inferiore, per essere poi ancora una volta dislocata da movimenti verticali differenziati accompagnati da fagliazione normale. Si formano così alcune conche tettoniche con sedimentazione lacustre o fluvio-lacustre (come a Monte Lago), che raggiunge talora spessori notevoli. Successivamente (a partire da 700.000 anni fa) l'intera area si solleva ulteriormente e si imposta l'attuale reticolo idrografico, che appare notevolmente condizionato dagli ulteriori sviluppi della tettonica più recente, come è evidenziato da molte anomalie morfologiche, oltreché da indizi geologici. Quasi sempre le dislocazioni recenti riprendono e ringiovaniscono faglie più antiche, con predominanza dei movimenti a componente orizzontale ed obliqua. La sedimentazione, ormai esclusivamente continentale, è influenzata, oltre che dalle più recenti vicende tettoniche, dall'alternarsi di diverse fasi climatiche che si sono succedute durante il Quaternario (AA.VV., 1986; AA.VV., 1991; Deiana et al., 2002; Dramis & Gentili, 2002). Anche l'evoluzione morfologica dell'area è stata notevolmente influenzata da queste fasi climatiche. In particolare le condizioni periglaciali che vi si sono instaurate durante il Pleistocene superiore, hanno lasciato tracce evidenti sui versanti e nei fondi valle. Riferibili a morfogenesi periglaciale sono i detriti stratificati, del tipo grèzes litées o éboulis ordonnés che ricoprono estesamente i versanti calcarei, obliterandone, talvolta completamente, le incisioni precedenti. Sempre a condizioni di clima periglaciale è da ricondurre la genesi delle vallecole secche a fondo concavo (en berceau), riempite di detriti, che si rinvengono diffusamente sui versanti calcarei (AA.VV., 1986; AA.VV., 1991; Dramis & Gentili, 2002). Fenomeni di denudazione per ruscellamento sono dovuti anche al disboscamento ed all'attività pastorale esercitati, soprattutto nel recente passato, sulle dorsali calcaree. Le dorsali calcaree mostrano estese superfici sommitali a morfologia dolce che rappresentano probabilmente i resti frammentari di una «paleo-superfici» sollevata e dislocata. Tali dolci interfluvi passano per lo più bruscamente a versanti generalmente acclivi, spesso regolarizzati. Le differenze litologiche si ripercuotono in differenza di acclività dei versanti. In particolare la presenza di livelli marnoso-argillosi (parte marnosa del Rosso ammonitici e Marne a Fucoidi) intercalati ai calcari, è scenata da rotture di pendio e da spianate oltre che da un brusco raffìttimento del reticolo di drenaggio. Livelli più resistenti (Calcari diasprigni) danno invece origine a spiccati risalti morfologici. Un tipico aspetto è quello del Calcare massiccio s.l. caratterizzato in genere da versanti molto acclivi e da forme rupestri (AA.VV., 1986; AA.VV., 1991; Dramis & Gentili, 2002). Tra le forme carsiche, tipiche delle aree calcaree, quelle superficiali come le doline (Piani di Montelago), sono abbastanza diffuse; notevole sviluppo assumono inoltre le forme ipogee (AA.VV., 1986; AA.VV., 1991; Dramis & Gentili, 2002).

I PIANI DI MONTELAGO
Suggestiva conca intramontana formata da due piani separati e posti a quote diverse: quello superiore è sito a circa 920 m di quota mentre quello inferiore si trova a circa 890 m. Essa è circondata da rilievi appenninici di composizione calcarea (dal Calcare Massiccio alla Scaglia Rossa) che raggiungono la massima elevazione con il M. Igno a 1435 m. La sua origine è da attribuirsi all'attività tettonica di faglie recenti (età prevalente Plio-pleistocenica), collocate principalmente al margine orientale della conca, che hanno prodotto il ribassamento della zona centrale rispetto alle parti rilevate. Si sono create così le condizioni fisiografiche per la formazione di un bacino lacustre, presente ancora in tempi storici e la cui esistenza è registrata anche nei depositi sedimentari sottostanti la piana attuale (attualmente il piano inferiore rimane parzialmente allagato in periodi di abbondanti precipitazioni piovose o nevose,). Il lago veniva parzialmente drenato dai condotti naturali legati ai fenomeni carsici connessi alla natura calcarea del rilievo. Al carsismo si devono la formazione di doline ed inghiottitoi, ben visibili nel piano inferiore e che favoriscono il deflusso delle acque che riemergono a quote decisamente inferiori: all'altezza della Sorgente di San Giovanni (circa 500 m di quota) nella zona di Sefro e all'altezza della Sorgente di Figareto (circa 600 m di quota) nei pressi di Selvazzano (Camerino).La bonifica del piano superiore del lago residuo si deve ai Da Varano, signori di Camerino durante il periodo rinascimentale (XV secolo), i quali fecero abbattere la barriera naturale di roccia (Scaglia bianca) che separava i due piani del lago, effettuando un taglio artificiale attraverso il quale oggi corre la strada e favorendo il deflusso delle acque dal piano superiore a quello inferiore (geomorfo-antropo-sito 5). La bonifica consentì lo sfruttamento agricolo della piana fino a tempi molto recenti (anni settanta dello scorso secolo). Attualmente l'intera area di Monte Lago è utilizzata per il pascolo di ovini e bovini. La conca inferiore è a volte occupata da uno specchio lacustre, variabile durante le stagioni in base all'apporto meteorico. Le parti centrali più depresse si presentano sub-pianeggianti, mentre il raccordo con i versanti è dolce e caratterizzato da scarpate, connesse probabilmente a fasi di espansione e ritrazione del lago, legate al funzionamento intermittente di inghiottitoi o all'abbassamento di soglie, e rimodellate successivamente dall'uomo.
Il piano superiore risulta inoltre molto interessante per via della presenza di strati di torba nel suolo (Sanesi, 1982), ai quali risulta collegato lo sviluppo di una particolare vegetazione palustre. Le specie più significative che si sviluppano in questo ambiente di torbiera, unico nelle Marche, sono Eriophorum latifolium, Epipactis palustris e Carex panicea.Tale ambiente si è ben mantenuto sino agli anni '60, dopodiché con i numerosi interventi di drenaggio e di dissodamento, la sua estensione si è ridotta in modo tale da metterne in crisi l'esistenza.
Grazie allo scarso impatto antropico, l'area è ben preservata e conserva tutto il suo interesse paesaggistico e naturalistico. Vi si possono, inoltre, osservare vasti affioramenti rocciosi che documentano la storia geologica deformativa legata alle fasi tettoniche compressive neogeniche. Ben evidente è il sovrascorrimento di M. Cesito-M.Cimara che realizza l'accavallamento del Calcare massiccio sulla Formazione del Bugarone e sulla Maiolica. Di notevole interesse è infine l'affioramento della zona di deformazione associata al sovrascorrimento di M. Cavallo-M.Primo osservabile lungo la strada che dal Piano di Montelago scende a Selvazzano.

BIBLIOGRAFIA
1. AA. VV. (1986) – La Geologia delle Marche. A cura di E. Centamore e G. Deiana. Studi Geologici Camerti. Volume Speciale, 145 pp.
2. AA. VV. (1991) – L'ambiente Fisico delle Marche. Regione Marche, SELCA s.r.l., 255 pp., Firenze.
3. CALAMITA F. & PIERANTONI P.P. (1993) - Il sovrascorrimento di M.Cavallo-M.Primo (Appennino umbro-marchigiano). Boll. Soc. Geol. It., 112, 825-835.
4. DEIANA G., DRAMIS F., INVERNIZZI C. & PIERANTONI P.P. (1994) - Itinerario n° 9 - Da Nocera Umbra a Cingoli. Guida Geologica Regionale - Appennino umbro-marchigiano, 193-206. BE-MA Editrice.
5. DEIANA G., PIERANTONI P.P., CENTAMORE E. & CANTALAMESSA G. (2002) –Cartografia Geologica – Nota illustrativa. Progetto n. 2 – Zona Sud (Realizzazione della Cartografia Geologica e Geotematica e dei relativi supporti informatici alla scala 1:10000. Regione Marche, Servizio Urbanistica e Cartografia).
6. DRAMIS F. & GENTILI B. (2002) - Cartografia Geomorfologica – Nota illustrativa. Progetto n. 2 – Zona Sud (Realizzazione della Cartografia Geologica e Geotematica e dei relativi supporti informatici alla scala 1:10000. Regione Marche, Servizio Urbanistica e Cartografi
7. PEDROTTI F. (1981) – I Piani di Montelago. In: Regione Marche, Il patrimonio vegetale delle Marche, Assessorato Urbanistica e Ambiente.

 

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