Sabato 19 Ago 2017
Grotte

la rocciaPer essere il più possibile vicini a Dio è necessario allontanarsi dal mondo e dalle sue tentazioni: grotte ed anfratti del territorio sono i luoghi scelti o edificati ad hoc da eremiti (ma anche tagliapietre) siu percorsi e gli insediamenti antichissimi e ricchi di spiritualità dei pastori transumanti. Fu la chiesa stessa a rafforzare questa consuetudine: sostituì a quello del genius loci dei pagani il culto di Michele Arcangelo, puro spirito che aleggia nelle grotte come nei boschi, guerriero che combatte il male insidioso ad ogni passo. Sulle orme di monaci de eremiti si percorrono i sentieri 205 (San Severino) e 229 (Pioraco), si giunge a Valle dell'Elce (Gagliole) per il sentiero 224. e si va alla ricerca dell'atmosfera mistica che permise a Santa Sperandia e Sam Vittorino di vivere in penitenza tra questi calcari.

Grotte di Ponte San Cassiano

Qui, alla base di Colle Arile, è presente un deposito di detriti stratificati di versante, spesso circa 6-8 m, al cui interno si sviluppano grotte.
I detriti stratificati di versante sono costituiti da frammenti calcarei angolosi di forma appiattita, disposti in strati e derivanti dal disfacimento di una “roccia madre” costituita dalla Formazione della Maiolica. La genesi dei singoli strati, ampiamente discussa nella letteratura scientifica, viene messa in relazione con le fasi glaciali e gli ambienti periglaciali che si sono succeduti nell’Era Quaternaria, quando i ghiacci polari si estendevano verso sud ben oltre i loro attuali confini, determinando un generale raffreddamento del clima anche nelle zone temperate, come nell’Appennino. In questi periodi i versanti montuosi erano più spogli di vegetazione e le acque meteoriche che si infiltravano nelle rocce, sottoposte ad intense azioni di gelo-disgelo, disgregavano le rocce stesse gelive (crioclastismo), con la conseguente produzione di abbondanti detriti che scivolavano a valle su superfici nivali per ruscellamento indotto sia dalle piogge che dalla fusione delle nevi.

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Grotta del Gallo e Caverna dell’Orso

Sulla Valle delle Spiante si aprono in quota due caverne piuttosto difficilmente raggiungibili.

La Grotta del Gallo è una breve caverna impostata su una frattura all’interno della parte inferiore dei calcari della Formazione della Corniola e prosegue tramite una fessura molto stretta di breve sviluppo.

La Caverna dell’Orso è invece impostata in una porzione più erodibile sempre della Formazione giurassica della Corniola.

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Grotta dei Fucili

È un breve pozzo con due stretti ingressi, che si apre a quota 855 m sulla cresta rocciosa a Piano del Sasso (versante est di M. Bordaino), in corrispondenza di una frattura della roccia calcarea denominata Formazione della Maiolica. L’interesse della grotta è dovuto principalmente al ritrovamento al suo interno di alcuni vecchi fucili all’atto della sua esplorazione, da cui il nome.

 

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Grotta dietro Valcora

Una breve grotta è conosciuta presso il fondovalle, a 500 m di altitudine, nella valle a monte della frazione Valcora, all’interno dei calcari selciferi giurassici (Formazione della Corniola). La grotta ha due ingressi sulla scarpata che rappresenta il fianco idrografico destro della vallecola.

L’ingresso inferiore è quello più facilmente accessibile; attraverso un piccolo salto dà accesso alla grotta, costituita da una sala allungata con alcune nicchie laterali.
L’altro ingresso si immette dall’alto nella parte terminale della saletta, tramite un salto abbastanza alto.

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Grotta La Callarella

Si trova sul versante settentrionale di Monte Bordaino, all’inizio dello sperone di Pizzo la Croce, che si protende verso la valle del Potenza, a nord. Il pozzo d’ingresso si apre a quota 815 m presso la sommità del dosso, non lontano dai ruderi di un vecchio edificio; nella zona, il pascolo abbandonato si sta coprendo di arbusti, con prevalenza di ginepri, che circondano la zona dell’ingresso. Altre piccole depressioni nel terreno suggeriscono che nelle vicinanze esistano altri pozzi, i cui ingressi sono occlusi dal detrito superficiale.

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Grotta della Botte

Questa breve grotta è una interessante risorgente nel versante settentrionale della dorsale montuosa culminante con il Monte Bordaino, a 650 m di altitudine, all’interno di una valletta che scende verso il Fiume Potenza.

È stata esplorata per ~ 70 m, senza raggiungerne la terminazione ed è costituita da un cunicolo molto stretto, sub-orizzontale, che nella stagione piovosa si allaga ed alimenta un piccolo rivolo d’acqua.
La grotta si apre nella Formazione della Maiolica, affiorante anche nella sovrastante superficie di assorbimento, in cui si sviluppano la Grotta dei Fucili, la Callarella e, più lontano, il Pozzo di Fonte Fragola.

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Travertino Fosso Fiumetto

Interposto tra la Sorgente Roccaccia e la soprastante Sorgente Rocca di Laverino si è formato un corpo di travertino di notevole interesse geologico e naturalistico, dove un tempo, in un ambiente di sorgente e cascata, scorrevano acque fredde sorgentizie fortemente agitate che, molto ricche di bicarbonato di calcio, cedevano anidride carbonica all’atmosfera ed agli organismi vegetali, permettendo la precipitazione del calcare che incrostava tutto ciò con cui entrava in contatto. Il travertino (per la cui trattazione genetica si rimanda alla scheda 3) poggia sulla roccia calcarea della Maiolica, generata in ambiente marino (quando in questo luogo c’era il mare) da circa 145 a 125 milioni di anni fa, roccia scolpita ed incisa dalle acque del Fosso Fiumetto successivamente all’emersione dal mare.

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Travertino e Grotta delle Trote

Sul versante ovest di M. Gista si sviluppa un interessante corpo di travertino contenente all’interno suggestive caverne che, grazie alla forma e dimensioni, all’accessibilità ed alla posizione, hanno avuto nel passato la funzione di riparo per persone ed animali.ì
Il travertino, per la cui trattazione genetica si rimanda alla scheda 3, poggia su sulla roccia calcarea di ambiente marino della Scaglia rossa, precedentemente scolpita dalle acque fluviali del F. Potenza.

Nel travertino, in banconi mal definiti, si alternano livelli fitoermali (livelli autoctoni che si formano per incrostazioni su micro e macrofite che formano impalcature rigide, quali possono essere ad esempio muschi e licheni) piuttosto rigidi e molto porosi e livelli di travertino detritico, sottoforma di sabbie nocciola poco cementate a laminazione piano-parallela, che denotano un ambiente a maggiore energia delle acque; raramente si rinvengono impronte di foglie e gusci. Sono anche presenti ammassi in rilievo senza morfologie caratteristiche.

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Travertino e grotta del Cimitero di Laverino

In prossimità del Cimitero di Laverino si sviluppa un interessante corpo di travertino contenente all’interno suggestive caverne che, grazie alla forma e dimensioni, all’accessibilità ed alla posizione, hanno avuto nel passato la funzione di riparo per persone ed animali.

Il travertino del Cimitero si è formato dove un tempo, nell’Olocene antico, scorrevano a queste quote le fredde acque del F. Potenza; queste, fortemente agitate e molto ricche di bicarbonato di calcio, cedevano anidride carbonica all’atmosfera ed agli organismi vegetali, permettendo la precipitazione del carbonato di calcio che incrostava tutto ciò con cui entrava in contatto. Successivamente il deposito di travertino è stato reinciso dal F. Potenza stesso che ne ha messo a nudo parte della struttura ed il contatto basale con la più antica roccia di origine marina della Scaglia rossa, visibile a valle del Cimitero a circa 9 m di profondità rispetto al piano campagna.

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Travertino delle Prese di Laverino


Lungo la Valle Arpao, a monte di Laverinello, si sviluppa un interessante e suggestivo corpo di travertino di apprezzabile estensione, subito a valle delle emergenze più alte delle Sorgenti Vene del Piano dette anche Prese di Laverino (cfr. scheda 2).

I travertini (dal latino lapis tiburtinus o pietra di Tivoli) sono rocce sedimentarie chimiche ed organogene e possono formarsi da acque calde, i travertini termali in senso stretto, o da acque fredde, denominati nella letteratura anglosassone Calcareous tufa, come quelli presenti a valle Arpao, i quali di seguito chiameremo semplicemente travertini.
I travertini di acque fredde si formano quando le acque stesse, ricche di bicarbonato di calcio, cedono anidride carbonica all'atmosfera ed agli organismi vegetali permettendo così la precipitazione del carbonato di calcio che va ad incrostare ciò con cui entra in contatto; la sottrazione di anidride carbonica è maggiore in corrispondenza di sorgenti o di cascate e rapide, in cui viene agevolata l'agitazione delle acque ed in corrispondenza di una folta vegetazione.

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La Grotta di San Vittorino

GROTTE ED EREMI
Coord. WGS84 N 43° 10' 40,62" E 12° 59' 01,25"
Quota: 473 mt

La Grotta di San Vittorino
Salendo a circa cento metri al di sopra del centro abitato, inerpicandosi su una ripida scaletta, si arriva ad una piccola grotta chiusa da un'inferriata, che contiene un altarino. Si tratta del luogo in cui nel VI secolo si ritirò in penitenza San Vittorino, patrono di Pioraco e fratello di San Severino, patrono e vescovo dell'omonima città. Questa grotticella richiama alla mente analoghi luoghi sparsi per i Monti Appennini in cui si rifugiarono molti Santi eremiti nel Medioevo. Come il fratello si spogliò di tutti i suoi beni per donare il ricavato ai poveri e, per donarsi completamente a Dio ed isolarsi maggiormente dal mondo, si rifugiò nelle grotte di Sant'Eustachio, presso San Severino, dove poi sorgerà un eremo benedettino. Qui cadde vittima delle tentazioni del demonio, che gli apparve sotto le mentite sembianze di una donna tentatrice. Per questo si impose una dura e dolorosa penitenza, lasciandosi penzolare a lungo da un albero con le mani strette sui rami. Divenuto popolare, si sottrasse alle folle rifugiandosi nella grotta di Pioraco, dove morì dopo anni di preghiera nel 538.

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La Grotta della Nottolana

GROTTE ED EREMI
Coord. WGS84 N 43° 10' 07,22" E 13° 01' 20,39"
Quota: 575 mt

La Grotta della Nottulana
Sul versante ovest di monte Primo, circa a 590 metri di altezza, si trova la grotta della Nottulana. Questa frattura, parallela al versante, in passato è stata spesso utilizzata come rifugio e nascondiglio, come testimoniano le tante e antiche iscrizioni. A testimonianza di questo ci sono anche molte storie e leggende locali che parlano dei periodi in cui fu utilizzata come rifugio. In particolare, una poesia di Zelo Tamagnini, ci ricorda un personaggio di nome Leonida, un giovane che vi abitò per molto tempo, ma che poi scomparve, distrutto dal dolore di un amore non corrisposto.

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