Domenica 20 Ago 2017

Giardini pubblici

Notizie storiche

La proposta di ampliare il pubblico passeggio presso il Campo della fiera occupando un'area del campo Idonico, zona destinata fin dal tardo medioevo alla fiera del bestiame, risale al 1871, quando il giovane assessore, poi sindaco, Giuseppe Coletti presentò un progetto per il giardino pubblico. Si voleva dotare la città di un parco dove anche il popolo oltre la piccola borghesia poteva trascorrere il suo tempo libero, al pari dei grandi giardini storici delle ville patrizie.

Individuata la perimetrazione, l'amministrazione dovette decidere tra quattro progetti, giunti due da Roma ad opera di Emilio Ritter, uno da Firenze dallo studio dell'architetto Antonio Cipolla ed un ultimo dal sanseverinate Caccialupi Olivieri. Venne approvato quello giunto da Firenze, disegnato da uno specialista di giardini fiorentini. I lavori iniziarono già nel 1872, con l'acquisto dei diciotto sedili in pietra e delle numerose piantine di magnolia, cedri, piante di eucalipto, palme, sequoie, lecci, acacie, cipressi, ippocastani, frassini, tassi, aceri, ligustri, pini d'Aleppo ecc. Le piante oggi ultracentenarie possono ancora vedersi in buono stato.

Descrizione

Risulta ben conservato l'impianto planimetrico del progetto, seppur alterato in alcune sue parti: dall'ingresso segnato dai quattro pilastri a finte bugne si dipartono tre viali, il laterale destro che costituisce la romantica passeggiata, il sinistro che raggiunge un'area destinata ai giochi e quello principale rettilineo centrale che struttura le piazze del giardino. L'asse mediano si apre in una prima piazza ad ospitare la vasca circolare dei pesci, in un secondo slargo destinato ad accogliere gli spettacoli della banda musicale, in un terzo che in origine ospitava una fonte, per terminare nel fondo ove era ubicato il chiosco in ferro di fine ottocento, la neviera e la serra, l'area ospitava i famosi garden-party della città, le strutture vennero abbattute nel dopoguerra e sostituite qualche decennio dopo da altre strutture funzionali all'intrattenimento. Il parco venne arredato con sedili in pietra e vasche in pietra pomice dall'aspetto romantico e naturalistico, oggi ne rimangono due. Fu commissionata anche la statuaria ornamentale, che gli amministratori di allora vollero assimilare ai busti del giardino romano del Pincio, busti commemorativi posti sulla collinetta artificiale ubicata a lato destro della prima grande vasca, nello specifico vennero realizzati il monumento a Bartolomeo Eustachio, in seguito trasferito nella piazza e sostituito con quello del Garibaldi, copia del busto di Ercole Rosa fatto per il Pincio, ma realizzato da suo fratello Sestilio. A destra dell'ingresso la cittadinanza eresse la stele a Giuseppe Coletti con il suo bronzeo ritratto.

arch. Debora Bravi

Bibliografia

G.PIANGATELLI, Il giardino pubblico di San Severino Marche, in "Studi Strorici Maceratesi", XXVIII (1994), pp.233-245.

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