Domenica 20 Ago 2017

Oratorio del Corpus Domini (inizio XVI sec.)

La Confraternita del Corpus Domini fu eretta a San Severino nel 1513, successivamente nel 1543 venne aggregata a quella di Roma di Santa Maria sopra Minerva. L'Oratorio fu costruito a fianco del campanile di Sant'Agostino, ponendo la facciata quale sfondo prospettico della piazza, al capo opposto della torre dell'orologio. Si conosce da antiche descrizioni che al preesistente fronte era anteposta una loggia, ornata dal prezioso portale che ancora oggi si vede, sormontato da frontone a timpano dotato di preziosa decorazione a modellato plastico in pietra, con finestrone lunettato utilizzato per benedire il popolo che restava fuori per le ristrette dimensioni della chiesa. Gli eleganti ornamenti intagliati, in parte simili a quelli del coevo portale del santuario del Glorioso realizzati su disegno dell'arch. Rocco, sono stati attribuiti a Giovanni di Piergiacomo, allievo dell'Indivini. Nel 1810 il piccolo edificio divenne sede del sacro Monte di Pietà, istituito per ordine del viceprefetto del dipartimento del Musone, e la Confraternita del Corpus Domini o SS. Sacramento si trasferì nella vicina chiesa di San Giuseppe. Il Monte di Pietà, come riporta lo storico locale Ranaldi, venne istituito nel 1469 in altri locali della città, prima di esser trasferito nell'oratorio era sotto il palazzo di Francesco Pio Margarucci in via Garibaldi. L'attuale facciata venne ricostruita nel 1812 a cura del cavaliere Giovan Battista Collio su disegno dell'architetto Giuseppe Lucatelli di Tolentino, il quale, per volontà del saggio committente, reintegrò nella nuova muratura il preesistente portale.

La cortina laterizia venne eseguita con la tecnica dell'arrotatura dei mattoni. L'interno è diviso su due livelli, il superiore dalla fine dell'800 venne adibito a sagrestia della chiesa di Sant'Agostino, mentre il sottostante è attualmente occupato dalla Caritas. Si riporta la minuziosa descrizione ottocentesca della facciata scritta da Giuseppe Ranaldi nelle sue "Memorie di Belle arti": "... due piedritti che terminano lateralmente la facciata sorgono sopra una bella cornice in pietra di travertino composta da un piano di gola dritta, tondino e listello, che sagomandosi in cavetto (od imoscapo) forma il nascimento dei piloni suddetti, cui serve di base uno zoccolo pur'esso di mattoni che seconda con la linea inferiore l'inclinazione della strada. Cotesti piloni non hanno veruna cornice di finimento, ma sorreggono un architrave orizzontale sopra cui si apre una fenestra rettangolare immediatamente alla quale sporge la cornice ammodernata con modiglioni, ed altre modanature, le quali reggono il frontespizio triangolare nel quale giudiziosamente l'architetto Giuseppe Lucatelli soppresse i modiglioni della cornice ispirandosi forse nel magnifico esempio che se ne ha nel romano tempio di Minerva, che si vede tuttora nella piazza maggiore di Assisi. Su i piloni mentovati sono due lastre incorniciate per iscrizioni sorrette da due mensole a gola rovescia e coronate da una piccola cornice sovra cui evvi un finimento semicircolare nel quale è ripetuta la cornice stessa che racchiude le lastre indicate. E questi piloni e l'architrave che sopportano, formano un'aggetto di pochi centimetri da un secondo piano che è foggiato a semicerchio con archivolto sagomato come l'aletta che lo sostiene e che rammenta il gusto del secolo in cui si compie il moderno restauro. Nei triangoli mistilinei situati in questo secondo piano sono incastrati due ornamenti vaghissimi e diversi l'uno dall'altro scolpiti in basso a mezzo rilievo con finitezza ammirabile e gusto purissimo, opera della prima metà del sec. XVI. Rappresentano questi ornamenti vasi con frutta, svariati fogliami e fiori fra i quali evvi un bucranio. Il terzo piano di questa facciata limitato dalle alette, ed arco descritti, è decorato da una porta rettangolare con pilastri e capitelli intagliati sui quali è una trabeazione per quel che sembra moderna, con sopra un piano rettangolare coronato da frontespizio e decorato lateralmente da cartelle rovesciate, entro il quale piano è incastrato un avanzo di scultura che appartiene alla fabbrica primitiva rappresentante due angeli librati sulle ali e sorreggenti un calice con l'ostia, simbolo del SS. Sacramento. I pialstri la cui base è composta del plinto di un toro e di una cimbia che superiormente ha il listello più alto di quello sovria essere e che forma l'imoscapo, hanno il capitello di maniera composita dissomigliante fra loro con gentili volute nascenti dal mezzo del vaso, e maschere, e frutta e fiori e foglie di acanto sulle diagonali. La faccia di essi pilastri ha uno sfondo entro il quale sono scolpiti svariatissimi ornamenti di maschere di teste di leoni, di mostri, di frutti, di vasi, di faci, di tabelle, e di altre tante cose che usavano mescolare insieme con poco giudizio talvolta ma con bellissimo garbo i scultori di ornati del secolo XVI ...".

arch. Debora Bravi

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