Giovedì 17 Ago 2017

Palazzo Collio

Notizie storiche

Il palazzo rappresenta un rilevante esempio di dimora signorile di fine settecento, un centro di rappresentanza cittadina, un polo di attrazione culturale che si sviluppò grazie all'attivo mecenatismo del conte Giovan Battista Collio, al fiorente clima intellettuale che seppe creare attraverso la sua ospitalità e i suoi molteplici rapporti con importanti letterati ed artisti dell'epoca. Si ricorda che il conte riuscì ad aprire una zecca a Sanseverino su concessione di papa Pio VI. Per risalire alle origini del palazzo si leggono nelle delibere consiliari alcune richieste di edificazione dei Collio: nel 1760 l'arcidiacono Francesco Saverio Collio chiede di poter costruire una fabbrica appoggiata alle mura vicino alla porta della Boccetta; nel 1783 si trova una seconda richiesta da parte di Giovan Battista Collio per poter ampliare la propria casa a valle dell'Oratorio del Corpus Domini fino alle mura urbane, ricostruendo la facciata e chiudendo in tal modo il passaggio pubblico interno alle mura.

Il comune accordava esigendo in cambio di ripristinare il percorso pubblico a confine con l'Oratorio, di maggiore larghezza e di ornare con molte aperture il fronte dinnanzi a tale via, così da diminuire la pericolosità del vicolo che rimaneva costretto fra due alti edifici. Al 1785 risalgono i lavori che ridussero il palazzo nelle attuali forme, ultimato l'ampliamento sappiamo che il conte Giovan Battista Collio si preoccupò di arredarlo con fasto, circondandosi di bravi decoratori ed artigiani, acquistando mobilio prestigioso e commissionando importanti tele ai più noti pittori del tempo, come il Berger, il Pozzi e il Nocchi, che ben potevano rispecchiare lo splendore e l'importanza della famiglia Collio. Nel 1830 moriva Giovan Battista Collio, che lasciò il proprio cognome per disposizione testamentaria al giovane Severino Servanzi; successe quindi il figlio di lui Giuseppe ed il nipote, altro Giovan Battista, con il quale si è estinta la famiglia Servanzi Collio. Di recente il palazzo è stato oggetto di un'asta, della prestigiosa casa Semenzato, che lo ha purtroppo spogliato di tutto il suo arredo. L'evento suscitò clamore e sdegno da parte dei cittadini, tanto da indurre il municipio a sollecitare una notifica da parte del Ministero per interrompere la vendita degli arredi.

Esterno

Il complesso residenziale è costituito dal corpo principale del palazzo, di forma chiusa e parallelepipeda, alto quattro piani su cui svetta una graziosa altana loggiata, e a cui è annesso ad ovest una corte porticata. Il cortile ha il suo ingresso a nord lungo la strada comunale, è delimitato a sud da un'ala aggiunta della stessa altezza del palazzo e ad ovest da un volume minore, che costituisce un ulteriore avanzamento verso occidente ad inglobare il preesistente cimitero. Sul volume compatto del palazzo, leggermente vibrato dal chiaroscuro della facciavista, si aprono tre livelli di finestre, disposte lungo la facciata principale su otto distanziate colonne, più ravvicinate lungo il prospetto sud (per i motivi di cui sopra); la file centrale è ornata da frontoni a timpano alternati a curvilinei. Prosegue lungo via delle mura occidentali l'ala aggiunta che si differenzia e caratterizza per le particolari aperture, gli occhioni ottagonali posti in asse alla prima fila di finestre. L'ingresso principale al centro della facciata lungo via Nazario Sauro è segnato da un riquadro a rilievo in bugnato lapideo, ove è posto il serramento, coronato da una raffinata rosta in ferro battuto con stemma araldico della famiglia.

Interno

Dal portone si accede ad un atrio voltato, un largo corridoio ai cui lati si aprono tre portali per parte (alcuni falsi per rispettare la simmetria) e nel cui fondo, in asse è ubicato il cortile, a sinistra sale invece il monumentale scalone a rampe alternate, munito di preziosa balaustrata in pietra gessina, di accesso ai piani superiori residenziali. L'atrio e lo scalone costituiscono due spazi museali, arricchiti dalla prestigiosa collezione di reperti archeologici del conte Severino Servanzi Collio. Al piano nobile è ubicata la sacra cappella dove è custodito il corpo di S.Urbica martire, proveniente dal cimitero di Priscilla. La distribuzione degli spazi ai vari livelli è costituita da infilate di sale e saloni affrescati. Il soffitto della sala da pranzo, l'importante sala dell'Aurora, in origine decorata da prestigiose tele e dal "ratto d'Europa" dell'Albano, raffigura il cocchio dell'Aurora trainato da possenti destrieri, ad imitazione del dipinto del Guercino in villa Ludovisi a Roma; il salone delle danze conserva, oltre un fastoso arredo, i dipinti del Labruzzi, paesaggista neoclassico. Di recente il cortile porticato e gli spazi voltati circostanti sono stati oggetto di un accurato restauro, su committenza dell'attuale erede Ilde Manetta. Il cortile e le strutture che vi prospettano sono state rifunzionalizzate per ospitare eventi culturali, mostre e sedi di associazioni.

arch. Debora Bravi