Domenica 20 Ago 2017

Borgo di Fontenuova (XIII sec.)

Già dal XIV sec. crescono e si differenziano, nei pressi dei due ponti di Sant'Antonio e di San Severino, tre borghi extramurari: Fontenuova fuori il ponte di San Severino, Cesalonga e San Paolo nei pressi del ponte di Sant'Antonio. Dalla veduta a volo d'uccello della città nella seicentesca rappresentazione del Divini si osserva che la borgata Fontenuova, il cui nome trae origine dall'antica fonte ivi costruita, era cinta da un perimetro murario di forma rettangolare, al centro dei cui lati erano posti grandi archi d'ingresso per i quali passavano due strade, la via romana di Septempeda, diverticolo della Flaminia che da Nocera Umbra conduceva fino ad Osimo, e trasversalmente la via dei Castelli, d'ingresso alla città di Sanseverino proveniente dai numerosi castelli posizionati a nord del territorio comunale. Il piccolo borgo, ubicato all'estremità opposta del ponte rispetto al duecentesco insediamento dei Crociferi, ospizio di pellegrini e viandanti, era caratterizzato anch'esso, per via della sua posizione strategica al centro di uno snodo viario, da un'intensa attività di tipo ricettivo per il ristoro e l'alloggio dei viaggiatori.

Si suppone, considerata l'origine romana del ponte, che fin dai tempi romani vi fosse stata già nel sito una stazione di posta per cavalli e che fin dal Duecento il borgo avesse già preso forma in un agglomerato di case disposte lungo la crociera viaria. Fin dal XII sec. l'area lungo il fiume dovette costituire lo scenario di un'intensa attività molitoria legata alla cultura alimentare del binomio grano-olio ed alla vocazione agricola del territorio, i mulini idraulici furono di proprietà delle abbazie benedettine fino alla fine del XIII sec., a tale periodo risale anche un atto d'archivio del 1298 attraverso cui il Comune acquistava il castello di Elcito e concedeva all'abate del monastero di Valfucina di poter costruire delle case extra portam qua itur versus pontem Sancti Severini. L'energia idraulica del fiume veniva utilizzata per far girare le ruote di diversi mulini a valle del ponte, mulini da grano e qualche folla per panni; una segheria, una cartiera ed un maglio erano ancora presenti a metà del XVII sec. La denominazione che si aveva dell'antica fonte come "fonte delli Giudei" già prima del XVII sec. denuncia la presenza di alcune famiglie ebree, che vivendo nel borgo riuscivano senz'altro a trarre maggiori vantaggi per i loro commerci e per i loro prestiti sopra pegno; attività che durò, tollerata e protetta dalle autorità, fino all'istituzione del Monte della Pietà nel 1554, dopo di cui gli ebrei dovettero lasciare la città. Da una descrizione settecentesca del borgo si legge che dentro il recinto erano dislocate comode ostarie, ed alberghi per forastieri, con case, e botteghe di tutte quelle arti, che possono aver bisogno i passeggeri, con una fontana di perfettissima aqua. A lato dell'Arcus Barberinus posterior, attraverso cui si entrava nel Borgo dalla direzione di Macerata, vi era l'antica chiesa intitolata a S.Maria di Chiaravalle, scoperta casualmente, secondo la narrazione storica locale, nel 1208 come una piccola chiesa con un immagine della Vergine alla "maniera greca", immersa in una fitta boscaglia, quindi ripulita e liberata dalle radici, dall'intrico di rami e dall'edera, il luogo ne ricevette tale luminosità e chiarore, da prender poi il nome di Madonna di Chiaravalle; alla parte opposta sorgeva l'Arcus Card. Valentis, mentre l'Arcus Barberinus era situato al termine del ponte di Sanseverino.

Bibliografia

R. PACIARONI, O. RUGGERI, San Severino Marche: Contributi per una storia da rifare, in «Quaderni di Miscellanea Settempedana», S. Severino Marche, 1981. R. PACIARONI, I ponti nel sistema viario sanseverinate del XV sec., in «Atti e Memorie della Deputazione di storia patria per le Marche», LXXXIX-XCI (1984-1986).