Domenica 20 Ago 2017

San Lorenzo in Doliolo (XI sec.)

Notizie storiche

La tradizione storiografica vuole che l'antica basilica, documentata dall'XI sec., sorgesse fin dal VI sec. sui resti di un antico tempio pagano dedicato alla dea Feronia, la cui esistenza sembra peraltro confermata da alcune iscrizioni lapidee trovate nell'agro settempedano; anche il toponimo convalida l'ipotesi di tale continuità con il mondo romano: i monaci benedettini usavano infatti distribuire durante le feste religiose delle orcette romane, chiamate doliola, rinvenute nel sito stesso. Tra l'XI e il XII secolo venne realizzato il complesso benedettino che probabilmente riutilizzò la cripta della struttura originaria. L'abbazia benedettina, posta ai piedi del colle, fu uno dei maggiori centri di vita religiosa ed economica, che originò nel suo intorno nuclei abitativi, come l'antica rocca della Galetta, agglomerato di case poste vicino l'ingresso della chiesa, disposte a costituire una piccola fortificazione. Nel XIX sec. Alberico Amatori, erudito locale, avanzò l'ipotesi che anche il castello di San Severino potesse essere di origine monastica, un borgo fortificato costruito come rifugio ai lavoratori delle campagne dei monaci. Il più antico documento del monastero risale al 1119.

Dalla fine del XIII sec. iniziano le prime difficoltà economiche, per la perdita dei numerosi mulini e la crescita del potere comunale, nel 1393 S.Lorenzo incorpora l'abbazia di Sant'Eustachio e nel 1438 si uniscono le tre abbazie di S.Lorenzo, S.Eustachio e Rambona con un unico abate commendatario, nel 1728 il pontefice le affida al vescovo di San Severino. Nel 1625 mons. Ceuli, abate commendatario ampliò la chiesa superiore o presbiterio rimuovendone le colonne allineate alle sottostanti della basilica e ne ampliò le finestre. Prolungò il sotterraneo verso oriente costruendo nuovi muri e due colonne per il sostegno della soprastante aula. Un importante restauro della prima metà dell'800 sostenuto dal cittadino Severino Servanzi Collio riportò in luce la preziosa cripta altomedievale, ridotta a deposito di cementi per averne chiuso l'accesso con la costruzione nel 1526 della cappella ipogea di Santa Filomena; vennero così scoperti e salvati gli importanti affreschi ad opera dei fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni, presenti anche nella sovrastante sagrestia, ex refettorio.

Descrizione architettonica

Alla chiesa si accede per mezzo di un nartece, attraversando un fornice a sesto acuto, ricavato alla base di una torre campanaria anteposta in epoca trecentesca all'originario fronte. Al suo interno si ammira, quasi costretto, l'antico e bel portale in pietra arenaria, a triplo archivolto a tutto sesto romanico, che immette nella basilica benedettina. L'ampio spazio basilicale si compone di tre navate di cui la centrale a maggiore altezza, di lunghezza pari a cinque campate coperte da volte a crociera, sostenute nel mezzo da possenti colonne lapidee circolari. Nel fondo un'ampia scalinata centrale raggiunge il presbiterio sopraelevato. La torre campanaria romanico-gotica mostra pregevoli bifore trilobate della cella campanaria, quest'ultima, interamente in cotto, si divide dal corpo inferiore mediante la tipica sequenza di archetti pensili; maggiore complessità del sistema costruttivo si riscontra nella parte basamentale, costituita da tessitura muraria in conci di pietra bianca con andamento a scarpa per la parte inferiore e da superficie in mattoni per la superiore. L'interno della chiesa con orientamento est-ovest è distribuito su tre livelli: la basilica, il presbiterio e la cripta. Lo spazio basilicale, interamente costruito a regolari ricorsi di conci calcarei squadrati, è separato in tre navate da dieci possenti colonne cilindriche a capitelli cubici, questi sostengono le arcate su cui s'impostano le volte a crociera di copertura delle dodici campate laterali, mentre una volta a tutto sesto copre la navata centrale in origine a semplice incavallatura lignea. Al termine della navata centrale si innalza la scalinata di accesso alla chiesa superiore, mentre due scalinate simmetriche al termine delle due navate laterali conducono alla cripta. La cripta è a sua volta suddivisa in due nuclei appartenenti a due epoche successive, la primitiva a tre campate su arconi a tutto sesto e abside nel mezzo risalente alla probabile costruzione pagana dell'VIII-IX secolo e quella medievale, ubicata all'estremità, a sei volte a crociera con coro.

Opere

Sulle pareti della basilica sono poste lapidi commemorative a memoria di Virgilio Puccitelli segretario del re di Polonia, Sebastiano Pellico, castellano di Ferrara e del poeta Ludovico Lazzarelli morto nel 1500. Il monumento marmoreo alla memoria della marchesa Marianna Tinti Luzi fu innalzato nel 1842 dallo scultore romano G.Bisetti. All'ingresso nella navata di sinistra si ammira il Battistero marmoreo del 1572 realizzato con elementi di recupero di età romana. Dei sei altari che ornavano le pareti oggi rimane solo una copia della pala del terzo altare a destra, raffigurante la Natività di Lorenzo d'Alessandro, originale esposto dal 1972 in Pinacoteca. Lo spazio superiore della basilica, vedeva in origine la prosecuzione del colonnato delle tre navate, nel 1625 eliminate per dare maggior spazialità alla chiesa. Di particolare pregio l'antico Crocifisso della chiesa di Sant'Eustachio di domora collocato a sinistra dell'altare entro un tabernacolo ligneo ad opera di Venanzio Bigioli, la cappella dedicata a Santa Filomena, con il corpo della vergine settempedana. Nel primo ambiente della cripta sono presenti gli affreschi più antichi, nel secondo ambiente si ammirano gli affreschi dei Salimbeni: un Sant'Antonio abate seduto, un San Giorgio nell'atto di uccidere il drago, ed un santo vescovo; nelle colonne i santi Severino che tiene il castello, S.Giacomo apostolo e S.Niccolò. Nella volta della navata a sinistra si osservano le belle immagini monocrome di Lorenzo Salimbeni narranti scene di vita di S.Andrea apostolo, in quella di destra non si conservano figure, per la posizione della parete verso monte. Nell'intradosso dell'arco che conduce alla piccola cappella di Sant'Andrea sono dipinte due scene del santo alle prese con il demonio. Altri preziosi affreschi furono realizzati dai Salimbeni nelle 4 unghie della crociera, raffiguranti il martirio di S.Andrea; nella prima scena si vede Sant'Andrea in carcere in una strana gabbia di legno davanti alla prigione, nella seconda un gruppo di soldati si avvicinano alla prigione e 4 uomini portano la croce, nella terza vela è raffigurata la crocifissione del santo, nella quarta si osserva la deposizione del santo dalla croce. Nella sagrestia dell'ex refettorio sono visibili ad opera dello stesso Lorenzo Salimbeni l'affresco centrale del 1407 raffigurante la Crocifissione e diversi Santi, ed altri affreschi monocromi. Nella sacrestia esistevano i reliquiari del pontefice Celestino V donati alla chiesa abbaziale di San Lorenzo dal canonico D.Francesco Lauri, già abate dei monaci certosini, ordine fondato dallo stesso papa, oggi custoditi in Pinacoteca comunale.

arch. Debora Bravi

Bibliografia

G.BORRI, Insediamenti benedettini nell'area sanseverinate, in "Studi Maceratesi", XLII (2006), pp. 449-454.

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