Domenica 20 Ago 2017

S.Michele di Domora, poi Sant’Eustachio (XI sec.)

Notizie storiche

Situato ai piedi del monte Mambrica, nel luogo più stretto della gola della cosiddetta valle dei Grilli, rimane dell'antico monastero la chiesa in avanzato stato di degrado e qualche rudere. Il complesso monastico ebbe origine da una primitiva chiesa ricavata nella roccia, sorta nell'alto medioevo come eremo dedicato a San Michele Arcangelo, la prima menzione dell'eremo risale al 1068. La chiesa viene citata come S.Michele Arcangelo di Domora che deriva dal latino domorum, ossia delle case, in riferimento al vicino villaggio di scalpellini che si trovava nella zona. Nel 1103 gli eremiti ottennero dal vescovo camerte Lorenzo la licenza di costituirsi in congregazione monastica e di eleggere un loro priore secondo la regola di San Benedetto. Nel 1171 il vescovo Accettabile dona al monastero la pieve di San Zenone e le sue 14 chiese soggette. L'insediamento monastico per la sua ubicazione lungo l'antica strada che collegava Camerino alla valle del Potenza, a quel tempo molto transitata per il trasporto delle merci (legname, carbone, calce ,pietre grezze e lavorate, in particolare la corniola) e per la transumanza, fungeva anche da ospizio. Nella seconda metà del XIII sec. fu ristrutturato il monastero e ampliata l'attuale chiesa che venne intitolata a Sant'Eustachio, capo delle milizie di Traiano e martire. All'inizio del Trecento, le cattive condizioni statiche del monastero, costrinsero quattro monaci a trasferirsi alla chiesa di S.Niccolò presso un modesto edificio denominato grancia, non lontano dalla porta di S.Lorenzo, vicino all'attuale fonte di S.Nicolò; altri monaci si spostarono a S.Maria delle Macchie vicino Gagliole. Nel corso del XIV sec. invasioni e carestie portarono alla definitiva crisi del monastero che nel 1393 venne unito a quello di S.Lorenzo e i monaci di S.Niccolò si trasferirono all'interno della cinta muraria.

Descrizione architettonica

La chiesa in stile romanico-gotico, del tipo rupestre, posizionata su di uno scoglio sopra l'erta via, è in parte perimetrata da muratura, in conci calcarei ben squadrati e connessi a delimitare il grande vano coperto da crociera costolonata, ed in parte ricavata all'interno della grotta che ingloba. All'interno l'area presbiteriale rialzata di un gradino e corrispondente al vano roccioso presenta una scalinata scavata nella rupe che conduce alle nicchie superiori, tra le quali alcune a forma di edicola, costruite con elementi architettonici, intonacate e probabilmente affrescate. La moderna e monumentale struttura a tabernacolo posta a delimitare l'area dell'altare, risalente al restauro del 1860, ha senz'altro alterato l'aspetto dell'originaria parete presbiteriale, che si presume fosse ricca di dipinti e di cappelle. La facciata a piombo sulla strada è connotata da sei distinti elementi architettonici, in alto e al centro da un rosone circolare, ai lati in posizione inferiore e simmetrica da due monofore trilobate strette e lunghe, da una nicchia a sesto acuto trilobata in asse al rosone e ai lati nella parte inferiore dell'intera facciata da due altre monofore di più modeste dimensioni anch'esse trilobate. Nel prospetto verso monte, dove l'integrazione di un modesto campanile a vela copre una bella bifora ad archi trilobati, è situato l'elaborato portale d'ingresso, protetto da una sorta di vestibolo voltato a botte. All'imposta della detta volta sulla parete a monte sono scolpiti i caratteristici archetti pensili lapidei e sopra un piccolo rosone che mostra nel mezzo raffinati intagli lapidei. Il portale maggiore strombato è decorato da arcate con fogliami d'acanto con cordone a tortiglione nel mezzo. La struttura in muratura della chiesa è distribuita su due livelli, inferiormente si trovano gli ambienti monastici; sotto il portale si apre un corridoio rettilineo che divide due piccole aule verso valle, in parte ricavate entro lo scoglio ed illuminate dalle due monofore del fronte, da un altro ambiente parallelo lungo e voltato disposto verso l'interno della roccia. Detto corridoio sbocca alla parte opposta entro una sorta di terrazzamento sulla roccia, ove si rilevano tracce di precedenti costruzioni addossate alla roccia. Alcune foto di fine Ottocento rendono evidente che la struttura muraria proseguiva oltre la volta soprastante il portale maggiore, qui infatti si presuppone si sviluppasse l'antico monastero. Nel 1855 l'architetto Angelo Angelucci intraprese un approfondito studio sui resti dell'abbazia, affascinato dalle "opere di non spregevole maniera nello stile e di commendevolissima finitezza nella esecuzione"; nel 1855 il conte Severino Servanzi Collio costruì, a proprie spese, ai piedi del fronte un solido sperone, temendo il crollo della facciata; nel 1860 vi fu un ulteriore restauro promosso dall'abate Alberico Amatori. Attualmente la chiesa è in gravi condizioni di dissesto statico, oltre a trovarsi in serio pericolo di crollo, danneggiata dall'incuria e dal tempo, è stata più volte teatro di atti vandalici.

arch. Debora Bravi

Bibliografia

G.BORRI, Insediamenti benedettini nell'area sanseverinate, in "Studi Maceratesi", XLII (2006), p.441-448. R.RANCIARO, La gola di Sant'Eustachio, aspetti naturalistici e storici, San Severino Marche, 1998.