Lunedì 21 Ago 2017

Diotallevi di Angeluccio da Esanatoglia, Crocifissione, Madonna di Loreto e Sant’Antonio Abate, Chiesa della Madonna di Valcora, Valcora

Nell’abside della chiesa della Madonna di Valcora, si conservano gli affreschi attribuiti a Diotallevi di Angeluccio da Esanatoglia o Maestro di Esanatoglia, facenti parte di un più ampio ciclo pittorico andato parzialmente perduto.

Pittore locale attivo nella seconda metà del XIV secolo, si forma nell’ambiente della scuola fabrianese di Allegretto Nuzi e Francescuccio Ghissi. Viene poi in contatto con la corrente figurativa emiliana di Andrea da Bologna diffusasi nelle Marche, da cui trasse una maggiore apertura e consapevolezza naturalistica, nota dominante degli affreschi di Valcora.

 

Al centro della parete absidale è rappresentata la Crocifissione secondo il tipo iconografico del Cristo patiens cioè sofferente, il cui sangue viene raccolto da due angeli; ai lati della croce l’Addolorata e San Giovanni Evangelista in piedi con le mani giunte in segno di preghiera. Completano la scena Sant’Antonio Abate a destra e la Madonna di Loreto a sinistra: quest’ultima è in posizione più bassa e probabilmente è stata realizzata in un momento precedente. Raffigurata al di sotto di un elegante baldacchino sorretto da angeli, quest’immagine è il più antico modello iconografico della Madonna di Loreto, poiché a partire dagli inizi del ‘400 si diffonderà l’iconografia della Vergine rappresentata in volo al di sopra di una chiesa.

Infine sulla parete sinistra dell’abside, all’interno di una piccola rientranza, è raffigurato il Cristo deposto nella forma di Ecce Homo.

Gli affreschi si caratterizzano per l’espressività dei volti e la vitalità dei gesti dell’Addolorata e di San Giovanni, la trasparenza e la raffinatezza del perizoma di Cristo, la resa anatomica, l’intensità dei colori.

Nella ristrutturazione settecentesca le immagini furono pesantemente ridipinte e alla fine del XIX secolo un incendio aggravò la situazione provocando diffusi annerimenti: l’intervento di restauro del 1965 del prof. Arnaldo Mazzanti riportò i dipinti all’aspetto originario. Essi vennero di nuovo restaurati negli anni ’90 da Gianfranco Pasquali. Oggi, nonostante il loro stato frammentario, si presentano in buono stato di conservazione.

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