Venerdì 18 Ago 2017

Chiesa di Sant’Agostino (XII sec.)

Notizie storiche

La chiesa esistente fin dal XII sec. ed intitolata a Santa Maria Maddalena fu ceduta ai frati agostiniani verso il 1260 quando le congregazioni che vivevano negli eremi furono costrette da Alessandro IV a trasferirsi negli abitati. Nel 1473 insieme ai lavori di restauro venne rifatta la facciata come testimonia l'iscrizione sopra l'architrave della porta maggiore, allo stesso periodo si devono i dipinti nella lunetta soprastante il portale attribuiti a Lorenzo D'Alessandro. All'inizio del '500 assunse il nome di Sant'Agostino e nel 1827 divenne Cattedrale. Al 1752 risale il contratto fra i RR. PP. Agostiniani e l'architetto Pietro Loni da Como per la riedificazione della chiesa di Sant'Agostino. Alla metà dell'800 risale gran parte dell'apparato decorativo pittorico e scultoreo: il coro a due ordini, i confessionali e la bussola d'ingresso eseguiti su disegni dell'Aleandri, l'altare maggiore e alcuni laterali decorati da Venanzio e Filippo Bigioli, l'organo e la cantoria; al 1952 i dipinti dell'abside e la decorazione della volta per mano del comasco Conconi.

Descrizione ed opere

All'interno si ammirano all'ingresso una bussola in legno, pregiata opera di ebanisteria su disegno dell'arch. Ireneo Aleandri, scolpito dal Bigioli è invece l'elegante angelo seduto avente in mano gli emblemi episcopali. Nel primo altare a destra dell'ingresso si ammira un bel Crocifisso ligneo. L'altare, già appartenente alla Confraternita di S.Antonio, aveva il quadro del santo anacoreta che ora si trova in sagrestia, dove si trova pure il sottoquadro rappresentante la Madonna del Pianto, meglio conosciuta come Madonna del Cardellino, opera di Filippo Bigioli. Nella secondo altare a destra fu collocata la tavola proveniente dalla chiesa di S.Giovanni di Colleluce della Madonna di Loreto con Santi, dipinta nel 1548 da Antonio e Giangentile figli di Lorenzo D'Alessandro come attesta la sottostante iscrizione. Nel dipinto sono raffigurati ai piedi della Madonna, S.Pietro, S.Giovanni Battista, S.Agostino e S.Martino a cavallo, nell'atto di coprire con il proprio mantello le nudità di un mendicante. Nel 1829 la Madonna di Loreto venne camuffata su commissione del conte Severino Servanzi Collio dal pittore Lucio Tognacci in Madonna del Carmine. L'altare conserva al suo interno il corpo della B.Marsilia Pupelli deceduta nel 1298, rappresentata da Giovanni Silvagni nel relativo sottoquadro, ora in sagrestia. Nel terzo altare a destra si ammira la tela della Santa Maria Maddalena quando le compare il Cristo Risorto, opera del pittore Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, restaurata nel 1979 dalla Soprintendenza di Urbino. Sull'altare è appoggiata un'artistica urna in legno entro cui vi è in terracotta la Madonna della Pietà del sec.XIV , della stessa tipologia di quella venerata alla Madonna del Glorioso, commissionata per sua devozione da Nicola Bruni, patrizio sanseverinate. A lato dell'altare maggiore si ammira l'organo a 42 registri del 1842, opera del perugino Angelo Moretti, intagliato negli ornamenti e nella mostra esteriore della cantoria dall'allievo del Bigioli, Primo Montelli. Nel 1975 è stato restaurato ed elettrificato. Sullo sfondo del presbiterio è posto l'antico e miracoloso Crocifisso ligneo, attribuito alla bottega degli Acciaccaferri, allievi di Domenico Indivini, in precedenza collocato nella cappella del Coro d'inverno poi dal 1974 in Pinacoteca. Un rigoroso restauro operato negli anni settanta del secolo scorso portò alla luce le tracce di un preesistente Cristo deposto, risalente al XIII sec., successivamente modificato dall'Indivini nell'attuale Cristo crocifisso. Sul presbiterio sopra il trono episcopale si ammira l'opera plastica dorata dell'ascolano Domenico Paci eseguita nel 1822 e raffigurante lo Spirito Santo attorniato da nubi e da raggi. La mensa posta al centro dell'area presbiteriale, sostenuta agli angoli da quattro putti, è dipinta a finto marmo e poggia su di un'arca lignea che imita il prezioso porfido orientale, ad opera di Venanzio Bigioli gli fu commissionata nel 1827 ripropone il modello basilicale a forma di gran tazza colorita a porfido. Il coro a due ordini in legno di noce con le specchiature in radica di pioppo, su disegno dell'Alendri, cui si devono pure i disegni dei confessionali. A sinistra dell'altare è situata la cappella del Santissimo Sacramento, fatta edificare dal cav. Giovan Battista Collio, quando la chiesa venne eletta a Cattedrale. Sull'arcata d'ingresso si ammira la grandiosa tela del 1844 dipinta da Filippo Bigioli rappresentante la Vergine Immacolata, S.Agostino, il protettore S.Severino e S.Pacifico, al suo interno sopra l'altare decorato da angeli, eseguito su disegno di Wulman Ricottini nel 1952, si vede L'ultima cena di Francesco Ferranti, le decorazioni sono dell'Adami del XX sec. La cappella successiva, dei sig.ri Marchesi Luzi, ha sopra l'altare il dipinto di Filippo Bigioli, raffigurante la B.Marchesina Luzi genuflessa, vestita da suora eremitana, in adorazione della Vergine con bambino, intorno S.Agostino e S.Monica. Alla base è scolpito lo stemma gentilizio con due putti. Segue la cappella del Coro d'inverno al cui centro vi è il battistero della metà del XX sec. di Wulman Ricottini il gonfalone della Madonna del Soccorso di Bernardino di Mariotto da Perugia del 1509 entrambe collocate oggi in Pinacoteca. Nell'ultima cappella di sinistra è collocata la statua della Madonna dei sette dolori, già venerata nella chiesa di San Giovanni. All'interno della sagrestia, ricavata nel 1838 all'interno degli spazi sopra l'aula del Monte di Pietà, si ammirano: la Madonna Addolorata, opera di Giovanni Loreti da Fabriano, prima posta nell'ultima cappella di sinistra; l'antica e devota immagine della Madonna di Costantinopoli, in origine posta nella chiesa di S.Rocco; la copia del celebre quadro del Pinturicchio, raffigurante la Madonna della Pace, realizzato da Domenico Berardi da Corinaldo su commissione di Severino Servanzi Collio e dalla sua erede contessa Anna Maria Pagani, donata alla chiesa nel 1980; il Busto in argento di San Severino realizzato dall'orafo romano Sante Lotti nel 1659, su una base a forma di nuvolata in lamina d'argento del 1823. Fino al 1970 vi era depositato l'Archivio Capitolare poi trasportato nel palazzo Vescovile.

arch. Debora Bravi

Bibliografia

Sculture e arredi lignei nelle alte valli del Potenza e dell'Esino, a cura di Maria Giannatiempo Lopez, Milano, 2006.
R.PACIARONI, Il culto lauretano a San Severino Marche, San Severino 2005.

 

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