Domenica 20 Ago 2017

Pieve di S.Maria già S.Severino di Settempeda (VI sec., XI sec.)

Notizie storiche

La continuità storica dell'antica città romana di Septempeda, distante circa due Km dal castello di San Severino, fu assicurata già nel periodo altomedievale dalla presenza nel sito di una Pieve e dalla Gastaldia di Septempeda, citate nel più antico documento (diploma del vescovo Eudo, 944) esistente a San Severino. La tradizione storiografica vuole che la chiesa, documentata sin dall'anno 1061 e ricostruita nel periodo medievale (XII-XIII sec.), come riporta una bolla papale di Gregorio IX del 1228, fosse riconosciuta come l'antica cattedrale di Sanseverino dove fu sepolto il corpo del Santo Patrono nel 545. In seguito alle invasioni barbariche del VII sec. e a quelle successive del IX sec.

dei Saraceni la popolazione decise di abbandonare il sito per rifugiarsi sul colle del Monte Nero su cui sorgerà il castello di San Severino. Al trasferimento degli abitanti seguì il solenne trasporto del Santo nella chiesa di Santa Maria al Castello. Da una planimetria del 1643 (acquaforte pubblicata in G.B.Cancellotti, Vita di San Severino, 1643), che si presume rappresenti la forma della chiesa rifondata a metà del '200, si deduce la grandezza dell'originaria pianta basilicale, di larghezza venticinque metri e lunghezza trentanove. Si legge un interno a tre navate, divise da quattro colonne scanalate per lato, di lunghezza pari a cinque campate ed unico abside semicircolare a sfondo della navata centrale; tra la seconda e la terza campata di destra il disegno riporta la cappella dove era posto il corpo del Santo con rappresentazione del suo alzato, ad arco acuto su colonne sormontate da elaborati capitelli corinzi, probabilmente anch'esse vestigia dell'antica Settempeda. A metà del '600, per questioni legate alla pericolosità della struttura, già si demoliva la navata laterale a settentrione e si riduceva la lunghezza verso occidente, successivamente nel 1694 si rimuoveva la navata laterale a meridione. Nel 1832 venne di nuovo diminuita la lunghezza della chiesa ed eseguiti lavori di restauro.

Descrizione architettonica

All'esterno la chiesa è stilisticamente connotata dal volume absidale romanico, ad andamento poligonale, ritmato da una sequenza di lesene, sui cui segmenti si aprono simmetricamente due aperture trilobate in pietra calcarea, e dal volume parallelepipedo longitudinale della navata centrale rimasta, coperto da tetto a capanna. Sono evidenti lungo le pareti longitudinali esterne le tre arcate a tutto sesto tamponate che in origine comunicavano con le due navate laterali distrutte; incastrate nella tessitura rimangono quattro colonne laterizie per lato, dalla caratteristica sagoma in pianta polilobata, con capitelli e base in pietra gessina. Il semplice fronte a capanna, dotato solo di una piccola porta d'ingresso, documenta per la sua semplicità e per la mancanza di un portale, il taglio in lunghezza della chiesa che la privò delle due campate terminali.
Lo spazio interno longitudinale della pieve, ad aula unica, è coperto da capriate lignee, termina nell'abside esagonale coperto da semicupola costolonata su peducci; le due monofore trilobate si aprono sul secondo e quinto segmento dell'abside. Le continue infiltrazioni d'acqua e i cedimenti dell'abside portarono alla decisione del distacco degli affreschi, avvenuto negli anni 1961-1965.

Opere

Restano alcuni affreschi nelle pareti dell'abside risalenti al primo quattrocento: un Sant'Antonio Abate ed un San Giovanni Battista di Lorenzo Salimbeni, una Madonna in piedi con bambino attribuita al Maestro di Esanatoglia, ed inoltre attribuiti a due anonimi frescanti dal linguaggio tardotrecentesco una Annunciazione, una Vergine in trono con Bambino, una Madonna e bambino in piedi tra due Sante, una Santa Caterina in trono tra due angeli, una Sant'Apollonia, un San Giacomo e una Santa martire con donatrice.

arch. Debora Bravi

Bibliografia

Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino e la civiltà tardogotica, a cura di V.Sgarbi, Milano 1999. R.PACIARONI, Qualche ipotesi sull'evoluzione della Pieve di settempeda, in "Miscellanea SSettempedana", V, 1991, pp. 133-152.

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