Giovedì 17 Ago 2017

Palazzo Consolare (XIII sec.)

Dell'antico palazzo consolare non rimane che un rudere inglobato nel muro dell'orto del monastero di S.Chiara. Il palazzo risale alla prima metà del secolo XIII come documenta la rinnovazione del giuramento di fedeltà al re Manfredi di Svevia del 6 maggio 1263 «in consilio generali, spetiali, credentie et arengo Communis Sancti Severini, in Palatio ipsius Communis, per sonum campane et vocem preconis, unanimiter congregato». Tra le commissioni dei maestri comacini risultano nel 1439 i lavori di riparazione del palazzo di residenza dei consoli e Priori. Sul fronte lungo la via pubblica è posta una lapide che ricorda i restauri eseguiti nel sec. XVI nel palazzo stesso e nelle sottostanti carceri; si riporta di seguito il testo: A.CRISTI MDXXII.SEX.K.AP. / M.V.STEPHANUS SAXOLIN / CONSUL AC D. POMPILIVS VICOLVS COM. PAL. MORIC / ONIVS SANC . F . FRANCIS / STELLANUS NICOL.F.QUA / DRVMVIRI DOMVM HANC / VETUSTATE PENE COLLALENTEM ET / DEBITORVM CARCEREM A TUMULAMI / ANTIS AERE PUB. INSTAURARUNT.

Nella veduta prospettica della città ad opera di Cipriano Divini, eseguita nel 1640, l'edificio è denominato in legenda come Pal. Magistratus. La carta rappresenta il palazzo come un lungo edificio fortificato, probabilmente allora ancora conservato nelle sue originarie forme duecentesche. All'alto basamento scarpato con apertura a fornice si sovrapponeva il fronte su due livelli, all'interno due ali si dipartivano dal corpo principale per suddividere gli spazi del giardino e del cortile; un'ampia recinzione sembrerebbe infatti contenere al suo interno quattro distinti spazi aperti, tra questi vi doveva essere il viridarium o giardino. Nel 1644 vi fu ricavato e adattato lo spazio della chiesa dedicata a S.Francesco di Paola dei padri minimi riformati, i quali si trasferirono nel 1759 presso la chiesa di San Severino al Ponte, come documenta la lapide a memoria di Sulpizia Massarelli trasportata dal palazzo e affissa nella nuova sede al ponte. Il palazzo ospitò fin dalle sue origini una sala teatrale, che nel corso del XVII sec. venne ricostruita secondo il modello ligneo del tipo italiano barocco a forma alveolizzata di palchetti e auditorium; in seguito nel 1747 venne inaugurato il teatro dei condomini nella parte bassa della città e il palazzo consolare perse anche questa funzione. Nel corso del XVIII sec. l'avanzata fatiscenza della struttura medievale, che necessitava di continue riparazioni, unita al fenomeno urbano di progressivo abbandono della città alta per trasferimento verso il fondovalle, condussero alla nuova edificazione di una sede del comune affacciata sulla piazza del mercato e quindi al definitivo smantellamento dell'antico palazzo magistrale nel 1764. L'edificio sempre più in rovina fu successivamente in parte utilizzato come ossario, ce lo testimonia una seconda lapide affissa nel muro di fronte alla via pubblica. Nel 1842 vi fu la completa demolizione ed i materiali recuperati furono utilizzati per ricostruire le mura di recinzione degli orti monastici abbelliti con archi a sesto acuto. L'edificio veniva già vincolato in quanto bene di interesse storico-artistico nel settembre del 1914, ai sensi della L.364 del 1909. Attualmente lo spazio del giardino è inserito all'interno del complesso conventuale delle clarisse, quindi chiuso al pubblico.

arch. Debora Bravi

Fonti d'archivio

Archivio Storico della Soprintendenza, cart. MC 1301, "Palazzo Consolare".