Lunedì 21 Ago 2017

Palazzo dei Governatori (inizi XVII sec.)

Nel 1604 il papa Clemente VIII sottraeva la città di San Severino alla giurisdizione dei Legati della Marca e tre anni dopo Paolo V vi istituiva il Governo Prelatizio, rendendola indipendente dalla Curia maceratese. Il palazzo dei Governatori, eretto nel 1607 per dare dignitosa sede alla nuova autorità Prelatizia, fu ubicato nell'area ove era localizzato il polo amministrativo del borgo di fondovalle, a fianco del "Capo della piazza", costituito dal complesso ospitaliero della Misericordia, sede dell'omonima confraternita, dalla Loggia della Ragion Sommaria e dal Palazzo del Podestà. Il palazzo occupa oggi una vasta area d'angolo con via della Porta Orientale, l'edificio disposto su tre livelli non presenta una struttura muraria unitaria, ma costituita dall'aggregazione di più corpi edilizi. Nella pianta del Divini del 1640, il palazzo risulta infatti di mole ridotta rispetto all'attuale, limitata ad un blocco attorno ad una corte centrale, ben distinto dalla chiesa a nord e dai due successivi corpi coperti da tetto a capanna addossati a sud.

Dalle delibere consiliari del Settecento e Ottocento si conosce che erano situati nel retro del palazzo le Carceri e le rimesse per carrozze. La lunga facciata principale, su due livelli di finestre superiori riquadrate su fascia marca davanzale, si distingue per la ricca collezione di stemmi lapidei a tutto tondo, appesi alle pareti, volti a commemorare le figure dei Governatori che si sono succeduti, al piano terra sono apposte alcune targhe anch'esse a testimonianza della magnificenza del palazzo. Nel corso del XIX sec. a causa dei lavori alla facciata gli stemmi furono rimossi, ma già nel 1852 si decide di ricollocarveli e di rinvenire le iscrizioni. Il portale d'ingresso è posto al centro dell'originario blocco seicentesco, successivamente allungato verso monte, conserva l'antico serramento ligneo entro una ghiera in bugnato laterizio. All'interno si sviluppano gli ambienti rappresentativi dell'edificio: l'androne, coperto con volte a botte e a crociera, la corte verso cui si affacciano gli spazi dell'ampio scalone con prospetto loggiato su due livelli, in stile rinascimentale a tre arcate su pilastri ottagoni. Al piano nobile restano gli ambienti voltati e la Sala dell'udienza con il suo pregevole apparato ligneo d'arredo ed il superbo portale d'ingresso, riquadrato con trabeazione ornata sormontata da timpano curvilineo spezzato. Al terzo piano nel cortile si ammira il caratteristico elemento architettonico del ballatoio ligneo, seppur rinnovato dai recenti restauri, che collegava esternamente l'interno del palazzo alla torre campanaria, impostato su quattro archi pensili e coperto da tettoia, con ringhiera in legno. Dalla raccolta settecentesca delle epigrafi presenti nella città, scritta da Bernardino Crivelli, si conoscono alcuni interni dell'epoca, come la cappella costruita dal mons. Grimaldi, tutta dipinta di armi dei cardinali e dei Governatori, l'appartamento apostolico e quelli superiori, e la grande sala dei Governatori ove erano dipinte nel muro le armi dei pontefici e sotto dei prelati Governatori con riportati il nome, l'anno del Governo e la patria di provenienza. Nella facciata, si legge nella suddetta raccolta, vi erano le armi in pietra sotto le quali erano riportate le iscrizioni, vi erano quelle dei sig. Longini, Montalbani, Berardelli, del pontefice Paolo V, dei mons. Ciampoli, Macolani, Carafa, Tandemaria, Agostini. Attualmente il piano terra è adibito ad uffici amministrativi, i piani mezzanino e primo a sede di tribunale e deposito bibliotecario, il terzo a biblioteca comunale.

Biblioteca comunale

La biblioteca comunale di San Severino fu istituita nel 1833 per volontà del cultore di storia locale Giuseppe Ranaldi, che esortò il gonfaloniere Germano Margarucci ad acquistare l'importante Libraria della famiglia Cancellotti, nella quale era confluita nel 1795 anche la collezione dei libri di un altro esponente del patriziato locale Gaspare Confidati Servanzi. La raccolta iniziale, collocata nel palazzo comunale, fu di 3140 volumi, venne ampliata notevolmente tra il 1866 e il 1870 con la soppressione degli ordini religiosi, per cui confluirono i fondi delle biblioteche claustrali della città dei Barnabiti, Domenicani, Filippini, Francescani, Cappuccini, Minori Osservanti e Cistercensi. Un tale incremento di libri comportò un nuovo ordinamento dell'intera collezione in apposite scansie e l'affidamento di redigere l'indice complessivo allo storico locale Domenico Valentini, sulla base del precedente e valido catalogo del 1864 dell'abate Alberico Amatori. La ricca biblioteca necessitava di ampi spazi, nel 1871 venne quindi allestita la sua sede all'interno dell'ex convento dei Filippini, ove si spostò anche il ginnasio e le scuole elementari; nel 1897 la biblioteca a seguito di donazioni ed acquisti contava più di diecimila volumi, si ritenne necessario quindi affidare al giovane e valente bibliofilo Luzio Luzio l'incarico di bibliotecario, a lui si deve la prima sistematica riorganizzazione del patrimonio librario in uno schedario con l'accuratissimo catalogo topografico corredato di informazioni ed osservazioni su tutte le opere. Il degrado della struttura architettonica della sede comportò un nuovo trasferimento della biblioteca che venne inaugurata nel 1968 all'interno del secondo piano del Palazzo Governatori ed intitolata al giurista sanseverinate Francesco Antolisei.

arch. Debora Bravi

Bibliografia

M.RANIERI PAOLI, La Biblioteca "Francesco Antolisei di San Severino Marche. Appunti per una storia da ricostruire, in Collectio Thesauri, vol. I, tomo I, Firenze, 2004.