Giovedì 17 Ago 2017

Palazzo Piersanti

Descrizione Il Palazzo Piersanti, sviluppato su tre piani e articolato attorno a due cortili, è costituito dall'unione di diversi corpi edilizi, di cui alcuni preesistenti, costruiti tra il XV secolo e la prima metà del Settecento. Il nucleo architettonico più antico, quello compreso tra la facciata e il lato settentrionale della corte con la loggia aerea, fu acquistato nel 1414 da Valentino Pellegrini e venne riedificato dalle fondamenta nel 1539, trasformando l'originaria dimora quattrocentesca in un pregevole palazzo rinascimentale. A questa fase risalgono, in chiaro stile cinquecentesco, la Sala degli Angeli (ambiente a pianoterra con volta ad ombrello e peducci a teste di cherubini in pietra grigia), la loggetta aerea e la facciata principale, quest'ultima rivestita in mattoni e abbellita dalle eleganti mostre delle finestre (quelle del piano terra dotate di un davanzale mensolato a volute, mentre in corrispondenza del piano nobile sono modanate, aggettanti e arricchite da volute sotto gli angoli di spalla), dall'aggettante cornice marcapiano ed infine dal portale a bugne, tutti realizzati in calcare bianco. L'allineamento verticale delle aperture evidenzia il carattere asimmetrico e irregolare del prospetto in cui il grande portale risulta decentrato.

I successivi ampliamenti ed interventi sostenuti dai Pellegrini (proprietari fino al 1678), riguardanti la definizione del cortile maggiore, furono avviati a partire dalla fine del XVI secolo e portati a compimento prima del 1648, quando a quella data, da un inventario del palazzo, risulta presente la galleria. Dal portale si accede al lungo androne con copertura a volte che conduce non solo alle stanze che si affacciano sul piano terra (prevalentemente destinate a magazzini) e a tutti gli altri piani, ma anche alla corte maggiore. Delimitata solo su tre lati da corpi di fabbrica, la corte presenta uno sviluppo su tre ordini ed è articolata, in maniera modulare e nel rispetto dello sviluppo gerarchico dei piani, da un apparato decorativo di arcate e paraste in laterizio, destinato a inquadrare le cornici modanate delle finestre che vi si affacciano. Nel 1728 l'edificio fu acquistato dalla famiglia Piersanti, che fece aggiungere il secondo cortile ampliando le ali laterali verso nord, costruire la cucina al secondo piano con le scuderie e fece ristrutturare gli interni con un nuovo apparato decorativo (soffitto a motivi vegetali nel salone, mentre nelle due piccole sale a destra soffitti e fascioni con specchiature raffiguranti vedute). Gli ambienti che nel palazzo presentano evidenti testimonianze della fase dei Piersanti sono: il salone e le due stanze che si affacciano su di esso (attualmente destinate a biblioteca e sala dei disegni), la camera da letto e l'anticamera, la cappella e la sagrestia, le gallerie e la cucina settecentesca. Il palazzo, donato dagli ultimi eredi insieme alle raccolte in esso conservate al Capitolo e alla Parrocchia della Cattedrale, dagli inizi del Novecento è sede dell'omonimo museo. La collezione Piersanti, formata fra il Settecento e l'Ottocento, consiste in una ricca raccolta di arredi, quadri, antichità, curiosità e in particolare di suppellettili sacre (tra le quali preziosi reliquiari e cimeli pontifici) messa insieme dalla famiglia Piersanti e principalmente dal suo esponente più illustre, mons. Venanzio Filippo (Matelica 1688 – Roma 1761), che svolse l'incarico di Maestro delle Cerimonie presso la corte pontificia per oltre un quarantennio. Il nucleo originario, nel primo decennio del XX secolo, è stato ampliato con dipinti e sculture provenienti dalla Cattedrale e da altre chiese cittadine, con oggetti depositati dal Comune e con opere pervenute da lasciti privati. L'insieme delle opere è stato sistemato e riorganizzato nelle sale del piano nobile dal primo direttore del museo, l'arciprete Sennen Bigiaretti (Matelica, 1854-1927). Il cuore del percorso espositivo della casa-museo è costituito dalle sedici stanze del piano nobile del palazzo. Qui è esposto il nucleo storico della collezione Piersanti, all'interno di ambienti che conservano ancora i caratteri della dimora signorile: il grande salone, caratterizzato dagli arazzi illustranti la Storia di Enea e Didone, sul quale si affacciano la biblioteca e la sala dei disegni; il cabinet des curiosités e la camera da letto; la cappella e la sagrestia. Nelle stesse sale, inoltre, si trovano mobili e dipinti (nature morte, paesaggi, ritratti, tele di soggetto sacro) dal XVI al XIX secolo, insieme ad una significativa raccolta di antichità, maioliche, sculture e tappezzerie. Di particolare pregio è il gruppo di opere pervenuto dalle chiese cittadine, che offre uno spaccato della produzione artistica dal XII al XVIII secolo e specialmente del XV secolo (con opere di Antonio da Fabriano, Bellini, Lorenzo d'Alessandro da Sanseverino, Luca di Paolo). Al secondo piano si trovano la raccolta di abiti antichi, stampe e la suggestiva cucina settecentesca.

Elementi strutturali

Edificio in muratura mista a pianta rettangolare irregolare, costituito da corpi di fabbrica distribuiti intorno a due cortili ad U diversamente orientati; presenta tre piani in alzato, sfalzati, e un piano interrato sostenuti da pareti e pilastri, coperti con volte semplici, volte composte e soffitti a travi lignee. Pavimenti di interni ed esterni in cotto; scala principale o di rappresentanza in pietra arenaria grigia e scale di servizio in laterizio

Spazi aperti

Cortile maggiore ad U orientato a ovest; cortile secondario ad U orientato a nord; giardino a pianta quadrangolare orientato a ovest

Tecnica costruttiva

Muratura mista di laterizi e pietra arenaria

Rivestimenti

Laterizio, intonaco

Iscrizioni

Sono presenti otto iscrizioni incise su pietra calcarea, una per ogni lato del palazzo ed in prossimità dei quattro angoli, con invocazione protettiva: • S • D • S • F • S • I •/ • M • N •/ • I • N • R • I •

Stemmi

Scudo con stemma dei Piersanti (stella, tre monti e leone rampante), incorniciato da cartiglio con volute, posto sul concio di chiave dell'arco del portale della facciata. Elementi stemma in pietra inseriti nel pavimento del salone

DEFINIZIONE CULTURALE

Autore/Progettista

Ambito culturale

Rinascimento marchigiano

Committenza

Famiglia Pellegrini e famiglia Piersanti

Uso storico

Palazzo signorile

CRONOLOGIA

Cronologia generica secc. XVI - XVIII. Cronologia specifica secondo quarto sec. XVI – prima metà sec. XVIII. Motivazione cronologia documentazione, analisi stilistica, bibliografia. Preesistenze ala destra (traccia di cornice di finestra)

INTERVENTI SUCCESSIVI

Tipo di intervento recupero secondo piano ai fini espositivi. Data intervento 1999

DATI TECNICI

Misure

Orientamento sud-est (fronte principale). Stato di conservazione buono. Restauri si, post sisma (1999 / 2006)

CONDIZIONE GIURIDICA

Indicazione generica ente ecclesiastico. Indicazione specifica Capitolo e Parrocchia della Cattedrale di S. Maria Assunta. Provvedimenti di tutela Regione Marche (L.R. 53/1974) 1996/11/15; SBAP Marche (Art. 10 comma 1 D.L. 42/2004) 2009/01/22.

Mutamenti titolarità-possesso-detenzione

Piersanti→Capitolo e Parrocchia della Cattedrale di S. Maria Assunta (Decreto accettazione legato testamentario 20/09/1901).

Strumenti urbanistici

PPCS

Uso storico

Palazzo signorile

Uso attuale

Museo

Documenti di archivio

SASC-NM (Sezione Archivio di Stato di Camerino-Notarile di Matelica), Atti del notaio Marco Vignati, Testamento di Giambattista Pellegrini del 1628.

Bibliografia

A. Montironi-L. Mozzoni, L'oro. Il verde. Il rosso. Matelica, Macerata 1981, pp. 149-152; M. Cegna - M. Rotili, Guida al Museo Piersanti, Ancona 1998, pp. 15-17; A. Trecciola, Dalla casa al museo. Nascita del Museo Piersanti, Matelica 2008; A. Bufali, Storia di un palazzo con finale in giallo, in "L'Appennino camerte", 20, 2009, p. 14.

OSSERVAZIONI

Il palazzo fu abitato fino alla metà del XIX secolo e i Piersanti ne rimasero i proprietari fino al 1901, quando l'edificio e le sue raccolte vennero donate con legato testamentario di Teresa Capeci Piersanti al Capitolo e alla Parrocchia della Cattedrale, affinché vi fosse istituito l'omonimo museo.

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