Giovedì 17 Ago 2017

Palazzo Cancellotti

L'edificio venne fatto costruire nel 1592 dal nobile cavaliere Valerio Cancellotti, anno in cui fu insignito della croce di Santo Stefano; si ricorda la figura del Cancellotti(1560-1643) come " ... erudito, dottore in utroque, munifico mecenate, invitò ottimi artisti a decorare le cappelle che aveva in molte chiese della città (Madonna dei Lumi, San Domenico), padre di un vescovo e di altri figli dotti e santi, scrisse una inedita "Historia della antica città di Settempeda", rimasta manoscritta, a lui si deve anche la costituzione nella città del governo prelatizio del 1607. In una delibera consiliare del 1698 si legge la richiesta di Maurizio Cancellotti per poter costruire un volto sopra il percorso interno alle mura in modo da ingrandire la propria casa; a tale periodo risale quindi l'ampliamento del palazzo verso valle, con la costruzione della palazzina a due piani di finestre, loggiata a due archi, che prospetta lungo la via Bigioli. 

La facciata si erge su basamento bugnato in pietra delimitato superiormente dalla cornice marca davanzale della prima fila di finestre. La partitura superiore, ornata da due file di finestre, è a facciavista ed è contornata ai lati da cantonali bugnati, munita nel sotto gronda di una fascia a 4 aperture orbicolari che si aprono nel sottotetto. Le finestre del piano nobile riportano i simboli dell'arma dei Cancellotti, esse si distinguono per il frontone curvilineo spezzato decorato all'interno da un motivo a conchiglia e due volute nel mezzo, sopra è posta la stella ad otto punte ed il cancello. Al centro del bugnato si apre il portale, oggi ancora mancante del prezioso serramento, dall'arco di ingresso si accede ad un atrio ai cui lati sono disposti degli eleganti portali e nel cui fondo si apre un elegante cortile porticato e lo scalone di accesso ai piani superiori. I soffitti della grande sala al piano nobile e di altre stanze sono lavorati a stucchi e riportano al centro lo stemma dei Cancellotti. All'originario nucleo venne addossata nel secolo successivo una seconda facciata su via Garibaldi, confinante con la via del Duomo che saliva dalla preesistente porta "Farina". Quest'ultimo palazzo si contraddistingue per il bell'ornamento alle finestre, a timpano curvilineo al primo piano e con frontone mistilineo al piano superiore, risalta all'angolo il bel cantonale in bugnato di pietra.

arch. Debora Bravi

Bibliografia

O. MARCACCINI, Toponomastica cittadina, via Garibaldi, in Appennino Camerte n.6 del 10.02.1979.

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