Giovedì 17 Ago 2017

Pitture Palazzo Ottoni

Descrizione

Nella grande sala del piano nobile posta al centro della facciata, proprio in corrispondenza dell'ingresso principale, è conservato l'unico apparato pittorico rimasto in tutto il palazzo signorile. Trattasi di un fregio continuo collocato nella parte alta della stanza, forse abbellita alle pareti con grandi drappi appesi. La decorazione, inoltre, doveva essere in stretto rapporto con l'originale soffitto a travi e il suo eventuale apparato ornamentale, oggi perduto. Il fregio è costituito da una intelaiatura geometrica di cornici e nicchie in finto legno, contenente sedici specchiature distribuite nel perimetro rettangolare della sala secondo un disegno rigorosamente speculare rispetto all'asse maggiore: nei lati brevi, quelli della finestra e della porta, risultano tre riquadri; nei lati lunghi ne compaiono cinque. All'interno delle specchiature sono presenti scene figurative, a loro volta incorniciate da un variegato e fantasioso campionario decorativo ispirato ai motivi a candelabra ed a grottesca, composto da festoni vegetali, animali e di gemme incastonate. Mentre al centro di ogni parete sono illustrati, sempre specularmente, impavidi cavalieri in sella ai loro destrieri imbizzarriti, nei restanti riquadri sono rappresentate dodici scene tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, scelte tra quelle che hanno per oggetto gli amori tra divinità o tra divinità e mortali, le esemplari punizioni divine per l'insolenza umana e le imprese eroiche di Ercole.

Cominciando dalla parete di fronte alla finestra, dove tra l'altro figurano nelle nicchie formose cariatidi che reggono l'arma degli Ottoni, e procedendo verso destra, gli episodi narrativi sono: Apollo e la ninfa Coronide; Diana e Atteone; Apollo e Marsia; Narciso ed Eco; Giove ed Europa; Ercole che riporta Alcesti dagli inferi; Apollo e Dafne; Perseo e Andromeda; Ercole a riposo e Lica tramutato in roccia; Amore e Venere; Venere e Marte; infine Ercole, il centauro Nesso e Deianira. Fanno parte della decorazioni le stravaganti figure rappresentate nelle nicchie, di cui alcune danneggiate o perse, poste ad inframezzare le scene narrative: trattasi di satiri-telamoni, cariatidi, putti, erme e, agli angoli, di misteriose figure in trasformazione dall'estremità zoomorfe e fitomorfe. Il programma iconografico del fregio è ispirato agli ideali rinascimentali e cortigiani: i temi dell'amore, della forza, della virtù eroica e delle armi, propri del mondo cavalleresco, si intrecciano con quelli dell'antico e della natura panica, in continua trasformazione, il tutto con un intento celebrativo della casata Ottoni. La modesta qualità artistica e stilistica è compensata dalla squillante gamma cromatica e dal fantastico repertorio decorativo. Il forte grafismo degli elementi figurativi (a partire dalla loro spessa linea di contorno) è un'evidente derivazione delle scene dalle illustrazioni xilografiche che accompagnavano le edizioni a stampa illustrate delle Metamorfosi di Ovidio, ampiamente in circolazione nei primi decennio del XVI secolo. Il confronto stretto con la ceramica istoriata attesta e conferma la comune fonte figurativa. Per la precisa derivazione iconografica nella scena di Venere e Cupido dalla Venere e Amore del Pontormo (su disegno di Michelangelo) dipinta intorno al 1530-1533, il fregio sarebbe databile dopo il secondo quarto del XVI secolo.

CRONOLOGIA

Cronologia generica sec. XVI

Cronologia specifica secondo-terzo quarto sec. XVI

Motivazione cronologia analisi stilistica

DEFINIZIONE CULTURALE

Autore

Dati anagrafici

Ambito culturale Pittura marchigiana del Cinquecento

DATI TECNICI

Materia e tecnica affresco e pittura a secco

Misure

Stato di conservazione e specifiche buono (restauri: 2001)

CONDIZIONE GIURIDICA

Indicazione generica ente pubblico territoriale

Indicazione specifica Comune di Matelica

FONTI E DOCUMENTI DI RIFERIMENTO

Documenti d'archivio

Mostre

Bibliografia

OSSERVAZIONI

COMPILAZIONE

Data compilazione 2013

Compilatore Biocco E.

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