Giovedì 17 Ago 2017

Eremo di san Lorenzo

La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra e risplende in una parte più e meno altrove. Nel ciel che più della sua luce prende fu’ io, e vidi cose che ridire né sa né può chi di lassù discende; perché appressando sé al suo disire, nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la memoria non può ire.

Veramente quant’io del regno santo ne la mia mente potei far tesoro, sarà ora materia del mio canto. O buon Appollo, a l’ultimo lavoro fammi del tuo valor sì fatto vaso, come dimandi, a dar l’amato alloro.

Infino a qui l’un gioco di Parnaso assai mi fu; ma or con amendue m’è uopo intrar ne l’aringo rimaso. Entra nel petto mio e spira tue sì come quando Marsia traesti de la vagine de le membra sue.

 

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