Giovedì 17 Ago 2017
Castelraimondo

L'infiorata

Cittadina della Provincia di Macerata, è situata quasi a conclusione dell'Alta Valle del fiume Potenza, in un ambiente naturale piuttosto gradevole, costituito da una serie di rilievi collinari, che terminano con la quinta montana preappenninica formata dai Monti Primo, Gemmo e di Crispiero. Ad annunciarla da lontano è il Cassero, torre medievale in origine merlata e alta 37 metri, vestigia di un passato illustre e suggestivo. La presenza dell'uomo nella zona è certificata da reperti archeologici del Mesolitico o Neolitico e d'origine romana, ma solo nei secoli del Basso Medioevo si hanno i primi documenti storici che attestano l'esistenza dell'Ospedale di Rotabella e della chiesa di San Bartolomeo, citati con certezza sin dal 1290. Lotte tra Guelfi e Ghibellini, tra Matelica, San Severino e Camerino, hanno favorito la fondazione del Castello di Raimondo, in un'area particolarmente interessante per il controllo dei traffici e delle popolazioni. Aspetti geografici favorevoli, la presenza dell'antico diverticolo della Flaminia e del fiume Potenza hanno incentivato la possibilità di sviluppo del primo nucleo castellano. La data presumibile di costruzione del centro fortificato è compresa tra il 1311 e il 1318: Raimondo di Attone di Aspello (Francia), legato di papa Clemente V e Rettore della Marca, concede al capitano del Popolo e al signore di Camerino, Berardo di Gentile, la facoltà di edificare il Castrum Raymundi in prossimità del piano scaturito dalla confluenza del rio Lapidoso con il fiume Potenza. Il nucleo originario, strutturato con doppio fossato (1318), cinto da possenti mura e con ben undici torrioni, è senz'altro opera di grande ingegneria militare. Scontri intestini per tutto il Rinascimento, terremoti tra il '700 e l'800 e risanamento edilizio dei primi decenni del '900 hanno cancellato l'intero impianto urbanistico. Sono scomparse la chiesa di San Bartolomeo e la cappella della Maestà; restano tuttora parti di mura castellane, la costruzione principale trasformata nel corso dei secoli in casa parrocchiale e la torre detta del Cassero, che è diventata il simbolo di Castelraimondo, lo stemma ufficiale della comunità prima e del Comune moderno. L'antica chiesa parrocchiale di San Biagio, contemporanea al castello, ma censita solo a partire dal 1330, come soggetta alla Pieve di San Zenone di Gagliole, assume sul finire del '500 le funzioni plebane per l'amministrazione del battesimo. L'edificio è stato più volte rimaneggiato: una ristrutturazione è sicuramente avvenuta nel '700; a causa dei danni riscontrati nel terremoto del 1799, è ampliata con la costruzione dell'attuale facciata, risalente al 1802. Il disastroso incendio del 1906 ha portato a una quasi completa ricostruzione sia delle strutture portanti, sia dell'ornato interno e della variazione degli altari, privati delle opere d'arte originarie. Una torre del complesso fortificato, in epoca imprecisata, è stata trasformata in campanile, sul quale oltre alla campana civica risulta posizionato, nella seconda metà del '600, l'orologio della comunità. Lo sviluppo del paese fino all'800 è rimasto pressoché invariato, tuttavia il massimo ampliamento si è verificato nei quartieri del Borgo e delle Aie; a partire dai primi anni del '900 grande attenzione è stata rivolta all'espansione verso Camerino, con la realizzazione del Corso principale, delimitato da pregevoli edifici in stile Liberty, in parte purtroppo sostituiti. Attualmente la cittadina ha trovato nelle attività artigianali e industriali ulteriore incentivo per la crescita, ma insieme alle frazioni presenti sul territorio, ricche di storia, d'arte e di cultura, ha saputo mantenere vivo quel rapporto tra passato e futuro, tra tradizione e modernità.
vista_dall_alto_del_cassero_e_del_municipio.jpgretro_della_chiesa_di_san_biagio.jpgcampanile_di_san_biagio_e_il_cassero.jpgtorre_del_cassero_e_particolare_della_fontana_dei_leoni.jpgchiesa_di_san_biagio_vista_dal_cassero.jpgnotturno.jpgpiazza_della_repubblica_municipio_e_torre_del_cassero.jpgil_borgo.jpg

San Sebastiano - Castelraimondo

Essenze legnose di difficile lavorazione, cromia levigata e trasparente e l’evidenza sull’incarnato dei segni del martirio fanno pensare ad uno scultore vicino all’ambiente pittorico camerte.
Nell’opera, databile nel primo quarto del XVI secolo, la sofferenza è evidenziata dalla bocca semiaperta e dagli occhi imploranti nonché dai lividi e dal senso di tremore accennato dai piedi di cui solo il sinistro sorregge l’intera persona.

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Galleria dell'Antinori

Galleria dell’Antinori, Salone degli Specchi o Sala del Trono che la si chiami è stata costruita per testimoniare la grandezza della Famiglia Bandini ed avere uno spazio per festeggiamenti e ricevimenti al castello di Lanciano (in foto).
Il progettista ha dato vita ad una miscela straordinaria fatta di architettura, pittura, stucchi e illusione ottica, pregevoli sculture provenienti dal teatro romano di Urbisaglia e busti in copia dei sette imperatori romani, grandi allegorie ispirate dalla classicità e dalla mitologia greca.

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Le torri di Crispiero

Su uno sperone presso il torrente di Follano nel XIII secolo furono costruite due torri vicine tra loro ma di diversa grandezza allo scopo di controllare l'importante passaggio  sul Potenza e difendere la vicina Valle Gabbiana detta delle Domore. Nei più antichi documenti sono chiamate rispettivamente Fanula (la più grande) e Guardia (la più piccola).  Non lontano dalle queste c'era una chiesa dedicata a Sant'Abbondio, nominata nei registri di Farla, che subì gravissimi danni nel corso di un'incursione che i documenti definiscono "pagana" (presumibilmente saracena).

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Madonna Auxilium Cristianorum

La statua della Madonna "Auxilium Cristianorum" è ancora oggi venerata in particolare nella solenne festa annuale con processione.  Sorprende la femminilità contegnosa e signorile, distaccata e sofferta, ma straordinariamente morbida e protettiva di questa Madonna con Bambino.  È una statua umanizzata: la veste si muove ad onde sottili e lunghe, senza pausa. È grazia, non forza la sinistra che sorregge un Bambino senza peso con la gambetta e la manina accostate alla Madre. Tutto è amabile, soprattutto il collo ed il volto della Madonna.  Mestizia, sguardi teneri, malinconico trasognamento, appartengono alla umanità di sempre.  Raramente una scultura marchigiana è stata cosi unitaria e pittorica, sfuggente i valori plastici e spaziali.

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Castelraimondo - Bellezza e Natura

Alberi secolari nelle ville di Lanciano e Rustano, piste ciclabili e sentieri immersi tra la vegetazione dei monti Gemmo e Marzolare: a Castelraimondo il turismo attivo trova terreno fertile. Del resto questa è la patria del demiurgo della “battaglia del grano”, il genetista Nazareno Strampelli. Una natura talmente a portata di mano che anche le strade si trasformano in tappeti di fiori per la Festa del Corpus Domini.

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Castelraimondo - La Pro Loco

La Proloco di Castelraimondo è particolarmente attiva ed è il motore e coordinatore del calendario eventi cittadino. organizza escursioni e visite turistiche guidate verso le maggiori attrattive locali, tra le quali il Castello di Lanciano. E' il punto di riferimento per l'Infiorata (in foto un particolare di composizione) e per tutti gli utenti che vogliano fare della città il punto di partenza per Marcamontana. La Proloco si trova in via E. De Amicis, 2 62022 Castelraimondo, con telefono e fax al 0737 642316 e le seguenti mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Nazareno Strampelli

Agronomo, genetista
Crispiero, Castelraimondo 1866 Roma 1942

Senatore, è stato il fondatore dell'lstituto Nazionale di Genetica di Roma. In collaborazione con la moglie Carlotta Parisana iniziò le prove di ibridazione dei grani per la produzione di nuovi tipi aprendo il campo alla moderna genetica agraria. Nel 1914 presentò i frumenti ottenuti tra cui i Carlotta Strampelli, Apulia, Gargano, Danno, Mendel. Il suo Ardito è il primo frumento ad alta produttività. Metà della superficie agraria italiana nel 1935 era coltivata con i suoi tipi di frumento. Contribuì in maniera determinante alla battaglia del grano, ma si occupò anche di mais, orzo, avena, segale, ecc. di cui ha prodotto molte varietà.

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