Venerdì 18 Ago 2017
Castelraimondo

L'infiorata

Cittadina della Provincia di Macerata, è situata quasi a conclusione dell'Alta Valle del fiume Potenza, in un ambiente naturale piuttosto gradevole, costituito da una serie di rilievi collinari, che terminano con la quinta montana preappenninica formata dai Monti Primo, Gemmo e di Crispiero. Ad annunciarla da lontano è il Cassero, torre medievale in origine merlata e alta 37 metri, vestigia di un passato illustre e suggestivo. La presenza dell'uomo nella zona è certificata da reperti archeologici del Mesolitico o Neolitico e d'origine romana, ma solo nei secoli del Basso Medioevo si hanno i primi documenti storici che attestano l'esistenza dell'Ospedale di Rotabella e della chiesa di San Bartolomeo, citati con certezza sin dal 1290. Lotte tra Guelfi e Ghibellini, tra Matelica, San Severino e Camerino, hanno favorito la fondazione del Castello di Raimondo, in un'area particolarmente interessante per il controllo dei traffici e delle popolazioni. Aspetti geografici favorevoli, la presenza dell'antico diverticolo della Flaminia e del fiume Potenza hanno incentivato la possibilità di sviluppo del primo nucleo castellano. La data presumibile di costruzione del centro fortificato è compresa tra il 1311 e il 1318: Raimondo di Attone di Aspello (Francia), legato di papa Clemente V e Rettore della Marca, concede al capitano del Popolo e al signore di Camerino, Berardo di Gentile, la facoltà di edificare il Castrum Raymundi in prossimità del piano scaturito dalla confluenza del rio Lapidoso con il fiume Potenza. Il nucleo originario, strutturato con doppio fossato (1318), cinto da possenti mura e con ben undici torrioni, è senz'altro opera di grande ingegneria militare. Scontri intestini per tutto il Rinascimento, terremoti tra il '700 e l'800 e risanamento edilizio dei primi decenni del '900 hanno cancellato l'intero impianto urbanistico. Sono scomparse la chiesa di San Bartolomeo e la cappella della Maestà; restano tuttora parti di mura castellane, la costruzione principale trasformata nel corso dei secoli in casa parrocchiale e la torre detta del Cassero, che è diventata il simbolo di Castelraimondo, lo stemma ufficiale della comunità prima e del Comune moderno. L'antica chiesa parrocchiale di San Biagio, contemporanea al castello, ma censita solo a partire dal 1330, come soggetta alla Pieve di San Zenone di Gagliole, assume sul finire del '500 le funzioni plebane per l'amministrazione del battesimo. L'edificio è stato più volte rimaneggiato: una ristrutturazione è sicuramente avvenuta nel '700; a causa dei danni riscontrati nel terremoto del 1799, è ampliata con la costruzione dell'attuale facciata, risalente al 1802. Il disastroso incendio del 1906 ha portato a una quasi completa ricostruzione sia delle strutture portanti, sia dell'ornato interno e della variazione degli altari, privati delle opere d'arte originarie. Una torre del complesso fortificato, in epoca imprecisata, è stata trasformata in campanile, sul quale oltre alla campana civica risulta posizionato, nella seconda metà del '600, l'orologio della comunità. Lo sviluppo del paese fino all'800 è rimasto pressoché invariato, tuttavia il massimo ampliamento si è verificato nei quartieri del Borgo e delle Aie; a partire dai primi anni del '900 grande attenzione è stata rivolta all'espansione verso Camerino, con la realizzazione del Corso principale, delimitato da pregevoli edifici in stile Liberty, in parte purtroppo sostituiti. Attualmente la cittadina ha trovato nelle attività artigianali e industriali ulteriore incentivo per la crescita, ma insieme alle frazioni presenti sul territorio, ricche di storia, d'arte e di cultura, ha saputo mantenere vivo quel rapporto tra passato e futuro, tra tradizione e modernità.
vista_dall_alto_del_cassero_e_del_municipio.jpgretro_della_chiesa_di_san_biagio.jpgcampanile_di_san_biagio_e_il_cassero.jpgtorre_del_cassero_e_particolare_della_fontana_dei_leoni.jpgchiesa_di_san_biagio_vista_dal_cassero.jpgnotturno.jpgpiazza_della_repubblica_municipio_e_torre_del_cassero.jpgil_borgo.jpg

Rustano

La Villa di Rustano (371 mt slm) è vitata nella "Descriptio Marchiae Anconitanae" del cardinale Albornoz. La Chiesa di San Martino è menzionata sin dal 1198 sottoposta al Monastero di Sant'Angelo Infra Ostia di Santa Anatolia. L'interno della chiesa è caratterizzato da un ornato barocco con un altare del 1686 corredato da una Crocifissione con Madonna, San Martino di Tours e la Maddalena.  Due le tele sugli altari laterali: Madonna del Rosario, San Domenico, Santa Caterina e i quindici misteri ed una deposizione con Madonna e Santi Francesco, Giusepppe e Bartolomeo.

rustano interno.jpgrustano esterno 2.jpgaltare martino rai.jpg

Collina

La frazione di Collina è collocata, a m. 463 s.l.m., a ridosso della strada provinciale di Crispiero. Scomparsa è la chiesa di Sant'Elena. citata sin dal 1103, soggetta al monastero di Sen Michele Arcangelo di Domora di San Severino. L'attuale edificio di culto, dedicato a Santa Maria Assunta, è menzionato dal 1603 e contiene un bell'altare barocco con tela raffigurante la Vergine Assunta,  Sant'Ansovino e Sen Venanzio di Camerino.

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Torricella

Superata la localtà Collina, a 516 mt s.l.m. si incontra la contrada di Torricella, antico nucleo la cui origine deriva dalla presenza in loco di una piccola torre. Non è piu rintracciabile la chiesa di Santo Stefano. soggetta dal 1171 alla Pieve di San Zenone di Gagliole.  Pochi i resti della chiesa di Sant'Ansovino del 1701, edificata probabilmente per tramandare la memoria del'omonimo eremita e Vescovo di Camerino, penitente nel secolo IX proprio in questo contesto.

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Crispiero

Di origine romana, l'insediamento di Crispiero, a m. 610 s.l.m., ha subito notevoli trasformazioni notevoli e un probabile trasferimento della sua ubicazione. Nel 1171, è ricordata la chiesa di Santa Barbara, dipendente dalla Pieve di San Zenone di Gagliole. Nel 1272 compare il nucleo fortificato del castello e delle cosiddette Torrette di Crispiero, allora dette Rocca di Fanula o Castello di Guardia, strutture dismesse nel 1306. Il Castello dopo un breve periodo di permanenza sotto l'autorità della città di San Severino, è passato sotto l'egida di Camerino, che destina diversi castellani atti alla sua custodia e alla protezione. In sequenza, tre sone le chiese dedicate a Santa Barbara nel corso dei secoli. La prima, parrocchiale e prepositurale, posta fuori del castello, è scomparsa tra il '700 e l'800; la seconda, posta all'interno del circuito murato, è caduta con il fortissimo terremoto del 1799, mentre la terza, l'attuale parrocchiale, è frutto di una recente costruzione ottocentesca e conserva notevoli testimonianze artistiche: tele dei secoli XVII- XIX, raffiguranti una Madonna del Rosario e Santi, il Martirio di Santa Barbara e Sant'Antonio da Padova, un organo a canne di Francesco Santilli da Caldarola del 1843-44, una croce astile in lamina d'argento e d'oro del 1457.

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L'Infiorata

La cittadina di Castelraimondo, grazie al costante impegno della "Pro Loco" e delle Associazioni Locali, ha riscoperto l'antica e suggestiva tradizione dell'Infiorata per la festività del "Corpus Domini". I documenti degli Archivi Parrocchiali di San Biagio e della Curia Arcivescovile di Camerino attestano sin dal 1500 il grande culto per il Santissimo Sacramento, attraverso la citazione di numerose Confraternite, che nel corso dei secoli sono state deputate, con riti e processioni, a onorare il Corpo e Sangue di Cristo. L'esperienza maturata nel corso degli anni si rinnova di volta in volta, attraverso ricche iniziative e scenografie, che corredano i circa 20 quadri fioriti realizzati in un unico tappeto lungo Corso Italia, aventi le dimensioni di metri 5x9 per una superficie complessiva superiore ai 1000 mq, con l'utilizzo di più di 100.000 garofani e quintali di ginestre ed essenze naturali. La Fede si lega fortemente alla memoria storica e al folklore; la solennità della celebrazione trova riscontro in un insieme di mani e di cuori, che cercano, al di là di ogni difficoltà, di raggiungere un vero momento di aggregazione, di speranza e di pace. Il tutto è scandito dalla minuziosa e certosina preparazione dei particolari: lo studio dei soggetti da proporre, la ricerca, la selezione e il taglio dei fiori, l'esposizione del tappeto floreale.

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Il Cassero

È un edificio a base quadrata su cui si innesta una seconda torre di dimensioni più modeste sulla cui sommità un torricino terminale costituiva il punto più eminente che garantiva un'ottima visibilità sia per vigilare che per effettuare i vari tipi di segnalazione diurni e notturni (è stato smantellato dopo il terremoto del 1799 che lo aveva fortemente danneggiato).  L' imponente sistema (oltre 40 metri) è realizzato in conci di arenaria e, originariamente. era coronato da merli. Un altro Cassero rivestì nella storia di marcamontana un importante ruolo strategico nelle lotte tra Guelfi e Ghibellini: quello di Treia, che vi aveva insediato anche le prigioni.

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Castelraimondo - L'archeologia

Il rinvenimento, a partire dal 1880, di oggetti preistorici di rilevante valore attesta la presenza di popoli di diversa origine.  Molti oggetti risalgono al periodo Mesolitico o Neolitico, alcuni al Paleolitico-Neolitico, parti di scultura al periodo romano. A Colle Marte un sepolcreto neolitico di carattere gallico è ulteriore conferma della presenza di un insediamento gallico da cui deriva il toponimo Gagliole. Sulle colline vicine le testimonianze della vita militare al tempo delle Signorie: torrette, gallerie e grotte per il rifugio, pietre sferiche levigate (probabili proiettili delle bombarde).

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