Domenica 20 Ago 2017

Santuario di S. Maria delle Macchie

Noto anche come Santa Maria delle Grazie, costituisce una singolare testimonianza del rapporto santuario-territorio, della convergenza tra linguaggio artistico e spiritualità rurale e sacrale. Sito al confine tra le signorie Varano, Smeducci ed Ottoni, per origine e logistica costituiva un punto di rifenmento per le popolazioni ed un coacervo sincretico di arte, fede e costumi. Le Macchie nascono come romitorio dei monaci benedettini (1171) che vi dimorarono per almeno tre secoli. Costruito con materiali locali, documenta la grande devozione alla Madonna delle Macchie oggetto di pellegrinaggio lungo la direttrice Roma - Loreto.

Le figure

Alle Macchie si sono cementate spiritualmente e nel costume le popolazioni dell'alta valle del Potenza, piccole Folle disposte a comunicare i sistemi di vita e di pensiero, a confrontare le proprie istituzioni religiose e civili, a ostentare risorse e tradizioni. Le feste, tutti misteri illustrati nelle figurazioni votive, cominciavano il 17 gennaio con S. Antonio abate, il santo della religione popolare contadina a cui erano dedicati un altare con grande affresco e una statua. Seguivano tre feste mariane (Annunciazione, prima domenica di maggio, Assunta) e la festa di San Macario. il 2 maggio, verso il quale gli abitanti di Gagliole avevano un antico voto. 

 Il territorio

Santuario di confine aveva bisogno di avvistare ad ogni momento i pericoli: esiste tuttora la base di una torre vedetta senza strutture belliche di difesa o di offesa. Appena gli armati sparivano dalla circolazione, carpentieri e pittori tornavano all'opera, monaci e fedeli fìnanziavano i lavori con il frutto del lavoro dei campi e dei boschi, concia di pelli o filatoio,  allevamenti di bestiame. Per questo il complesso è tanto ricco spiritualmente e artisticamente quanto povero nel materiale costruttivo e nell'eclettismo stilistico. Gli affreschi squisitamente votivi e l'oratorio (poi trasformato in seconda chiesa) confermano la partecipazione popolare alla costruzione.

I Pellegrinaggi

Oltre a quelli di passaggio in direzione Roma-Loreto, pellegrinavano alle Macchie uomini e comunità del territorio limitrofo.  Ex voto, pellegrinaggio, offerta al santuario, devozioni, sono altrettanti segni della religione popolare che risente del fascino del bosco, dell'eremo, della pausa festiva. La molteplicità d'immagini fa pensare che Vergine e Santi erano anche considerati potenze benefiche e taumaturgiche. I soggetti attengono alle esigenze di tutti: Madonne, S. Antonio protettore degli animali, San Rocco e San Donnino, protettori nell'ordine dalla lebbra e dai cani idrofobi, San Venanzio, patrono diocesano e protettore dalle cadute. 

I Materiali

I complesso è costituito da un quadriportico sul quale si affacciano alcuni edifici monastici e due chiese.  Per la loro costruzione sono stati impiegati calcare bianco e rosso e laterizi. Il fervore edilizio comincia dopo l'età Sveva e finisce nel primo decennio del Seicento quando si chiusero i fornici (non lontana dalla chiesa di S. Eustachio esiste ancora la sagoma di un'antica fornace) e il vestibolo fu trasformato in seconda chiesa. Nell'architettura una piacevole alternanza di stili dal romanico al gotico; nelle decorazioni raffinati giochi floreali. Splendidi gli affreschi di soggetto votivo.

Gli edifici

Su un quadriportico si affacciano alcuni edifici monastici e due chiese: la più antica, è un edificio gotico che all'interno presenta affreschi attribuiti a Diotallevi di Angeluccio. Nella seconda chiesa la Madonna in trono con San Bernardino, San Giacomo della Marca e San Rocco; nella parte absidale dell'Oratorio un'Assunzione. Per le opere che hanno soggetti comuni, l'intervento del Maestro delle Macchie forse un discepolo di Girolamo di Giovanni. Qui, infatti, operarono artisti delle scuole di Camerino, Fabriano e San Severino. Forse nessuno dei maestri, ma tutti espressione di scuole affermatissime i cui discepoli avevano per committenza le chiese rurali.

Gli affreschi

Nella chiesa originaria due immagini della Vergine con Figlio e un Santo portano forse la firma del Maestro di Esanatoglia, mentre è ancora visibile la traccia della scuola di Camerino nel Sant’Antonio Abate tra san Girolamo e nel San Rocco che si notano poco più avanti e nelle tracce di una Crocifissione, di una Madonna col Bambino e di un San Venanzio Martire. Nella seconda chiesa un’ampio florilegio di affreschi votivi alcuni dei quali mostrano la mano di Girolamo di Giovanni: la Madonna del Latte, un San Bernardino da Siena ed un Sant’Antonio Abate che data 1483.

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