Domenica 20 Ago 2017
Gagliole

gaglioleLa storia di Gagliole data in epoca pre romana con il ritrovamento di insediamenti preistorici effettuato a più riprese nella vallata del Potenza ed a Colle Marte. Sono del Medioevo però le tracce ancora oggi evidenti: il castello, la rocca, eccellenza dell'ingegneria militare marchigiana, Santa Maria della Pieve. Architettura ed arte sono strette in un connubio che si rafforza per la penetrazione all'interno di un tessuto naturalistico che fornisce lo spunto per escursioni indimenticabili: Prati, Valle dell'Elce, Grotta dell'Elce e del Sasso Pozzo. Un tour che comprende anche le frazioni testimoniano la secolare attività agricola e la pratica della fede religiosa tradizionalmente ad essa legata: i mulini si alternano agli edifici di culto, templi ed eremi di inestimabile valore storico e ricchi di affreschi preziosi come la Madonna delle Macchie.

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Valle dell'Elce

Una sorgente a sifone affiora sugli alti costoni rocciosi in località Sasso Pozzo; nelle Gole dell'Elce le pareti rocciose creano un ambiente ricco di specie rare e di felci. Il sentiero è attraversato dal Fosso dell'Elce, alimentato dalle acque che scendono dai Monti Lavacelli (986 mt), Mazzolare (986 mt), Faeto (886 mt] e Pormicio (843 mt). I versanti dei rilievi sono coperti da un manto forestale di leccio, carpino nero, orniello e roverella. Nel fondovalle le felci si alternano a tappeti di pervinca, intricati con cespugli di sanguinella, corniolo e rovi.  Nei pressi, costruzioni di interesse storico come la Rocca dei Varano e l'eremo benedettino di Santa Maria delle Macchie.

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Prati di Gagliole

Dalla piazza esterna alle mura iniziano due percorsi, quello dei Prati di Gagliole e quello della Valle dell'Elce che si incontra dopo un chilometro di percorso comune. Piccole “gobbe" e modeste depressioni movimentano la sommità del rilievo.  Ai margini l'area è limitata dai boschi che salgono dai versanti con qualche tratto rimboschito a conifere. Gli estesi e generosi pascoli sono la dimora estiva per i bovini lasciati allo stato brado. Le erbe del pascolo e le ricche fioriture primaverili inebriano l'aria con i loro profumi. Ginepri, noccioli, biancospini, rendono l'ambiente ospitale a usignoli, verdoni, pettirossi, cardellini, cince, gufi, poiane, gheppi, civette e barbagianni.

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L'ambiente ed il paesaggio

Il territorio comunale di Gaglole, dove c'è il Centro di Edicazione Ambientale dell'Unione Montana, presenta tre complessi paesaggistico-ambientali: alte colline, con alcuni castagneti da frutto, su cui sorge la città; basse colline che degradano dolcemente tra gli abitati di Castelraimondo e Matelica, rilievi coltivati e punteggiati di querce camporili; formazioni boschive a prevalenza di roverella con sottobosco luminoso e ricco di arbusti ed erbe che danno origine a vistose fioriture primaverili.  Ricca la fauna tra cui spiccano l'aquila reale, il lupo, il capriolo e il cinghiale. In alcune zone il paesaggio diventa suggestivo: dove la sorgente a sifone affiora sugli alti costoni rocciosi presso Sasso Pozzo e dove le verticali pareti rocciose delle Gole dell'Elce creano un ambiente ricco di specie rare e di felci.

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Gagliole - L'Arte

La pittura è forse l’arte che ha lasciato a Gagliole i tesori più significativi. È di Lorenzo D’Alessandro l’affresco dell’edicola votiva del Cerqueto. Era posta lungo la strada che dal Castello di Gagliole conduce al Santuario della Madonna delle Macchie, altra vera e propria pinacoteca con gli affreschi di Diotallevi di Angeluccio, mentre Madonna della Pieve, con le decorazioni attribuite a Bernardino di Mariotto, si inserisce a pieno titolo nelle testimonianze della fortunata stagione delle scuole di Camerino e San Severino. Non da meno l’offerta artistica di San Michele Arcangelo che comprende anche intense opere del ciclo ligneo marcamontana che fa tappa anche a San Giuseppe dove, tra un affresco e l’altro a firma De Magistris, si ammira un Crocefisso in ligneo policromo del XVI secolo di grandissimo valore stilistico ed artistico.

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Santuario di S. Maria delle Macchie

Noto anche come Santa Maria delle Grazie, costituisce una singolare testimonianza del rapporto santuario-territorio, della convergenza tra linguaggio artistico e spiritualità rurale e sacrale. Sito al confine tra le signorie Varano, Smeducci ed Ottoni, per origine e logistica costituiva un punto di rifenmento per le popolazioni ed un coacervo sincretico di arte, fede e costumi. Le Macchie nascono come romitorio dei monaci benedettini (1171) che vi dimorarono per almeno tre secoli. Costruito con materiali locali, documenta la grande devozione alla Madonna delle Macchie oggetto di pellegrinaggio lungo la direttrice Roma - Loreto.

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