Giovedì 17 Ago 2017

Crocifissione Durante Nobili

Soggetto

Crocifissione e i santi Nicola da Tolentino, Antonio da Padova; san Crispino, Resurrezione, Deposizione, Discesa al Limbo, san Crispiniano (basamento).

Descrizione

La monumentale Crocifissione dipinta da Durante Nobili, allievo e collaboratore di Lorenzo Lotto dal 1550 al 1553, è la replica ispirata al capolavoro dipinto dal maestro veneziano circa quarant'anni prima per la piccola chiesa di Santa Maria in Telusiano di Monte San Giusto. Come nella tela riproposta, il punto di vista molto ribassato scelto per la rappresentazione proietta le figure, che popolano la scena, verso il cielo plumbeo, dove si stagliano isolate molto in alto le tre croci dei condannati. Al di sotto, nel piano intermedio, compare la schiera di soldati e cavalieri con i loro stendardi e armi svettanti che guidano lo sguardo al Cristo crocifisso, mentre verso il primo piano, lungo l'asse centrale, è collocata la scena drammatica del deliquio della Vergine assistita dalla Maddalena, da una pia donna e da san Giovanni Evangelista. A mezza figura e nel primissimo piano, tra lo spazio dell'osservatore e quello della scena sacra, figurano i due santi particolarmente invocati dalla devozione popolare, l'agostiniano san Nicola da Tolentino e il francescano sant'Antonio da Padova. Entrambi rivolgono il loro sguardo devoto alla sacra rappresentazione, in doppia veste di testimoni e mediatori. La pala è corredata anche da un basamento ligneo con predella, dove le figure dei due santi protettori dei calzolai raffigurate sui plinti, Crispino con il bordone e Crispiniano con la lancia del martirio, inquadrano tre episodi postumi alla crocifissione, disposti non in ordine di successione narrativa: al centro (secondo una corrispondenza semantica inerente alla Passione di Cristo) la Deposizione dalla croce, a sinistra la Resurrezione e in ultimo la Discesa al Limbo.

I tre riquadri, dall'alta qualità compositiva e pittorica, evidenzia così fortemente la derivazione da Lotto tanto da far ipotizzare un contributo indiretto del grande maestro magari nell'elaborazione dei disegni. Le parti pittoriche sono raccordate dall'imponente ed elegante cornice rinascimentale a forma di arco trionfale, con colonne scanalate a capitello composito, abbellita da dorature e policromie, realizzata dall'intagliatore Tommaso dei Branchi: ad attestarlo il distico apposto nel retro della parasta a muro destra che recita FABRE BRANCORUM THOMAS EST CONDITOR ARTIS / MONDAVINENSES QUEM GENUERE LARES (Tommaso dei Branchi, generato dai Lari di Mondavio, è il creatore dell'opera). L'impresa artistica ebbe come finanziatore Pietro Simone dell'Arpa, un ricco calzolaio originario di Fabriano, ma da tempo residente a Matelica, con bottega vicino alla chiesa di Santa Maria, che nel testamento del 1567 lascia ben 200 fiorini ai frati di San Francesco, di cui 100 per suffragi perpetui a favore della sua anima e i restanti per la realizzazione di un altare con pittura comprendente le figure della Vergine e dei santi Antonio da Padova e Nicola da Tolentino. I frati, ovviamente, nel far fronte al cospicuo legato guidarono al meglio la commissione nella scelta degli artefici e del soggetto dell'opera, portata a termine nel 1569, senza trascurare nessun dettaglio: secondo le precise indicazioni del defunto, nella tela, oltre alla Vergine, sono presenti in primissimo piano i due santi indicati; furono fatti dipingere nel basamento i ritratti dei santi protettori dei calzolai, Crispino e Crispiniano, a sottolineare il mestiere svolto dal ricco artigiano; ed infine, venne posta a memoria eterna l'iscrizione con il nome del benefattore, il cui soprannome dell'Arpa è palesemente evocato dai due angeli che suonano lo strumento omonimo, dipinti nella parte superiore della cornice.

CRONOLOGIA

Cronologia generica sec. XVI

Cronologia specifica 1569

Motivazione cronologia iscrizione

DEFINIZIONE CULTURALE

Autore Nobili, Durante

Dati anagrafici Caldarola, notizie 1534-1578

Ambito culturale

DATI TECNICI

Materia e tecnica olio su tela e tavola

Misure cm 351 x 197

Stato di conservazione e specifiche buono (restauri: 1980)

CONDIZIONE GIURIDICA

Indicazione generica Ente ecclesiastico

Indicazione specifica Chiesa e convento dei Frati Minori

FONTI E DOCUMENTI DI RIFERIMENTO

Documenti d'archivio

Mostre Lorenzo Lotto nelle Marche, Ancona 1981

Bibliografia

R. Petrangolini Benedetti Panici, in Lorenzo Lotto e le Marche. Il suo tempo, il suo influsso, catalogo della mostra a cura di Paolo Dal Poggetto e Pietro Zampetti, Ancona 1981, p. 370 con bibliografia precedente; A. Antonelli, in Simone De Magistris. Un pittore visionario tra Lotto e El Greco, catalogo della mostra a cura di Vittorio Sgarbi, Venezia 2007, p. 285; A. Bufali, Committenze artistiche di francescani e agostiniani a Matelica nel Rinascimento, in Gli ordini mendicanti, Atti del XLIII Convegno di Studi Maceratesi, Macerata 2009, pp. 687-724; A. Antonelli in San Francesco in Diocesi. I luoghi francescani del bacino: Fabriano, Sassoferrato, Genga, Cerreto d'Esi, Matelica, Fabriano 2010, p. 66 e pp. 251-254.

OSSERVAZIONI

La pala è incastonata nella sua cornice originaria presso il secondo altare sinistro. Nell'angolo sinistro in basso è apposta la firma del pittore e data di esecuzione (DE NOBILIBUS A CALDAROLA A(nno) D(omini) MDLXVIIII DURANS PINGEBAT), mentre su tutta l'ampiezza del listello alla base della tela compare indicazioni sul donatore: HOC PETRUS SIMON CURAVIT PINGIER ARPAE EX TESTAMENTO FABRIANENSIS OPUS (Pier Simone dell'Arpa da Fabriano dispose con testamento che fosse dipinta questa opera).

COMPILAZIONE

Data compilazione 2013

Compilatore Biocco E.

Video Gallery

Matelica

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