Domenica 20 Ago 2017
Matelica

matelicaAl centro della Vallata dell'Esino, protetto dall'abbraccio dell'Appennino, parallelo all'Adriatico, il territorio di Matelica ha caratteristiche uniche che gli consentono di generare una meraviglia dell'enologia: il Verdicchio di Matelica, il vino che si fregia di una delle prime DOC istitute a livello nazionale. Centro dell'omonima Strada del Vino, è un luogo intriso di storia, arte, cultura. Archeologia, architettura, chiese, eremi, raccolte, musei dilatano la dimensione turistica. Il territorio è disseminato di testimonianze di ieri come d'avanguardia, di luoghi mistici come di scorci naturali, di opportunità ricreative e sportive, di risorse imprenditoriali e laboratori di qualità, di aziende agricole e vitivinicole che l'hanno fatta conoscere al mondo come i tanti suoi figli illustri citati dai libri di storia a livello mondiale.

Facciata Palazzo Finag0004.jpgPiazza Enrico Mattei.jpgFacciata Sfilippo.jpg1011percorso38.jpg1011percorso37.jpgTeatro.jpgEnoteca.jpgCorso VittEmanueleII.jpgmuseo archeologico 1.jpgPanorama Matelica Gol0008.jpgIMG_6633.jpg14 Loggetta Ottoni sec XVI.jpg1011percorso36.jpg

 

Pannelli Santa Teresa

Descrizione

I due pannelli sono ciò che rimangono di un trittico in origine collocato sull'altare maggiore dell'antica chiesa di Sant'Antonio abate, edificio venduto ai monaci silvestrini e poi demolito nel corso dell'Ottocento. In entrambi le figure dei santi si soffermano su un rigoglioso tappeto erboso analiticamente descritto, di cui il secondo punteggiato da rose selvatiche rosse e bianche, e si stagliano su un fondo oro granito a racemi, terminante ad ogiva, un tempo completato dalla perduta carpenteria. Nella tavola di sinistra sono raffigurati il barbuto profeta Daniele, alla sommità con veste svolazzante e cartiglio, l'elegante san Sebastiano, con il grande arco e la freccia, e santa Caterina d'Alessandria, mentre tiene il libro e la ruota dentata simbolo del suo martirio. Alquanto accurato è il loro abbigliamento che li attualizza come cortigiani alla moda: san Sebastiano presenta una sontuosa giornea, broccata e foderata di pelliccia, indossata al di sopra del farsetto rosso cremisi, questo con maniche tagliate fino al gomito da cui fuoriesce la candida camicia, e delle calze solate, con punta allungata in rosso scuro e fibbia dorata, abbinate all'immancabile berretto; del medesimo colore rosso scuro è la cotta di santa Caterina, dalle tipiche maniche aderenti tagliate fino al gomito e abbellita da raffinati dettagli dorati, sulla quale indossa un regale mantello candido con ramoscelli e bordi in oro.

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Chiesa e monastero dei SS Antonio e Teresa

Descrizione

Facciata interamente in laterizio suddivisa in due fasce sovrapposte, separate da una trabeazione impostata su paraste. In basso si apre il portale, lineare, sormontato da timpano triangolare, mentre al centro della zona superiore, raccordata all'inferiore da grandi volute, è aperto un finestrone con coronamento e timpano curvilineo. L'interno mostra un impianto a croce greca inscritto in un quadrato, prolungato con un profondo coro nella zona presbiteriale a profilo poligonale. Lo spazio cruciforme interno appare articolato in una navata longitudinale con due navatelle minori laterali. Il tetraconco è definito da quattro pilastri centrali e coperto con cupola. Nel presbiterio fasciato dal coro ligneo è posta la pala d'altare (Madonna con Bambino e SS. Valentino e Teresa) entro una cornice mistilinea sormontata da timpano triangolare modanato con Gloria raggiata centrale. Le navatelle laterali sono formate da tre campate, con le due centrali, corrispondenti ai bracci centrali della croce, più ampie delle altre. In questi bracci sono realizzate altrettante cappelle riccamente decorate, con altari inquadrati da binati di colonne tortili, su cui si impostano coronamenti con imposte curvilinee spezzate e ruotate, su cui sono assise figure angeliche in stucco.

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Paliotto

Descrizione

Il paliotto dal finissimo intaglio dorato probabilmente fu realizzato per l'altare principale della chiesa intitolata alla Santissima Annunziata, come giustifica la presenza al centro, nell'ovale a rilievo, dell'arcangelo Gabriele e della Vergine annunciata. Lo stemma intagliato soprastante (uno scudo composito con scacchiera a sinistra e tre stelle e leone rampante a destra) appartiene ai Grassetti, chiaro riferimento alla committenza da parte di una delle più ricche famiglie cittadine per un'istituzione religiosa, la chiesa con l'annesso monastero benedettino detto delle "Monachette", che accoglieva giovani fanciulle della buona società matelicese. La cornice esterna, poggiante su un basamento marmorizzato, è costituita da due paraste laterali con festone intagliato ad altorilievo e da una fascia superiore decorata da girali di foglie incisi nello spessore della mestica e poi bruniti, creando un vibrante contrasto con il fondo opacizzato. L'unicità e la particolare raffinatezza del paliotto risiedono nel fronte, dove si sviluppa una leggera trina di ampi e sinuosi girali d'acanto, motivi vegetali e fiori che termina agli angoli con piccoli grappoli.

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Madonna dell Culla

Descrizione

Il particolare soggetto iconografico della Madonna della culla ha trovato diffusione, intorno ai primi decenni del Quattrocento, in opere di artisti di scuola fabrianese, molto probabilmente a seguito di un prototipo, ormai perduto, lasciato o inviato in patria dal grande Gentile da Fabriano e replicato più volte con piccole varianti e in diverse tecniche. Tra i diversi esemplari, il dipinto matelicese risulta indubbiamente quello di maggiore rilevanza sia per qualità formale e cromatica sia per la stretta adesione ai modi gentiliani. In quanto tema strettamente legato alla Natività, la scena è dominata dalla Madonna genuflessa che adora il Figlio, adagiato su una culla lignea a dondolo, il quale è nudo, circondato da raggi dorati mentre fissa la madre e pudicamente trattiene un lembo del perizoma velato, ciò a dimostrare la sua natura divina e umana di Verbo incarnato. Sicuramente nella Vergine si ritrovano le maggiori rispondenze con quelle dipinte da Gentile, sebbene tradotte in un fare più approssimato: il volto dal luminoso, morbido incarnato e dai capelli biondi è quanto di più vicino alle figure gentiliane, come del resto i raffinati dettagli in oro dei bordi del velo bianco, del mantello blu e dell'aureola che recano le parole della Ave Maria in latino.

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Crocifisso duecentesco

Descrizione

La tavola corrisponde alla tipologia del crocifisso dipinto destinato ad essere appeso davanti ai fedeli nella parte terminale della navata, al fine di suscitare una partecipata meditazione sulla Passione e sulla Redenzione. Ha come soggetto il Cristo trionfante di origine alto medievale, vale a dire la divinità incarnata che non soffre e muore sulla croce, come attestano l'atteggiamento impassibile e gli occhi aperti, ma vince sulla morte. La figura è in posa statica, ma non rigidamente frontale; il volto è incorniciato dal grande nimbo intagliato e dalla chioma che scende in riccioli sulle spalle, mentre le membra sono delineate graficamente. Con lo stesso linearismo sono definite le figure poste ai lati e di minori dimensioni, la Vergine e san Giovanni Evangelista, che nella gestualità e nell'espressione dei volti restituiscono una malinconica sofferenza. All'estremità dei bracci si trovano figure di angeli adoranti, con le mani velate in segno di omaggio. La croce è uno degli esemplari più notevoli della pittura romanica marchigiana, opera di un maestro locale influenzato da modelli umbri (evidenti sono i richiami al Crocifisso di San Damiano di Assisi) e in particolare spoletini, riproposti qui in uno stile autonomo e con una particolare sensibilità cromatica.

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