Domenica 20 Ago 2017
Matelica

matelicaAl centro della Vallata dell'Esino, protetto dall'abbraccio dell'Appennino, parallelo all'Adriatico, il territorio di Matelica ha caratteristiche uniche che gli consentono di generare una meraviglia dell'enologia: il Verdicchio di Matelica, il vino che si fregia di una delle prime DOC istitute a livello nazionale. Centro dell'omonima Strada del Vino, è un luogo intriso di storia, arte, cultura. Archeologia, architettura, chiese, eremi, raccolte, musei dilatano la dimensione turistica. Il territorio è disseminato di testimonianze di ieri come d'avanguardia, di luoghi mistici come di scorci naturali, di opportunità ricreative e sportive, di risorse imprenditoriali e laboratori di qualità, di aziende agricole e vitivinicole che l'hanno fatta conoscere al mondo come i tanti suoi figli illustri citati dai libri di storia a livello mondiale.

Facciata Palazzo Finag0004.jpgPiazza Enrico Mattei.jpgFacciata Sfilippo.jpg1011percorso38.jpg1011percorso37.jpgTeatro.jpgEnoteca.jpgCorso VittEmanueleII.jpgmuseo archeologico 1.jpgPanorama Matelica Gol0008.jpgIMG_6633.jpg14 Loggetta Ottoni sec XVI.jpg1011percorso36.jpg

 

Chiesa e monastero di Santa Maria Maddalena

Descrizione

Dopo il restauro del 1750, nella composizione spaziale fu mantenuta la tradizionale bipartizione delle chiese delle Clarisse, con un'aula accessibile ai fedeli e una riservata alle suore, situata dietro l'altare e separata dall'altra. La facciata in laterizio fu realizzata nel 1763 ed intonacata di bianco nel 1766. Essa è divisa in due zone sovrapposte dal cornicione della trabeazione, impostata su paraste tuscaniche, lungo la quale corre un'iscrizione che ricorda l'antico titolo della chiesa. Il portale mostra un coronamento con ampio medaglione sormontato da cornice mistilinea. Nella parte alta raccordata con volute ad andamento spiraliforme, si apre un finestrone centinato coronato da cornice mistilinea, decorato con testine angeliche ed arricci ed inquadrato da due paraste con capitelli ionici. Le forme di questo finestrone sono frutto di un suo ampliamento che, secondo i Libri di Memorie, è avvenuto nel 1806. Al di sopra del finestrone, al centro del timpano curvilineo spezzato di coronamento, è posta una specchiatura mistilinea. Alle estremità delle imposte del timpano sono collocate due urne. L'edificio conventuale risale in larga parte al XVIII secolo: della costruzione duecentesca non rimane nulla. Il campanile è ciò che rimane della fase quattrocentesca. La chiesa, costruita nel 1750, è divisa in due aule: una più grande per i fedeli e una più piccola dove, secondo una disposizione tipica delle chiese monastiche, le suore assistono alle funzioni religiose. Ha un ricco apparato decorativo articolato, a livello planimetrico, in un'unica aula profilata in una sorta di ellissoide mediante lo smusso arrotondato degli angoli, nella cui parte alta si aprono quattro coretti lignei intagliati e dorati, con volute, testine angeliche e conchiglie (opera di Antonio Politi, dopo il 1750). le pareti interne sono scandite da colonne in scagliola, dipinte in finto marmo, con capitelli pseudo-ionici, dorati, su cui si imposta una trabeazione modanata molto aggettante.

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Torchio Mistico

Descrizione

Il dipinto costituisce l'unica attestazione marchigiana di una delle raffigurazioni allegoriche più suggestive del mistero eucaristico, quella del Torchio Mistico, che vede nel Cristo il frutto da spremere affinché il succo ottenuto, vale a dire il suo sangue, sia bevanda di redenzione per i peccatori. Il tema iconografico trae spunto da un versetto del Libro del profeta Isaia (63, 3) "Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me" - metafora del Dio vendemmiatore e premonizione della solitudine di Gesù -, collegato al "grappolo d'uva" della Terra Promessa, quello riportato con una stanga dai due esploratori inviati da Mosè durante la ricognizione nel paese di Canaan (Numeri 13, 17-24), allegoria di Cristo e prefigurazione della sua passione. La connessione "grappolo d'uva-Cristo" spetta ad Agostino d'Ippona, il quale nella sua esegesi veterotestamentaria in chiave cristologica messa a punto nelle Enarrationes in Psalmos, opera di carattere prevalentemente pastorale e destinata alla predicazione, evidenzia come "Il primo grappolo d'uva schiacciato nel torchio è Cristo. Quando tale grappolo venne spremuto nella passione, ne è scaturito quel vino il cui calice inebriante quanto è eccellente!" (Esposizione sul Salmo 55, 3-4).

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Noli me tangere

Descrizione

La tela, firmata e datata da Ramazzani, traduce in maniera letterale e didascalica, secondo i dettami della pittura controriformata, un noto passo del Vangelo di Giovanni (20, 1-8), quello in cui è narrata l'apparizione di Cristo risorto a Maria di Magdala. Le figure in primo piano, infatti, rappresentano l'episodio principale con l'elegante Maria piangente nelle vicinanze del sepolcro che, d'improvviso, riconosce Gesù, dopo averlo scambiato inizialmente per il custode del giardino; il Risorto le intima di non toccarlo ma piuttosto di recarsi dagli altri discepoli per annunciare la sua resurrezione. Come consuetudine, la donna è inginocchiata in un prato fiorito davanti a Cristo, raffigurato in veste di giardiniere o contadino con cappello e vanga in spalla. Volgendo l'attenzione sul fondo della rappresentazione, si distinguono tuttavia altre scene dove compare ripetuta la stessa Maria di Magdala per altre due volte: le raffigurazioni in secondo piano, Maria che dopo aver trovato vuoto il sepolcro corre ad avvisare Pietro e Giovanni e sempre la discepola che di fronte al sepolcro aperto colloquia con i due angeli seduti su di esso, sono in realtà gli antefatti all'episodio principale e finale del racconto che dal fondo si snoda sinuosamente, da destra a sinistra fino al primo piano, verso lo spettatore.

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Trinità e anime purganti

Descrizione

Sulla parete di fondo dell'area presbiteriale, nuovamente decorato nel 1897 con specchiature, e all'interno di un nicchione a tutto sesto abbellito da festoni è collocata la tela principale del complesso raffigurante il Cristo crocifisso e la Trinità con le anime purganti. Il dipinto rappresenta nella parte superiore l'immagine struggente del Cristo sovrastata da Dio Padre, oltre che dalla colomba dello Spirito Santo, e circondata da angeli che raccolgono il suo sangue, chiara allusione all'Eucarestia e al valore espiatorio e salvifico del sacrificio di Cristo. L'originale e suggestiva raffigurazione della Trinità domina la visione sottostante delle anime purganti, che appaiono immerse nel fuoco e tormentate dalle fiamme purificatrici. L'opera, precedentemente attribuita a Salvator Rosa, è stata recentemente ricondotta al pittore Biagio Puccini, uno degli interpreti più singolari del barocchetto romano, già affermato sulla scena romana per aver ottenuto committenze papali. In quanto "ardente spirito" artistico, forgiato sull'esempio di maestri tardo barocchi e in particolare su Giacinto Brandi, Puccini ha concepito il soggetto attraverso una composizione dall'andamento vorticoso e caratterizzata da violenti contrasti cromatici e luministici; inoltre l'agitazione psicologica dei personaggi, il disegno nervoso, l'effetto sfumato e indefinito della stesura pittorica, uniti all'ardita costruzione della scena, evidenziano l'originalità inventiva dell'autore e la sua predilezione per soggetti di carattere mistico e d'impatto emozionale, aspetti che lo rendono uno degli interpreti più significativi e congeniali del suo tempo.

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Palazzo Vescovile

Descrizione

La costruzione del Palazzo Vescovile fu avviata subito dopo il ritorno della Cattedra vescovile a Matelica, nel 1785, e venne portato a compimento nel 1793. La facciata principale, che delimita a destra lo spazio antistante la Cattedrale, è in uno stile neoclassico sobrio e lineare. Essa presenta un rivestimento in laterizio reso a bugnato liscio in corrispondenza del primo ordine, fino all'altezza del portale monumentale, e nella parte superiore articolato da una partitura decorativa di pseudo paraste in rilievo che scandisce la muratura e inquadra le finestre del piano nobile e del mezzanino. Ad abbellire e articolare a livello cromatico il prospetto principale sono gli elementi in pietra bianca: il grande portale centrale con paraste doppie a bugnato e aggettante cornicione; la cornice marcapiano; le mostre delle finestre, di cui quelle più grandi del piano nobile dotate di timpano; il cornicione modanato; ed, infine, i tre nastri che percorrono orizzontalmente la facciata, a partire dal piano di rappresentanza, sia in corrispondenza dei parapetti sia delle cornici delle finestre nella parte superiore. All'interno sono da segnalare l'androne e lo scalone monumentale decorati a stucco, mentre al piano nobile sono collocati il grande salone di rappresentanza e la cappella, dove è conservata una Madonna con Bambino dipinta da Raffaele Fidanza.

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