Giovedì 17 Ago 2017
Matelica

matelicaAl centro della Vallata dell'Esino, protetto dall'abbraccio dell'Appennino, parallelo all'Adriatico, il territorio di Matelica ha caratteristiche uniche che gli consentono di generare una meraviglia dell'enologia: il Verdicchio di Matelica, il vino che si fregia di una delle prime DOC istitute a livello nazionale. Centro dell'omonima Strada del Vino, è un luogo intriso di storia, arte, cultura. Archeologia, architettura, chiese, eremi, raccolte, musei dilatano la dimensione turistica. Il territorio è disseminato di testimonianze di ieri come d'avanguardia, di luoghi mistici come di scorci naturali, di opportunità ricreative e sportive, di risorse imprenditoriali e laboratori di qualità, di aziende agricole e vitivinicole che l'hanno fatta conoscere al mondo come i tanti suoi figli illustri citati dai libri di storia a livello mondiale.

Facciata Palazzo Finag0004.jpgPiazza Enrico Mattei.jpgFacciata Sfilippo.jpg1011percorso38.jpg1011percorso37.jpgTeatro.jpgEnoteca.jpgCorso VittEmanueleII.jpgmuseo archeologico 1.jpgPanorama Matelica Gol0008.jpgIMG_6633.jpg14 Loggetta Ottoni sec XVI.jpg1011percorso36.jpg

 

Crocifisso Giardini

Descrizione

La grande croce processionale portatile, come si deduce dal lungo braccio verticale, fu commissionata e appartiene alla Confraternita del Santissimo Sacramento. La struttura lignea, di pregiato legno del Brasile, risulta tutta profilata da una cornice in lamina d'argento modanata e lavorata a sbalzo, mentre alle estremità dei tre bracci si trovano, sempre in lamina d'argento, cartelle trilobate definite da volute e da motivi a conchiglia, con i campi interni arricchiti da coppie di cherubini. Di particolare effetto è la statua del Cristo crocifisso, ottenuta dalla lavorazione di più di otto chili d'argento. La contenuta emotività del Cristo morto, rappresentato con il capo reclinato verso destra e con il corpo ormai abbandonato formante l'accentuata curva a sinistra, contrasta con l'impennata improvvisa del perizoma, fortemente modellato, che si solleva verso l'alto. Altrettanto evidente è il contrasto ricercato tra l'effetto lucido e splendente della superficie del corpo, con le gambe trattenute da due chiodi, e quello opaco e satinato del tessuto, dei capelli e della barba, creando un particolare gioco luministico. Sopra la testa coronata di spine figura un grande cartiglio obliquo, con il titolo scritto in tre caratteri diversi, mentre al di sotto dei piedi è collocata una lastra, elaborata a forma di drappo, recante incisa una lunga iscrizione in latino in cui sono elencate le indulgenze legate all'esposizione del Crocifisso, indulgenze concesse da Clemente XI su richiesta e intercessione del mons. Venanzio Filippo Piersanti, maestro della confraternita. Con ogni probabilità lo stesso Piersanti ha ricoperto il ruolo fondamentale di intermediario non solo nel contattare l'importante argentiere attivo alla corte papale, Giovanni Giardini, ma anche nella committenza della confraternita, alla quale l'opera fu consegnata nel 1715. Il Crocifisso matelicese costituisce, senza dubbio, una delle opere di maggiore qualità dell'argentiere forlivese proprio per la perfezione tecnica e la raffinata resa formale.

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Martirio San Adriano

Descrizione

Al centro dell'animata scena, composta da una moltitudine di personaggi disposti come all'interno di un vortice, figura il protagonista, il giovane ufficiale romano Adriano in attesa dell'imminente martirio: il taglio del braccio destro, a cui faranno seguito l'altro arto e la testa. Il santo sta per genuflettersi, ha lo sguardo verso il cielo da dove discende un angelo che gli porge la corona e la palma del martirio. Alla costruzione in senso dinamico e teatrale della rappresentazione, si aggiunge la scelta di una brillante e vivace gamma cromatica quasi a contrasto con il soggetto drammatico. La tela è una delle opere più rappresentative della produzione originale e inconfondibile del romano Biagio Puccini, caratterizzata da un linguaggio pittorico dal forte impatto emozionale, tradotto in composizioni estremamente articolate, dalle pennellate frangiate di colore squillante e, soprattutto, dagli accesi contrasti luminosi.

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Immacolata e santi

Soggetto

Immacolata con i santi Giovanni Evangelista, Carlo Borromeo e Nicola da Tolentino

Descrizione

La parte superiore della tela è dominata, al centro, dalla figura stante della Vergine che, secondo l'iconografia dell'Immacolata Concezione, si staglia su una luce globulare giallo-arancione, emergente dallo squarcio di nuvole grigie del cielo, con i piedi poggiati sulla mezza luna: l'immagine è ispirata dai versi del Cantico dei Cantici "Bella come la luna, splendente come il sole", le cui allegorie sono fonte delle Litanie mariane e lauretane. Nella parte inferiore trovano collocazione le tre figure di santi in mistica adorazione della Vergine apparsa: a sinistra l'evangelista Giovanni; al centro, in asse con l'Immacolata, san Carlo Borromeo orante rivolto verso i fedeli; a destra san Nicola da Tolentino che tiene un ramo di gigli in mano. La scena è ambientata sullo sfondo di un paesaggio con veduta di città, dove sia all'orizzonte sia nel primissimo piano sono visualizzati attributi inerenti alla simbologia mariana e, nello specifico, a quella dell'Immacolata Concezione: si riconoscono la palma, la scala con arco trionfale (Porta del Cielo), il giardino recintato (Giardino chiuso), il tempio (Tempio dello Spirito Santo), la torre (Torre di Davide), il pozzo (Pozzo delle acque vive), il ramo di rose (Rosa mistica), un serpentello (in riferimento al Peccato originale, di cui la Vergine è esente), lo specchio (Specchio senza macchia), la fontana (Fontana della grazia o dell'orto).

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Cattedrale Santa Maria

DATI ANALITICI

Descrizione Facciata in mattoni; la struttura più antica, il campanile, a base quadrata con due ordini di bifore sui quattro lati, è incastrato tra due basse ali terrazzate che ripetono nelle bifore il motivo della torre. Nella parte centrale della facciata si aprono due monofore; due ingressi con portali a tutto sesto, introducono all'interno. Al centro della facciata si trovano stemmi cardinalizi. L'interno, rifatto sull'esempio di una tipologia brunelleschiana, presenta tre navate e un corto transetto sul cui incrocio si innesta la cupola formata da un tamburo ottagonale, coperto da un tetto spiovente "a spicchi". L'interno è unificato da un aggettante marcapiano orizzontale che si snoda sopra le verticali dei pilastri, sottolineate da paraste scanalate. Ai lati del presbiterio ci sono due cappelline a pianta rettangolare con volta a botte, non interessate dal restauro novecentesco. La cappella di sinistra, dedicata alla Madonna di Loreto, risale al 1663 (arch. Carlo Cambi 1663-1674). La cappella di S. Biagio a destra dell'altare, risale al XVII secolo. In posizione autonoma rispetto al resto della chiesa, si pone la cappella del SS. Sacramento, che consta di un ingresso autonomo in Via S. Maria. La sua presenza dovrebbe essere contemporanea alla fase seicentesca della chiesa; notizie di un restauro risalgono al 1735, nelle sue forme attuali risale al 1898.

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Porta Molini

Descrizione

La porta, il cui nome deriva dalla prossimità dei mulini lungo il fiume Esino, è una delle due porte dell'ultima cerchia muraria di Matelica (1500), sopravvissuta, insieme a Porta Campamante, alle demolizioni ottocentesche. Realizzata in laterizi, è ad un unico fornice: arco a tutto sesto sovrastato da mensoloni aggettanti con caditoie per effettuate difesa piombante. Praticabile all'interno, presenta alcune finestre e una porta con accesso su Via Umberto I (Via Umberto I, n.83), realizzate successivamente. Copertura a doppio spiovente.

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