Lunedì 21 Ago 2017
Pioraco

pioracoPioraco è stata definita la Svizzera delle Marche per le sue straordinarie bellezze naturali di grande suggestione come il Sentiero Vurgacci. Per queste, ancora oggi intatte, Isabella D'Este Gonzaga diceva che è "loco tanto ameno quanto la natura havesse potuto fare". Completano l'offerta moderne strutture sportivo-ricreative. Ricco di acque, il territorio ha ispirato ai suoi abitanti la fabbricazione della carta: una raccolta di filigrane documenta l'attività svolta nella cartiera dai suoi maestri incisori; nella Bottega della Carta si assiste alla fabbricazione manuale con tecniche e strumenti del 1300. Come in tutto il territorio , chiese e palazzi sono scrigni di arte. Grandi pittori come Luca Signorelli, hanno lasciato tracce straordinarie della loro produzione.

 


 

 

Grotta di San Vittorino

Da una piazzetta posta dietro l'attuale caserma dei Carabinieri, una targa all'inizio di una ripida scaletta di cemento indica la Grotta di San Vittorino su un fianco del Monte Gualdo. lnerpicandosi si arriva ad una grotticella chiusa da un'inferriata e di ferro battuto contenente un altarino, a circa cento metri di dislivello al di sopra del centro abitato. In questo luogo nel VI secolo si ritirò in penitenza San Vittorino, patrono di Pioraco e fratello di San Severino, patrono e vescovo dell'omonima città. Questa grotticella richiama alla mente analoghi luoghi in cui si rifugiarono molti anacoreti nel Medioevo. A San Vittorino fu dedicata anche La Pieve, la più antica chiesa di Pioraco che dal 10 settembre 1950 conserva di nuovo le sopoglie del Santo.

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Chiesa del Crocifisso

All'interno dell'antica chiesa di stile romanico gotico dedicata originariamente alla Vergine Annunziata, successivamente al Santissimo Crocifisso, sulla riva sinistra del fiume Potenza, nei secoli XIV e XV furono eseguiti affreschi di buona fattura alcuni dei quali sono stati staccati e trasportati nella chiesa di San Francesco dove sono visibili: tra questi un'Annunciazione con Madonna con Bambino attribuita a Arcangelo di Cola.

Una Crocifissione a firma Girolamo di Giovanni, esponente di spicco della scuola pittorica di Camerino, si trova ancora nella chiesa.

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Pioraco - Le Chiese

Se San Francesco, ora sede municipale, è uno scrigno di tesori d'arte. La Chiesa della Madonna della Grotta (nota anche come Madonna della Carcera) è interessante sia per la sua struttura architettonica che per la grotta scavata al suo interno che custodisce una statua lignea della Vergine risalente al XV secolo. I restauri hanno riportato allo splendore del XV secolo la Chiesa del Crocifisso, dove si ammira una Crocifissione di Girolamo di Giovanni.

Nella Parrocchiale di San Vittorino, sorta sui resti di un tempio romano, le spoglie del patrono di Pioraco ricevono l'omaggio dei fedeli: Anacoreta del V-VI secolo, visse a lungo nella grotta che ha il suo nome. Nella frazione Seppio infine, l'effige miracolosa della Madonna delle Lacrime è custodita nell'omonima chiesa.

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Il commercio degli stracci

Pioraco ebbe il suo massimo splendore sotto la signoria dei Da Varano, proprietari di una “cinciara”, ovvero incettavano e commerciavano in stracci, che servivano allora come materia base per fare la carta a mano. Ecco perché la carta “nasce” a Pioraco prima ancora che a Fabriano.

I Varano ne attivarono artigianalmente la fabbricazione nel '400 e '500 e diedero un forte contributo allo sviluppo produttivo, come dimostrato da frequenti contratti e concessioni. Erano molti i piorachesi che ricevevano i locali, le attrezzature necessarie alla lavorazione della carta, la dovuta quantità di stracci, con l'obbligo di consegnare, entro i termini prestabiliti, la carta e il denaro per l'affitto.

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La filigrana

La filigrana e l'anima trasparente della carta. In origine doveva essere un modo per distinguerne provenienza e qualità, ma ancora oggi serve soprattutto per ostacolare la falsificazione delle carte valori. Costituita da spessori diversi della carta, nasce dalla stratificazione di fibre in corrispondenza dei rilievi o dei solchi appositamente strutturati su una tela metallica. I differenti spessori che ne risultano danno trasparenze ed opacità, luci e ombre o linee del disegno visto in controluce. Il filigranista incide, osservandola contro luce. su una tavoletta di cera il rilievo del disegno. Dalla tavoletta incisa, con la glavanoplastica si ricavano punzoni metallici maschio e femmina con cui si imprimono solchi e rilievi dell'incisione stessa sulla tela filigranatrice.

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