Lunedì 21 Ago 2017
Pioraco

pioracoPioraco è stata definita la Svizzera delle Marche per le sue straordinarie bellezze naturali di grande suggestione come il Sentiero Vurgacci. Per queste, ancora oggi intatte, Isabella D'Este Gonzaga diceva che è "loco tanto ameno quanto la natura havesse potuto fare". Completano l'offerta moderne strutture sportivo-ricreative. Ricco di acque, il territorio ha ispirato ai suoi abitanti la fabbricazione della carta: una raccolta di filigrane documenta l'attività svolta nella cartiera dai suoi maestri incisori; nella Bottega della Carta si assiste alla fabbricazione manuale con tecniche e strumenti del 1300. Come in tutto il territorio , chiese e palazzi sono scrigni di arte. Grandi pittori come Luca Signorelli, hanno lasciato tracce straordinarie della loro produzione.

 


 

 

La gualchiera

Nel Museo della Carta e della Filigrana è ricostruita una gualchiera, nome medievale della cartiera, in cui si possono seguire dal vivo le fasi di lavorazione manuale del Trecento che andavano dalla triturazione di pezzi di stoffa e cotone con la pila idraulica a magli multipli per ricavare la cellulosa (che grazie alla soda caustica successivamente sarà estratta dal legno degli alberi) alla separazione con un setaccio delle parti solide da quelle liquide.

Un movimento ondulatorio sincronizzato serviva a rendere uniforme lo strato che si veniva a creare e che in quantità di 250/500 pezzi veniva pressato per dare la sagoma al foglio di carta.

Per la porosità del semilavorato l’ inchiostro sarebbe scomparso perchè assorbito: i fogli venivano allora immersi nella colla e lasciati appesi ad asciugare per un tempo che era di qualche ora in estate e di intere settimane in inverno.

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L'arte della Carta

All' interno della trecentesca chiesa di San Francesco c'è l'altare dei cartai, testimonia come la fabbricazione della carta, che in città risale alla metà del XIV secolo, favorita dall'abbondanza delle acque, sia stata una risorsa essenziale per Pioraco. Le numerose piccole gualchiere divennero, nel XIX secolo, proprietà delle gloriose Miliani di Fabriano (oggi Gruppo Fedrigoni). La Gualchiera è la ricostruzione di una bottega medievale dove si assiste alla fabbricazione manuale della carta attraverso le tecniche ed i macchinari di un tempo.  L'antica arte rivive anche nel Museo della Carta e della Filigrana: filigrane artistiche, carte filigranate, documenti storici, attrezzature di diverse epoche testimoniano la lunga evoluzione della fabbricazione della carta dalle origini ad oggi.

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Il nome Pioraco

Prolaqueum o prope lacum (vicino al lago, in riferimento a quello estintosi nel 1660) dal 1870 ha adottato quale stemma il gambero contornato da due bandiere con armi, corazze, insegne dell'antica Roma e le scritte: "Prolaqueo stazio militaris romana" e "Solertiae signum". Tradizione vuole che, nel 1594, ritiratesi le acque dopo una disastrosa alluvione, si rinvenne in San Francesco un ganbero vivo. Come ex voto la comunità commissionò un altare (distrutto nel 1790) ed una tela con panoramica del paese (ancora visibile). I gamberi si catturavano durante le notti di luna piena, nei mesi d'agosto e settembre negli affluenti del fiume Potenza dove l'acqua era limpida e calma. Un tempo assai numerosi nei comuni di Pioraco, Fiuminata e Sefro, sono da gistare in umido, alla griglia, in salsa per primi piatti.

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Pioraco - La storia

Di Pioraco si è scritto che è una delle pagine più grandiose della geologia e della storia. Luogo di insediamenti primitivi, conosce un periodo di grande splendore in epoca romana, quando si arricchisce di templi, teatro, terme e piscina limaria epuratoria.  Delle vestigia di Ploraqueum, importante stazione militare, restano Ponte Marmone. sul fiume Potenza, e vari reperti. Nel Medioevo, Pieve dedicata San Vittorino, (anacoreta, V-VI secolo), Pioraco torna a nuovi fasti attraverso la Signoria dei Da Varano che dà impulso, attraverso il commercio degli stracci alla lavorazione della carta a mano, già fiorente nei primi anni del XV secolo.  La ricchezza di acque e cascate ha anche in seguito favorito lo svitppo della città in senso industriale piuttosto che agricolo-pastorale.

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