Domenica 20 Ago 2017

Scuola elementare Alessandro Luzio (XX sec.)

La città di San Severino iniziò ad occuparsi della costruzione di un edificio scolastico pubblico fin dagli anni venti del XX sec., a seguito della riforma Gentile del 1923 sull'organizzazione della scuola che istituì l'obbligo della scuola elementare dai sei ai dieci anni. L'intento di realizzare una nuova scuola per rispondere alle sempre crescenti esigenze didattiche, generate dall'obbligo d'istruzione si presentò già nel 1898, anno a cui risale il progetto ad opera dell'ing. Federiconi di Città di Castello. Il complesso che venne presentato era adibito all'istruzione elementare maschile e femminile e al Ginnasio, includendovi perfino al piano superiore alcune aule da destinare a Biblioteca e Pinacoteca, la tipologia architettonica e la distribuzione funzionale vennero concepite seguendo attentamente la normativa delle Istruzioni tecnico-igieniche intorno alla compilazione dei progetti di costruzione di nuovi edifici scolastici. L'area allora prescelta occupava una località attigua al Convento di San Domenico, confinante con la via Eustachio e con l'orto dei Domenicani. L'impostazione planimetrica dell'edificio, con le due ali che abbracciavano una corte centrale e la solenne facciata sapientemente adornata da cornici e fasce marcapiano, rispecchiava in pieno il gusto neoclassico.

L'eccessiva grandiosità del progetto e la mancanza di fondi, non ne resero possibile l'esecuzione e le scuole urbane rimasero dov'erano, all'interno del fabbricato delle Virginie, per nulla rispondenti alle norme prescritte per gli edifici scolastici, ai minimi requisiti igienici e alle condizioni di stabilità statica. L'esigenza di costruire una scuola permarrà fino al 1940, quando verrà finalmente costruita su progetto dell'ing. Angelo Guazzaroni da Roma, nel rione di Contro. Nel 1937 il comune di San Severino Marche otteneva dal Ministero dei Lavori Pubblici l'autorizzazione a contrarre un mutuo per la costruzione di un edificio per le scuole elementari . Inizialmente furono valutate due distinte aree: quella prospiciente al monumento dei caduti, in cui sarà di lì a poco costruito il complesso della GIL, e l'altra, in località di Contro, che sarà poi la prescelta, desiderando l'amministrazione ampliare la città oltre il fiume e dando inizio, in tal modo, al processo di urbanizzazione di tutto il nuovo quartiere di Contro. Il progettista incaricato fu Angelo Guazzaroni, ingegnere specializzato nella costruzione di edifici scolastici e famoso per aver progettato insieme all'arch. Piacentini nel 1911 lo stadio nazionale in via Flaminia a Roma. Egli dovette presentare più volte il progetto, poiché l'amministrazione comunale lo giudicava continuamente di capacità e importanza superiori a quelle necessarie. Tenuto conto di alcune indicazioni di orientamento e andamento planimetrico fornite dal nuovo strumento urbanistico, il progetto accettato fu posto col suo fronte maggiore normalmente all'asse del ponte, così da inquadrare un'ampia piazza destinata a divenire il centro del nuovo quartiere e assecondare il desiderio dell'Amministrazione a realizzare un nuovo campo sportivo a lato della scuola. L'edificio si componeva di due piani in elevazione oltre ad un parziale piano seminterrato, al piano terra vi erano le scuole femminili, una palestra coperta e l'alloggio del custode, al secondo le maschili. Negli anni successivi l'edificio venne innalzato di un piano, rispettando la composizione esterna, ripetendone in asse le aperture ed ogni altro elemento stilistico; l'aspetto esteriore rimase coerente al linguaggio originario ma perse comunque l'accentuato effetto di verticalismo della torre. La costruzione rivela ancora oggi il deciso segno planimetrico, l'intelligente e simbolico al contempo movimento della pianta funzionale. Chiara espressione dell'ideologia architettonica fascista, della netta distinzione fra linea orizzontale e verticale, dell'orizzontalità marcata dai ricorsi delle lunghe finestre e parallelamente del verticalismo dichiarato dalle aperture della torre. L'interno rivela ancora la severità della distribuzione planimetrica tipica dell'organizzazione scolastica di quegli anni, grandi e ariose aule si aprono regolarmente lungo gli ampi corridoi illuminati da grandi finestroni. La torre è accentuata nel suo verticalismo da una lunga finestratura angolare che illumina lo scalone interno, la loggia d'ingresso giustapposta al suo basamento preceduta da un'ampia scalinata è posta in asse al ponte a costituire lo sfondo del nuovo asse viario, che dalla Porta Collina, allora ancora esistente, giungeva al nuovo rione di Contro, all'espansione di carattere residenziale-popolare oltre il fiume che prese avvio negli anni '50-'60.

Arch. Debora Bravi

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S.Severino

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