Venerdì 18 Ago 2017

Convento di San Francesco di Paola, poi vecchio Ospedale civico, oggi Casa di riposo Lazzarelli (seconda metà XVIII sec.).

L'amministrazione comunale per gli effetti della legge sulla soppressione religiosa del 21 agosto 1862, che tolse alla cassa ecclesiastica il possesso materiale dei beni passandolo al demanio dello stato, iniziò una serie di trattative con il Governo al fine di acquisire la maggiorparte dei complessi monastici della città che, ampliati e sistemati, divennero sedi di funzioni pubbliche o istituti per pubblica beneficenza, come ospedali e scuole. In un contratto del 4 maggio 1863 il comune già si appropria del complesso conventuale dei Paolini, costituito da convento, orto e chiesa, e vi trasferisce l'Ospedale Civico, precedentemente situato appena fuori la Porta del Mercato nello storico complesso ospitaliero della Misericordia, poi della Congregazione della Carità, costruito nel 1577 e per ragioni di fatiscenza abbandonato nel corso del XIX sec.. Nella città di San Severino si hanno le prime notizie sulla presenza dell'ordine dei Paolini nel 1644, quando ai Padri Minimi fu concesso per testamento di Sulpicia Massarelli uno spazio attiguo alla chiesa di San Severino al ponte, sufficiente a edificare il loro Oratorio, ma dai documenti si conosce che i Padri dovettero preferire ubicare la propria sede accanto alla Canonica del Castello, affacciata alla platea communis, ove rimasero fino al 1764, solo allora decisero infatti di trasferirsi a capo del ponte di San Severino, nel luogo in cui costruirono sulle memorie dell'antico ospedale dei Crociferi risalente al XIII sec.

il loro nuovo convento. Nell'antica chiesa, ceduta ed intitolata nel 1759 a San Francesco di Paola, i Padri esercitavano anche attività d'istruzione per i ragazzi del vicino borgo di Fontenuova, dopo la soppressione napoleonica nel 1810 la chiesa venne adibita a caserma. L'attuale complesso che oggi ospita la "Casa di riposo Lazzarelli" è il risultato delle continue trasformazioni effettuate sul primo impianto settecentesco, corrispondente al lungo corpo del convento che si attestava perpendicolarmente alla via Eustachio mediante il fronte a tre finestre con portone centrale; la conversione ad ospedale civico richiese diversi ampliamenti, nel 1898 venne annesso il corpo a sud collegato alla struttura del convento mediante il voltone di passaggio veicolare, tra il 1905 e il 1948 venne prolungata la facciata raggiungendo l'attuale lunghezza ed unendosi alla chiesa mediante il nuovo corpo a tre finestre, infine tra il 1948 e il 1951 l'intero fronte subì l'innalzamento di un piano (il secondo). Dalla settecentesca raccolta manoscritta del Crivelli sulle epigrafi della città, aggiornata nel XIX sec. dal Ranaldi ed oggi conservata in biblioteca, Iscrizione lapidarie della città e diocesi di Sanseverino, si conosce che in prossimità della porta principale d'ingresso al Convento vi era un meccanismo assimilabile per forma e funzione alla "ruota degli innocenti"; il manoscritto infatti descrive che vi era stata aperta una buca rotonda e sopra vi era stata infissa una pietra su cui incisa era la seguente frase – Excipit hic pietas quem reicere parentes – Qui la pietade accoglie e presta aiuto a chi dai genitor s'ebbe rifiuto-.

Arch. Debora Bravi

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S.Severino

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