Domenica 20 Ago 2017
S. Severino

san severinoImmersi in una natura rigogliosa e benigna, il nucleo antico di Castello, la splendida Piazza del Popolo con Palazzo Municipale e Teatro Feronia, il Museo Archeologico, la Pinacoteca, chiese, santuari, monasteri, un centro storico in cui palazzi straordinari si susseguono in una lunga teoria architettonica sono solo alcune delle meraviglie che riserva San Severino. Qui tutto nel tempo sembra essere stato speciale. Septempeda era una delle più importanti stazioni del territorio piceno. Da qui passavano i pellegrini che si recavano a rendere omaggio alla tomba di San Pietro, San Francesco, eremiti, mercanti, uomini d'arme. Qui vissero artisti straordinari come i Salimbeni. Un tour fatto di castelli, affreschi, dipinti, piazze, ed una vivacità culturale che ha pochi eguali.


 

Abbazia di Santa Maria in Valfucina

Notizie storiche

L'abbazia di Santa Maria in Valfucina, situata alle pendici del monte San Vicino, fu probabilmente fondata nel sec. XI dai monaci benedettini che vi rimasero fino al 1484, quando passò di proprietà al Capitolo della Cattedrale di San Severino. Si conservano del monastero ben 398 pergamene che documentano oltre quattro secoli di attività, dal 1058 al 1484, gli atti non danno comunque informazioni sulla fondazione del monastero. Nel periodo di massimo splendore, agli inizi del XIII sec., l'abbazia esercita la propria giurisdizione su circa quaranta dipendenze, tra chiese, cappelle ed eremi. Già nel corso della seconda metà del XIII sec. iniziarono a presentarsi le prime difficoltà economiche, il saccheggio da parte dei conti della Truschia degli edifici monastici e del castello e i continui tentativi del comune di San Severino di impadronirsi della rocca, le mire espansionistiche dei privati, del clero e vescovi, indeboliranno sempre più i poveri monaci che si videro costretti a vendere il loro castello di Elcito nel 1298, per 1950 libre di ravennati e anconitani.

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Chiesa di San Giovanni Battista (seconda metà XVI sec.)

La chiesa di San Giovanni venne edificata nel 1578 dai confratelli della Compagnia di S.Giovanni o della morte, quando questi si trasferirono da Santa Maria del Mercato ove si trovavano dal 1557, quando venne costituita la confraternita per iniziativa del priore Padre Vincenzo da San Miniato. Nel periodo napoleonico la chiesa venne utilizzata come stalla e fienile, successivamente nel 1815 grazie all'intervento di Giovan Battista Collio ritornò a svolgere la sua funzione religiosa. La chiesa venne arricchita nel 1865 dell'organo donato da Severino Servanzi Collio, proveniente dalla chiesa di San Francesco, da collocare nei decenni tra il XVII e il XVIII sec. è la cantoria lignea fornita di due eleganti colonne tortili in pietra scura che ne fanno risaltare la doratura. Nei pannelli della balconata sono scolpiti a rilievo le scene del battesimo di Gesù e vari santi, fra cui San Domenico e San Nicola da Tolentino. Nel 1725 il sig. Filippo Margarucci modifica gli interni affidando i progetti all'arch. Mastripaoli di Sanseverino ed i dipinti al pittore Belli da Fano. La chiesa è ad unica aula rettangolare con asse longitudinale orientato secondo la direzione est-ovest, ha all'interno cinque altari. Nell'altare maggiore la tela rappresentante la Natività fu dipinta nel 1614 da Giovanni Urbani da Urbino che vi riportò anche il volto del committente Don Carlo Margarucci. Nell'altare a destra di chi entra si vede la copia del Vasari raffigurante la Decollazione di S.Giovanni, in origine collocato nell'altare maggiore; nel secondo altare di destra è posta la statua della Vergine Addolorata, che il venerdì santo segue processionalmente l'urna sepolcrale del Cisto morto di Venanzio Bigioli. Nella prima cappella a sinistra dell'ingresso si osserva il quadro dell'angelo custode di Giulio Lazzarelli; nella seconda S.Liborio e S.Leonardo di Porto Maurizio, mediocre copia di Illuminato Fiorani del XIX sec..

arch. Debora Bravi

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Chiesa di Sant’Agostino (XII sec.)

Notizie storiche

La chiesa esistente fin dal XII sec. ed intitolata a Santa Maria Maddalena fu ceduta ai frati agostiniani verso il 1260 quando le congregazioni che vivevano negli eremi furono costrette da Alessandro IV a trasferirsi negli abitati. Nel 1473 insieme ai lavori di restauro venne rifatta la facciata come testimonia l'iscrizione sopra l'architrave della porta maggiore, allo stesso periodo si devono i dipinti nella lunetta soprastante il portale attribuiti a Lorenzo D'Alessandro. All'inizio del '500 assunse il nome di Sant'Agostino e nel 1827 divenne Cattedrale. Al 1752 risale il contratto fra i RR. PP. Agostiniani e l'architetto Pietro Loni da Como per la riedificazione della chiesa di Sant'Agostino. Alla metà dell'800 risale gran parte dell'apparato decorativo pittorico e scultoreo: il coro a due ordini, i confessionali e la bussola d'ingresso eseguiti su disegni dell'Aleandri, l'altare maggiore e alcuni laterali decorati da Venanzio e Filippo Bigioli, l'organo e la cantoria; al 1952 i dipinti dell'abside e la decorazione della volta per mano del comasco Conconi.

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Grotte di Sant'Eustachio


Rifugi naturali usati come provvisoria dimora (da cui il nome domore) dagli antichi tagliapietre, furono abitati da eremiti fin dal XI secolo. Gli edifici superstiti risalgono al XIII secolo: la chiesa di San Michele Arcangelo, in parte scavata nella roccia, ed alcuni locali sotterranei già appartenuti ai monaci Benedettini che abitavano l'attiguo monastero e che si recavano a pregare nelle varie grotticelle poste nei pressi e scavate nella roccia. 

Accanto alla chiesa una grande grotta termina in un'ampia sala naturale. Gli edifici, in pietra calcarea locale, furono abbandonati nel 1393 quando il Monastero fu unito a San Lorenzo in Doliolo

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