Venerdì 18 Ago 2017
S. Severino

san severinoImmersi in una natura rigogliosa e benigna, il nucleo antico di Castello, la splendida Piazza del Popolo con Palazzo Municipale e Teatro Feronia, il Museo Archeologico, la Pinacoteca, chiese, santuari, monasteri, un centro storico in cui palazzi straordinari si susseguono in una lunga teoria architettonica sono solo alcune delle meraviglie che riserva San Severino. Qui tutto nel tempo sembra essere stato speciale. Septempeda era una delle più importanti stazioni del territorio piceno. Da qui passavano i pellegrini che si recavano a rendere omaggio alla tomba di San Pietro, San Francesco, eremiti, mercanti, uomini d'arme. Qui vissero artisti straordinari come i Salimbeni. Un tour fatto di castelli, affreschi, dipinti, piazze, ed una vivacità culturale che ha pochi eguali.


 

Ponte di Fonte Nuova poi detto dei Paolini, già di S.Severino (origini romane)

L'attuale ponte, costruito nel 1909, sostituì l'adiacente ponte medievale di origine romana, del quale si ammirano le antiche vestigia a distanza di ca. 50 metri ad ovest; la decisione venne presa dall'amministrazione comunale, al fine di rendere più agevole e comoda la strada d'ingresso alla città. Nel 1944 durante il ritiro delle truppe tedesche i due ponti furono bombardati ed il nuovo venne ricostruito nella stessa forma. Si conosce che il ponte medievale era ad un solo arco, alto 18 metri, lungo 20, su imponenti basamenti lapidei, a squadrati conci calcarei di grandi dimensioni, probabili antiche fondamenta del primo impianto romano. Un epigrafe affissa sul ponte, oggi conservata nel museo archeologico, ne testimonia la ricostruzione nel 1404, ad opera di Onofrio e Cola Smeducci, vicari di papa Innocenzo VII. ANNO DNI MCCCCIIII . TEPORE SMI/ DOMINI INNOCENTII PAPE VII ET MAGNIFI / CI DNI HONUFRII COLE SMEDVTII PRO SANCTA / ROMANA ECCL. VICARII GENERALIS TER / RE SANCTI SEVERINI ET DISTRICTVS. / HIC PONS CONSTRVCTVS FVIT ... ... Per la ristrutturazione quattrocentesca, successiva ad una precedente e consistente riparazione del 1303, fu nominato un certo mastro lombardo Albino Donati di Donato. Da alcune descrizioni medievali (gli Ordinamenti della fiera d'agosto del 1368) e dalla lettura della pianta del 1640 di Cipriano Divini si conosce che vi era all'ingresso del ponte una porta urbica (nella pianta del Divini è indicata in legenda con il nome di Arcus Barberinus), necessaria a chiudere il passaggio e a difendere la città. Dalla carta del Divini si osserva anzi che tutto il borgo di Fontenuova era cintato da mura e che tale porta fosse una delle quattro che lo circondavano. 

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Palazzo Valentini (XVIII sec.)

Il palazzo assunse l'attuale forma nel corso del XVIII sec. su commissione della famiglia Landi, allora proprietaria. La nuova costruzione accorpò frammentari corpi di edifici preesistenti porticati ad un unico piano; sono tre le fabbriche rappresentate nella pianta del Divini del 1640 che andarono probabilmente a costituire il lungo volume porticato affacciato alla piazza. La presenza dei muri di spina appartenenti alle precedenti case comportò la mancanza di una regolare disposizione delle aperture e dei pilastri delle arcate. All'inizio del XIX sec. il palazzo diviene la residenza Valentini del sig. Vincenzo Valentini, nominato suo erede dalla sig.ra Agata Landi. Il palazzo è posto all'inizio del lungo loggiato concavo che contorna a sud l'invaso della piazza. Contraddistinguono lo smusso del cantonale di accesso al loggiato un insieme di elementi architettonici come il caratteristico balcone angolare su mensole lapidee con ringhiera in ferro battuto, il sovrastante stemma della città e l'orologio solare con mascherone del 1812 e gnomone. Il lungo prospetto si erge su un basamento loggiato a nove arcate a tutto sesto con crociere interne, la partitura superiore, disposta su due livelli di dieci finestre ciascuno, mostra aperture ornate con raffinate trabeazioni al piano primo e riquadri al piano secondo sagomati in modo tale da raccordarsi al soprastante oculo aperto sulla ventaglia di gronda. Svetta sul tetto all'incrocio del padiglione un'altana aperta con doppia loggia su ciascun lato.

arch. Debora Bravi

Palazzo Tinti, poi Luzi (XVI sec.)

La nobile residenza venne edificata verso il XVI sec. dalla famiglia Tinti, che già possedeva un nobile palazzo a corte in via Salimbeni, venne disposta la facciata secondo l'andamento curvilineo della strada e venne definito il piano terra con un ampio loggiato. Sopra il loggiato a faccia vista, costituito da quattro ampie arcate delimitate lateralmente da lesene a sostegno della fascia di trabeazione, poggia il primo livello di aperture. Nel mezzo di dette lesene sono affissi anelli in ferro battuto ed un caratteristico torciere. La partitura superiore che poggia sul loggiato è ornata da tre piani di finestre , quelle del piano nobile sono trabeate con peducci a voluta, quelle del secondo e terzo livello sono riquadrate in pietra, un grosso cornicione in pietra costituisce il marcadavanzale delle aperture del sottotetto, di particolare prestigio risulta il sotto gronda dello sporto, in struttura lignea decorato da motivi floreali scolpiti anch'essi sul legno. All'interno del loggiato si aprono al centro due portali bugnati ai lati due finestre ad edicola con timpano. Nell'atrio si vede lo scalone e i due leoni scolpiti da Venanzio Bigioli, mentre è conservata dell'angusta corte la vera del pozzo finemente incisa in pietra di travertino. Si conservano le belle sottostrutture voltate.

arch. Debora Bravi

Palazzo Servanzi Confidati (seconda metà del XVIII sec.)

La ridefinizione e l'ampliamento della via Cesare Battisti, già strada dell'Isola, in periodo tardo rinascimentale è da considerarsi una delle principali trasformazioni urbane dell'epoca; la strada già delimitata da costruzioni tre-quattrocentesche venne riqualificata e rimodernata per tutto il Seicento, con la nuova edificazione di signorili quinte edilizie lungo i suoi due fianchi. La via era la principale risalita al colle entro le mura della città, si trovava dinnanzi al primo polo amministrativo del borgo di fondovalle ubicato al Capo della piazza nei pressi dell'attuale torre dell'orologio. Il carattere di maestosità, conferito dall'imponenza delle nuove moli architettoniche, attribuirono alla via un nuovo ruolo di rappresentanza e la strada rettilinea si distinse come un episodio urbano in dimensione fuori scala rispetto all'intorno sanseverinate. Lungo il lato orientale della via in sequenza alla mole del palazzo di Nuto Margarucci del 1590, poi vescovile, preceduto dal palazzo dei Governatori del 1607, venne realizzata nella seconda metà del XVIII sec., l'estesa facciata del palazzo Servanzi Confidati, abitazione patrizia fatta costruire da mons. Fulvio Servanzi (1618-1686). 

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Palazzo Sassolini (XIV sec.)

I Sassolini appartenevano ad un'antica famiglia consolare quattrocentesca, citata anche in un iscrizione affissa nel palazzo consolare del Castello riportata nella settecentesca raccolta di epigrafi della città ad opera di Bernardino Crivelli. Il palazzo Sassolini, già Tardoli, secondo alcune descrizioni seicentesche, è forse la più antica residenza nobiliare conservata all'interno delle mura, senz'altro l'unica che presenta finestre ad archi ogivali, si erge alla sommità della via Pitturetta, nei pressi del luogo ove era ubicata la porta urbica della prima cinta muraria del Castello, sopra vi era la casa degli Achillei e un antico Arco. La facciata si contraddistingue per i suoi connotati architettonici in stile medievale: gli archi ogivali con ghiera a tortiglione in cotto delle finestre ai due livelli superiori su cornice marcadavanzale in pietra ed il sottostante basamento dall'aspetto quasi fortificato per l'assenza di finestre. Per il forte dislivello del sito i due piani contenuti entro il basamento sono parzialmente interrati, nella parte superiore vi sono disposte in maniera irregolare tre piccole monofore ad arco leggermente acuto e nella inferiore piccolissime aperture quadrate. La mancanza di intonaco mette in luce una differente tessitura, di soli mattoni per i due piani superiori ed in pietra gessina per i due inferiori. Il palazzo si apre su una corte verso monte nella quale si conserva una vera di pozzo nel mezzo di un'antica pavimentazione mista in mattonato e acciottolato. Il palazzo Sassolini diede i natali all'inizio del XX sec. all'eroina fascista Ines Donati, cui venne dedicato l'imponente monumento marmoreo a sfondo del viale Matteotti.

arch. Debora Bravi

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