Venerdì 18 Ago 2017
S. Severino

san severinoImmersi in una natura rigogliosa e benigna, il nucleo antico di Castello, la splendida Piazza del Popolo con Palazzo Municipale e Teatro Feronia, il Museo Archeologico, la Pinacoteca, chiese, santuari, monasteri, un centro storico in cui palazzi straordinari si susseguono in una lunga teoria architettonica sono solo alcune delle meraviglie che riserva San Severino. Qui tutto nel tempo sembra essere stato speciale. Septempeda era una delle più importanti stazioni del territorio piceno. Da qui passavano i pellegrini che si recavano a rendere omaggio alla tomba di San Pietro, San Francesco, eremiti, mercanti, uomini d'arme. Qui vissero artisti straordinari come i Salimbeni. Un tour fatto di castelli, affreschi, dipinti, piazze, ed una vivacità culturale che ha pochi eguali.


 

Palazzo Panfili, poi Tacchi Venturi

L'edificio venne costruito dalla famiglia Panfili nel corso del XVI sec.; famosa è la figura di Francesco Panfili, poeta e maestro, altro importante personaggio fu suo figlio Ganimede, cancelliere del concilio di Trento nel 1570, come recita l'epigrafe infissa sulla facciata di Sant'Agostino. A testimonianza della nuova proprietà si legge nella targa affissa in facciata la memoria di Pietro Tacchi Venturi: "In questa casa nacque il 12 agosto 1861 Pietro Tacchi Venturi storico insigne della compagnia di Gesù gli studi severi le opere poderose date alle stampe i grandi servizi prestati alla chiesa alla patria all'umanità fecero illustre il suo nome a lui il municipio di San Severino dedica questa lapide per celebrarne la memoria XVIII novembre MCMLVI." La maestosa facciata si erge lungo il rappresentativo viale Cesare Battisti, dirimpetto al Palazzo dei Governatori, scompartita su 3 livelli da eleganti finestre, conserva il robusto portale bugnato in pietra. Le finestre sono riquadrate e trabeate su mensole a voluta, per i primi due ordini di aperture alla trabeazione si sovrappone il timpano spezzato, con al centro il motivo di una sfera su piccolo basamento a plinto, affiancato da due volute.

arch. Debora Bravi

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Palazzo Margarucci, Scina Gentili, poi vescovile

Il palazzo venne fatto costruire nel 1590 dal cavaliere Nuto Margarucci, console della città nel 1621. La grandiosa mole venne eretta lungo la via dell'Isola che collegava il polo amministrativo del borgo (ubicato in corrispondenza della chiesa della Misericordia accanto alla Loggia della Ragion Sommaria) al Castello per la strada della Pitturetta. Si conosce che alla fine del XVII sec. Francesco Margarucci, nipote di Nuto, ospitò nel proprio palazzo numerosi spettacoli teatrali, la residenza era talmente attrezzata di scene da poterne prestare anche al pubblico teatro. Nel 1802 la famiglia Scina-Gentili, successa in eredità ai Margarucci, cedette il palazzo all'autorità vescovile che ne fece la propria sede, lasciando l'Episcopio già trasferito dal Castello alla nuova Cattedrale di Sant'Agostino. La Curia adattò il secondo e terzo piano ad ambienti per il Seminario e la Curia, tamponò le arcate della loggia a settentrione per sistemarvi la cappellina. 

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Palazzo Margarucci (XVI, XIX sec.)

Il palazzo venne fatto riscostruire da Germano Margarucci su progetto dell'architetto Aleandri nel 1822, come testimonia la lapide apposta nel concio in chiave del portale principale, in luogo del preesistente palazzo di proprietà di probabile origine cinquecentesca, come testimonia la pianta del Divini del 1640 che rappresenta nel sito un palazzo a corte porticata. La nuova facciata si erge su un alto basamento in bugnato piatto a mattoni, la partitura superiore è costituita da due livelli di finestre, al piano nobile le aperture poggiano su fascia marca davanzale e parapetto ornato da motivi a stella, sole e luna, esse sono coronate da trabeazione su peducci a voluta e sovrastante apertura a lunetta (motivo dedotto dal Palazzo Torlonia di Valadier a Piazza del Popolo); le aperture del piano superiore sono fornite per la loro altezza di ringhiera in ferro battuto a filo muro, il sottogronda è decorato da elementi lapidei a lacunari con motivo floreale scolpito in pietra. Tre eleganti portali sono inseriti nel basamento bugnato alternati a semplici finestre rettangolari munite di inferriata romboidale, sopra il portone centrale è posto il caratteristico terrazzo su tre mensole a voluta con porta finestra coronata da uno sporgente timpano.

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Palazzo Manuzzini (primo impianto XII-XIII sec., XV sec.)

Il palazzo di primo impianto altomedievale fu una delle prime residenze nobili del fondovalle edificate nel XV secolo dalla famiglia Manuzzini, originaria di Matelica; per la sua posizione, lungo la striscia di tessuto urbano più antica, contenuta entro la seconda cerchia muraria duecentesca, la prima edificazione del complesso si potrebbe far risalire al XII-XIII secolo, seppure la torre contenuta al suo interno viene datata addirittura all'XI sec., periodo in cui era già presente il nucleo benedettino di San Lorenzo. L'intera residenza occupa un'area quadrata posta fra le due vie trasversali al colle, via delle Piagge e via Salimbeni, così dovevano essere infatti le edificazioni dei primi lotti ai piedi del castello dalla parte di San Lorenzo, le case erano contenute entro fortezze recintate da alte mura con torre signorile di difesa. La torre situata al centro del complesso, le cui murature sono tessute a regolari bozze di pietra calcarea, venne inglobata nel successivo ampliamento del palazzo quattrocentesco, mostra ancora le tracce delle buche pontaie, bozze ben squadrate ai cantonali e monofore ad arco leggermente ogivale con concio in chiave. Dalla pianta del Divini del 1640 si osserva che il palazzo conteneva al proprio interno una corte porticata, occupando un'area pari a quella attuale. Oggi di tale loggiato resta un elegante porticato a lato nord, a quattro arcate a tutto sesto posto su due ordini. Il cortile contiene al suo interno un grazioso giardino e una cisterna medievale, è recintato da un alto muro, cui si addossa nel lato est verso le Piagge una fonte decorata da putto. La facciata lungo via Salimbeni mostra le ghiere degli archi ogivali in conci di pietra risalenti all'epoca duecentesca; le finestre trabeate dei due ordini superiori, ornate da dentellatura su peducci e fregio liscio sormontato da cornicione con fascia ad ovuli e frecce come i due portali caratterizzati dalla tipica ghiera con bordo a fascia di ovuli e frecce costituiscono invece le connotazioni stilistiche della seconda edificazione rinascimentale. Il complesso è anch'esso il risultato di continue aggregazioni e sovrapposizioni, non rivela infatti un impianto unitario, il lato occidentale che si affaccia al cortile, sopraelevato di un livello rispetto a via Salimbeni, è composto da un fronte con tre ordini di finestre e mensole reggilanterna al piano primo.

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Palazzo Lauri o della Galetta (XVI sec.)

Nella raccolta manoscritta di fine XVIII sec. delle iscrizioni della città ad opera dello storico locale Bernardino Crivelli , si leggono alcune epigrafi della casa di Lorenzo Lauri situata in contrada Gadetta, dette iscrizioni erano incise sui fregi degli architravi delle tre finestre sopra il portale d'ingresso del palazzo, e riportavano le seguenti parole «EA.......», «LAVRENTIVS.» , «LAVRVS.». La residenza signorile della nobile famiglia Lauri fu quindi edificata dallo stesso Lorenzo Lauri, priore dell'ospedale di S.Paolo dell'ordine dei Crociferi a San Severino al ponte nell'anno 1582, come si deduce da un'altra iscrizione riportata nello stesso manoscritto, rilevata in un'osteria di Fontenuova. Il suo sepolcro è ubicato nella chiesa di S.Maria dei Lumi, nella prima cappella a sinistra dell'ingresso. Dalla veduta prospettica della città, ad opera di Cipriano Divini del 1640, si riconosce il palazzo all'interno di un complesso recintato, accessibile attraverso due porte ad arco sormontate da frontone; verso monte, in posizione sopraelevata, si identifica un giardino, di forma quadrata, perimetrato da muri di contenimento con un simbolico cipresso nel mezzo.

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