Domenica 20 Ago 2017
S. Severino

san severinoImmersi in una natura rigogliosa e benigna, il nucleo antico di Castello, la splendida Piazza del Popolo con Palazzo Municipale e Teatro Feronia, il Museo Archeologico, la Pinacoteca, chiese, santuari, monasteri, un centro storico in cui palazzi straordinari si susseguono in una lunga teoria architettonica sono solo alcune delle meraviglie che riserva San Severino. Qui tutto nel tempo sembra essere stato speciale. Septempeda era una delle più importanti stazioni del territorio piceno. Da qui passavano i pellegrini che si recavano a rendere omaggio alla tomba di San Pietro, San Francesco, eremiti, mercanti, uomini d'arme. Qui vissero artisti straordinari come i Salimbeni. Un tour fatto di castelli, affreschi, dipinti, piazze, ed una vivacità culturale che ha pochi eguali.


 

Palazzo Gentili di Rovellone (XVI sec.)

Il palazzo venne fatto edificare da Francesco Gentili nel 1524, come attesta l'iscrizione posta su uno degli architravi delle finestre di facciata: FRANCISCUS DE GENTILIBUS SIBI POSTERISQUE MDXXIIII. Dagli antichi feudatari di Rovellone si crede derivata la famiglia Gentili. Ai signori di Rovellone appartenevano i castelli di Isola e Frontale che vendettero al Comune di Sanseverino nel settembre 1305, già in un documento del 1347 i Gentili sono ricordati quale famiglia nobile abitante nel quartiere di San Lorenzo. L'imponente prospetto è ripartito su due livelli di finestre sovrapposte ad un basamento loggiato rivestito da bugnato in mattoni. La facciata fu realizzata in tempi diversi pur ripetendo le stesse scansioni ed ornati alle aperture; le finestre al piano nobile, poggiate sopra la cornice di coronamento del bugnato loggiato, sono alla "guelfa" suddivise da una croce in pietra di travertino con epig rafe nella cornice trabeata. Nel fronte si conserva una ringhiera in ferro battuto in stile cinquecentesco. All'interno del loggiato prospetta l'ingresso principale con l'imponente portone ligneo centinato, impreziosito dai mascheroni scolpiti da Venanzio Bigioli; attraverso un androne si accede al nobile scalone a pozzo sostenuto da pilastri con balaustrata in pietra gessina. Il palazzo contiene al suo interno una corte pavimentata ed un giardino, quest'ultimo si affaccia su via Massarelli attraverso un muro di recinzione con portale centinato ornato in chiave da uno stemma lapideo con l'arma della famiglia Gentili.

arch. Debora Bravi

Bibliografia

V.E.ALEANDRI, Studi genealogici. I gentili di San Severino Marche, in Arte e Storia, XVII (1898).

Palazzo Franchi-Servanzi (XVI sec.)

Notizie storiche

Nella trabeazione in pietra del cornicione di gronda si legge la lunga iscrizione che riporta il 1539 come anno di edificazione del palazzo: ANT. JACOBUS FRANCUS I. U. DOC. ET. COM. SCRIPTIS. LITT. APOSTOLICIS. FRANCORUM. GENIO. A. COMITIBUS. TRUSCIE. F. CURABAT. CCCVIII OLIMP. AB. ORTU. SERVATORIS ANN IIII. Il testo riporta come sistema di datazione il riferimento ai lustri delle olimpiadi, l'anno 4° della 308° olimpiade, ossia 1539; si osserva che la medesima cronologia viene riportata in un'altra iscrizione della città, affissa sulla fonte di Fontenuova dallo stesso console Anton Jacopo Franchi, in carica dal 1524, che probabilmente prediligeva tale sistema (quest'ultima epigrafe, oggi scomparsa, è riportata nella raccolta eseguita nel XXVIII sec. da Bernardino Crivelli). Successivamente il palazzo passò in eredità ai conti Servanzi quando i Franchi si estinsero alla fine del XVI sec. Il palazzo fu la casa paterna del conte Severino Servanzi Collio il quale per rendere onore al suo consanguineo B. Bentivoglio ne pubblicò un immagine al suo fianco.

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Palazzo della Gendarmeria

L'edificio venne costruito nel 1818, come testimonia la targa affissa sotto lo stemma comunale sormontato da corona in fronte alla facciata, per utilizzo a Caserma dei Carabinieri Pontifici. Il disegno di progetto fu di Venanzio Bigioli, l'impresa di costruzione fu di Gaspare Maccari. A fine Ottocento vi trovò sede anche l'Istituto Popolare di Credito e Risparmi. La palazzina è isolata e si erge su un loggiato al piano terra a quattro campate a crociera con archi a tutto sesto nel fronte, la partizione superiore della facciata, riquadrata entro una cornice di lesene si compone di due livelli di finestre, di cui l'inferiore trabeate. L'esposizione a sud della facciata permise di creare negli spazi tra le finestre un orologio solare con relativo gnomone, ed un secondo indicatore astronomico, esistenti fino ai primi del XX sec.

arch. Debora Bravi

Bibliografia

G. PIANGATELLI, Venanzio Bigioli (1770-1854) intagliatore, scultore, architetto, in "Studi Maceratesi", XXXIII (1997), p. 589.

Palazzo dei Governatori (inizi XVII sec.)

Nel 1604 il papa Clemente VIII sottraeva la città di San Severino alla giurisdizione dei Legati della Marca e tre anni dopo Paolo V vi istituiva il Governo Prelatizio, rendendola indipendente dalla Curia maceratese. Il palazzo dei Governatori, eretto nel 1607 per dare dignitosa sede alla nuova autorità Prelatizia, fu ubicato nell'area ove era localizzato il polo amministrativo del borgo di fondovalle, a fianco del "Capo della piazza", costituito dal complesso ospitaliero della Misericordia, sede dell'omonima confraternita, dalla Loggia della Ragion Sommaria e dal Palazzo del Podestà. Il palazzo occupa oggi una vasta area d'angolo con via della Porta Orientale, l'edificio disposto su tre livelli non presenta una struttura muraria unitaria, ma costituita dall'aggregazione di più corpi edilizi. Nella pianta del Divini del 1640, il palazzo risulta infatti di mole ridotta rispetto all'attuale, limitata ad un blocco attorno ad una corte centrale, ben distinto dalla chiesa a nord e dai due successivi corpi coperti da tetto a capanna addossati a sud.

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Palazzo Crivelli (XV sec.)

Il volume in mattoni del palazzo, posto all'angolo tra via Indivini e via Lazzarelli, si distingue dal circostante edificato per le nobili aperture, i cui connotati architettonici ne attribuiscono la data di costruzione attorno al XV sec.. L'apparato ornamentale di facciata è costituito da paraste scanalate ai lati delle aperture, coronate da capitelli compositi e sovrastante trabeazione, curiosamente costruite con differenti materiali lapidei. Di particolare rilievo risulta la finestra in asse all'antistante vicolo, decorata da ghirlande e stemma gentilizio nel mezzo dell'architrave, posta al di sopra di un pregevole portale in cotto a tutto sesto, abbellito da ghiera a tortiglione, su paraste con capitello dorico. Nel 1970 come riporta un articolo di O.Marcaccini lo stemma scolpito era riportato su tutti gli architravi delle finestre trabeate.

arch. Debora Bravi

Bibliografia

O.MARCACCINI, Edilizia rinascimentale II, in "Appennino Camerte", n.37 del 2/10/1971.


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