Venerdì 18 Ago 2017
S. Severino

san severinoImmersi in una natura rigogliosa e benigna, il nucleo antico di Castello, la splendida Piazza del Popolo con Palazzo Municipale e Teatro Feronia, il Museo Archeologico, la Pinacoteca, chiese, santuari, monasteri, un centro storico in cui palazzi straordinari si susseguono in una lunga teoria architettonica sono solo alcune delle meraviglie che riserva San Severino. Qui tutto nel tempo sembra essere stato speciale. Septempeda era una delle più importanti stazioni del territorio piceno. Da qui passavano i pellegrini che si recavano a rendere omaggio alla tomba di San Pietro, San Francesco, eremiti, mercanti, uomini d'arme. Qui vissero artisti straordinari come i Salimbeni. Un tour fatto di castelli, affreschi, dipinti, piazze, ed una vivacità culturale che ha pochi eguali.


 

Piazza del Popolo (inizi XIII)

La piazza iniziò ad acquisire la sua forma ellittica già nel corso del XII sec. come Platea Mercati, delimitata da alcune prime costruzioni e tettoie sorte nello spazio adibito al mercato fuori la città murata, ai piedi del castello di San Severino, conformandosi lungo il percorso viario di fondovalle parallelo ai due tracciati del fiume e della strada romana. L'invaso inserito entro una naturale concavità fu sin dalle origini, per il suo senso di raccoglimento e protezione, lo spazio nato per la fiera, lo scenario del grande spettacolo mercantile, il germe del borgo di fondovalle che venne inglobato all'interno della città con l'ampliamento della cinta muraria, risalente alla seconda metà del XIV sec. La grande macchina produttiva e commerciale che doveva essere la città medievale trovava nella piazza la sua vetrina, il luogo di smercio, quale ultima fase del lungo processo produttivo che aveva inizio nel contado con la produzione delle materie prime e proseguiva nei quartieri della città o nelle aree protoindustriali extra-moenia con la relativa manifattura.

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Il Seminario (XX sec.)

L'edificio venne realizzato nel 1935 per volere del vescovo mons. Ferdinando Longinotti nel terreno adiacente all'oratorio maschile di San Paolo, per ospitare il Seminario, la scuola di formazione culturale e spirituale per i chierici. Il primo seminario a San Severino Marche venne istituito già nel 1566 presso il convento di SS.Salvatore a Colpersito, oggi dei Cappuccini, a soli tre anni dal Concilio di Trento che ne aveva ordinato la realizzazione in tutte le diocesi. Qualche anno dopo il seminario venne però chiuso e riaperto nel 1658 all'interno del convento dei Filippini, dove durò fino alla fine del secolo, per riaprire nel 1714 presso l'edificio dell'Episcopio al Duomo, dove venne nuovamente sospeso nell'ultimo decennio del secolo. Tra alterne vicende il seminario continuò la sua funzione per tutto il XIX secolo, cambiando sede fino alla chiusura del 1917. L'istituto fu iniziato a costruire nel 1935 ed aperto due anni dopo ospitando inizialmente 50-60 alunni; inizialmente si occuparono dell'educazione gli Stimatini, poi dal '44 gli Orionini fino al '49, quando il compito di insegnare venne restituito ai preti diocesani.

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Ex convento degli Agostiniani, poi istituto “Ercole Rosa” (XI)

L'amministrazione comunale s'impegnò, negli anni successivi alla soppressione degli ordini religiosi, ad acquisire dallo stato la maggiorparte dei complessi monastici che, ampliati e sistemati, divennero sedi delle istituzioni pubbliche. L'ex monastero degli Agostiniani, abbandonato dai religiosi già nel 1821, di proprietà del "Capitolo Antiquiore", fu acquistato dal Comune solo nel 1919, quando decise di trasferirvi la fiorente Scuola d'arte applicata all'industria Ercole Rosa, istituto di grande utilità per la formazione dei maestri d'arte, esistente nella città fin dal 1911 presso i locali dell'ex palazzo vescovile; all'uopo venne redatto dall'ufficio tecnico comunale un progetto di riuso, restauro e ampliamento del corpo conventuale.

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Convento di San Francesco di Paola, poi vecchio Ospedale civico, oggi Casa di riposo Lazzarelli (seconda metà XVIII sec.).

L'amministrazione comunale per gli effetti della legge sulla soppressione religiosa del 21 agosto 1862, che tolse alla cassa ecclesiastica il possesso materiale dei beni passandolo al demanio dello stato, iniziò una serie di trattative con il Governo al fine di acquisire la maggiorparte dei complessi monastici della città che, ampliati e sistemati, divennero sedi di funzioni pubbliche o istituti per pubblica beneficenza, come ospedali e scuole. In un contratto del 4 maggio 1863 il comune già si appropria del complesso conventuale dei Paolini, costituito da convento, orto e chiesa, e vi trasferisce l'Ospedale Civico, precedentemente situato appena fuori la Porta del Mercato nello storico complesso ospitaliero della Misericordia, poi della Congregazione della Carità, costruito nel 1577 e per ragioni di fatiscenza abbandonato nel corso del XIX sec.. Nella città di San Severino si hanno le prime notizie sulla presenza dell'ordine dei Paolini nel 1644, quando ai Padri Minimi fu concesso per testamento di Sulpicia Massarelli uno spazio attiguo alla chiesa di San Severino al ponte, sufficiente a edificare il loro Oratorio, ma dai documenti si conosce che i Padri dovettero preferire ubicare la propria sede accanto alla Canonica del Castello, affacciata alla platea communis, ove rimasero fino al 1764, solo allora decisero infatti di trasferirsi a capo del ponte di San Severino, nel luogo in cui costruirono sulle memorie dell'antico ospedale dei Crociferi risalente al XIII sec.

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Scuola elementare Alessandro Luzio (XX sec.)

La città di San Severino iniziò ad occuparsi della costruzione di un edificio scolastico pubblico fin dagli anni venti del XX sec., a seguito della riforma Gentile del 1923 sull'organizzazione della scuola che istituì l'obbligo della scuola elementare dai sei ai dieci anni. L'intento di realizzare una nuova scuola per rispondere alle sempre crescenti esigenze didattiche, generate dall'obbligo d'istruzione si presentò già nel 1898, anno a cui risale il progetto ad opera dell'ing. Federiconi di Città di Castello. Il complesso che venne presentato era adibito all'istruzione elementare maschile e femminile e al Ginnasio, includendovi perfino al piano superiore alcune aule da destinare a Biblioteca e Pinacoteca, la tipologia architettonica e la distribuzione funzionale vennero concepite seguendo attentamente la normativa delle Istruzioni tecnico-igieniche intorno alla compilazione dei progetti di costruzione di nuovi edifici scolastici. L'area allora prescelta occupava una località attigua al Convento di San Domenico, confinante con la via Eustachio e con l'orto dei Domenicani. L'impostazione planimetrica dell'edificio, con le due ali che abbracciavano una corte centrale e la solenne facciata sapientemente adornata da cornici e fasce marcapiano, rispecchiava in pieno il gusto neoclassico.

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