Giovedì 17 Ago 2017

Monte Sardigliano – Il Livello Bonarelli

Lungo il versante meridionale del Monte Sardigliano, poco ad ovest del Passo Salegri, affiora lungo una strada secondaria la Formazione della Scaglia Bianca. Appena pochi metri prima del passaggio alla sovrastante Formazione della Scaglia rosata è ben visibile il livello Bonarelli.
La Scaglia bianca, il cui spessore si aggira in media sui 60-70 m, è costituita da: a) calcari e calcari marnosi biancastri, a frattura scagliosa, in strati medi, con sottili livelli bituminosi, e da strati di selce rosata, nella parte inferiore; b) calcari e calcari marnosi bianchi con selce nerastra, zonata, nella parte superiore. lo strato-guida BONARELLI Auct. (argilliti e siltiti nere e giallastre) dello spessore variabile da pochi decimetri a un metro; al di sotto di questo livello si rinviene sempre uno strato (di 10-15 cm di spessore) di selce nera.


Lo strato-guida o livello Bonarelli è così chiamato dal nome del geologo Guido Bonarelli (1871-1951) che per primo lo studiò nel 1891. Si tratta di un livello composto da sedimenti prevalentemente argillosi e siltosi, di colore nerastro e giallastro, con basso tenore in carbonato di calcio, ricchi di silice (derivata dalla deposizione di scheletri di Radiolari) e con abbondante materia organica.
Il livello è stato riconosciuto in Italia dalla Lombardia all'Appennino Centrale. Livelli con caratteristiche analoghe e correlabili come età sono conosciuti anche in Nord Africa, Spagna, America Centrale, e nei sedimenti oceanici del Nord Atlantico. Il livello Bonarelli costituisce quindi, nonostante l'esiguità dello spessore, un marker stratigrafico (un "livello guida") di notevole estensione regionale.
Il livello Bonarelli costituisce l'espressione sedimentaria di un evento anossico di primaria importanza. Rappresenta un evento paleo-oceanografico di stratificazione delle acque, con stagnazione e assenza di ossigenazione sul fondale marino. Queste condizioni portavano alla formazione di idrogeno solforato per decomposizione della materia organica. Il conseguente sviluppo di un ambiente sedimentario a pH acido causava la dissoluzione dei carbonati. Tendevano invece a concentrarsi ed a sedimentare per decantazione la silice (derivante da scheletri di Radiolari, ora riempiti da calcedonio e da materiale di origine vulcano-clastica), e l'argilla. La frazione siltosa osservabile è attribuibile all'apporto detritico fine da parte di correnti torbide molto diluite. Per la presenza di queste condizioni di sedimentazione, favorevoli alla fossilizzazione delle parti molli degli organismi viventi, il livello è spesso ricco di resti fossili di vegetali, pesci e talora rettili.

 

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