Giovedì 17 Ago 2017

Montelago Geopark

IL GEOPARK DI MONTELAGO:
ESEMPIO DI INTEGRAZIONE TRA PATRIMONIO GEOLOGICO, ARCHEOLOGICO E STORICO

La conca di Montelago è situata nell'Appennino umbro-marchigiano meridionale e costituisce un bacino endoreico di modesta estensione, articolato in due altopiani posti a quote diverse (intorno ai 900 m s.l.m.; Fig 1). Modellata nei litotipi prevalentemente calcarei della sequenza umbro-marchigiana, deve la sua genesi prevalentemente alla tettonica distensiva quaternaria e secondariamente al modellamento carsico, ancora attivo. Ai margini, rispettivamente Nord e Sud, troviamo i rilievi di Monte Primo (quota m 1299) e di Monte Igno (m 1435).

Le testimonianze più recenti della presenza di un lago risalgono al basso medioevo, quando le acque che occupavano la conca più elevata furono fatte defluire in quella sottostante attraverso il taglio della soglia rocciosa che le separava, operato dai Duchi della Signoria dei Varano di Camerino (vedi carta geopark geomorfo-antropo-sito 5). La conca inferiore è a volte occupata da uno specchio lacustre, variabile durante le stagioni in base all'apporto meteorico. Le parti centrali più depresse si presentano sub-pianeggianti, mentre il raccordo con i versanti è dolce e caratterizzato da scarpate, connesse probabilmente a fasi di espansione e ritrazione del lago, legate al funzionamento intermittente di inghiottitoi o all'abbassamento di soglie, e rimodellate successivamente dall'uomo. I versanti che bordano la conca si presentano spesso rettilinei e condizionati da faglie distensive che hanno prodotto, insieme ai fenomeni franosi, vistose gradinate. Questi elementi morfologici costituiscono vaste terrazze che permettevano all'uomo di occupare posizioni strategiche non tanto da eventuali attacchi di nemici, quanto per la sicurezza rispetto ad inondazioni e impaludamenti (vedi carta geopark geomorfo-antropo-sito 8). In questi ripiani si osservano forme antropiche, appartenenti probabilmente a diverse epoche e rappresentate da scarpate rettilinee (terrazzamenti per attività agricole) e scarpate di forma semicircolare, circolare, ed ellittica, tipiche di zone adibite a raccolta di acque, recinti e accampamenti dell'Età del Bronzo e del Ferro. La presenza su queste terrazze di importanti sorgenti che venivano sicuramente venerate è tuttora visibile nel ripiano di Fonte Forno dove si osservano "megaliti" di brecce cementate (vedi carta geopark geomorfo-antropo-sito 10) disposti a semicerchio o allineati e, purtroppo, in condizioni di avanzato stato di degrado. La vetta più alta che domina il paesaggio della conca è il rilievo di Monte Primo, dove all'apice sorge uno dei più importanti luoghi di culto dell'Italia centrale dell'Età del Bronzo (vedi carta geopark geomorfo-antropo-sito 1; fig 2). Questo spettacolare luogo di culto è stato realizzato scavando nella roccia trincee concentriche, della profondità massima di due metri, e trincee rettilinee che scendono lungo il versante raffigurando a volte insoliti disegni. Verso la fine dell'Età del Bronzo si sviluppa nell'area la "civiltà appenninica" (civiltà protovillanoviana) e a Montelago, come in altre conche appenniniche (Colfiorito, Norcia, ecc...), le favorevoli condizioni geomorfologiche, pedologiche, la ricchezza delle acque e la facilità di accesso (importanti valli fluviali e bassi valichi), favorivano l'occupazione, inizialmente stagionale, da parte dell'uomo che passava gradualmente da una cultura nomade ad una stanziale. Alcuni rilievi non molto elevati e circostanti la piana presentano tracce evidenti di strutture abitative dell'Età del Ferro, denominate "castellieri", di cui la toponomastica ne è ancora memore (Monte Castellaro; vedi carta geopark geomorfo-antropo-sito 7). Lungo i versanti è possibile ripercorrere, attraverso l'osservazione del substrato geologico e delle coperture continentali (falde detritiche, suoli, accumuli di frana ecc...), le diverse tappe della storia geologica e geomorfologica dell'area (vedi carta geopark-geosito 9). Le porzioni più elevate dei rilievi sono caratterizzate da forme dolci sub-pianeggianti che testimoniano i resti di un "paleo" paesaggio (antica superficie di erosione sommitale) dove si osservano forme associabili a condizioni climatiche passate (nicchie nivali, depositi periglaciali, ecc. ...) e forme carsiche dall'aspetto suggestivo (una in particolare rappresenta dei seni femminili), cui le comunità locali attribuiscono ancora oggi un valore simbolico (vedi carta geopark geosito e geomorfo-antropo-sito 2 e 3). Al di sopra di queste forme spianate sono sorte le prime dimore e, dai prati ottenuti tramite diboscamento, sono state ricavate le risorse di sostentamento dei primi popoli frequentatori, dediti essenzialmente all'allevamento e alla pastorizia, che rappresentavano l'economia principale del Bronzo medio-finale. Nelle zone morfologicamente più depresse di queste spianate, caratterizzate da suoli evoluti, particolarmente fertili e riparate dai venti, veniva praticata l'agricoltura attraverso opere di terrazzamento e di regimazione idraulica, tuttora conservate. In alcune di queste terrazzette sono state rinvenute vere e proprie "discariche" di abbondanti elementi di selce che costituivano probabilmente gli scarti della lavorazione di utensili risalenti alla frequentazione neolitica ed eneolitica. Nell'area sono anche visibili altri importati geositi (vedi punti 4, 6 e 9 carta geopark) caratterizzati da significativa rilevanza geologico-geomorfologica: il piano inferiore con l'inghiottitoio principale (4) relativo al grande sistema carsico ipogeo; il taglio delle rocce eseguito dai Varano per bonificare il piano superiore, dove sono osservabili i litotipi calcarei delle Marne a Fucoidi e della Scaglia bianca (6); infine al punto 9 è possibile esaminare la presenza di detriti stratificati di versante,la deposizione dei quali risale almeno alla più recente glaciazione.

 

(Tratto da ARINGOLI D., PAMBIANCHI G. 2009 - La conca intramontana di Montelago: un esempio di Geopark nell'Appennino Umbro-Marchigiano. In: P. Coratza, M. Panizza, Il patrimonio geomorfologico come risorsa per un turismo sostenibile, SAP - Società Archeologica s.r.l.Mantova,7-24).

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