Giovedì 17 Ago 2017
Sefro

sefroSefro occupa il bacino dello Scarzito, affluente del Potenza, pescose acque alimentate dalla conca di Montelago. La natura trionfa: passeggiate nei boschi, a piedi o in mountain bike, incontro con daini, cinghiali, istrici, tassi, aironi, falchi e poiane. Si incrociano gli spazzi delle cotte per la produzione di carbone vegetale; i sentieri non mancano di edicole e di croci, perchè il territorio era percorso da pastori, boscaioli, pellegrini, avventurieri e briganti, e soprattutto perchè ci sono stati periodo nei quali, molte persone, in cerca di pace, vi edificarono i loro romitori. Per ristorarsi dopo le escursioni ci si affida alle tipicità locali: bovini di razza marchigiana, allevati al pascolo brado, trote iridea e salmonate, specialità al tartufo e ai funghi e la tipica "crescia", ottima se farcita con i rugni.

Parole dialetteli

Diversamente da oggi molte donne di marcamontana , fino agli anni 50/60 del Novecento, non andavano a comprare la verdura al mercato. Come esperte botaniche la raccoglievano nei campi dove crescono liberamente pimpinella, insalata, broccoli selvatici, borragine e rugni, ovvero la cicoria.

Fino a pochi decenni prima l’avevano cotta magari con quel carbone faticosamente prodotto nelle cotte, piccole aie nei boschi a distanze regolari collegate da fitte reti di sentieri, lontane da correnti d'aria e fatte di terreno sabbioso e permeabile. Una volta costruita, ogni carbonaia per 4-5 giorni era alimentata giorno e notte, finché una consistente fiammata alla sommità annunciava l'avvio definitivo del processo di carbonizzazione: per alimentare una carbonaia di 100 quintali ci volevano 8 quintali di legna. In base al colore del fumo il carbonaio poteva vedere l'andamento della combustione: solo quando il fumo era turchino e trasparente il carbone era pronto.

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La Crescia

Il nome di crescia indica alcuni tipi di focaccia diffusi in Marche ed Umbria, tutti imparentati alla celebre piadina romagnola con cui è probabile un'ascendenza comune nel pane in uso presso l'esercito bizantino, di stanza per secoli in Romagna, nel nord delle Marche e nella valle umbra attraversata dalla via Flaminia. Infatti nella provincia di Macerata e nella zona di Gubbio la crescia si prepara con la pasta del pane. Rotonda, con l'orlo spezzettato e con fossette sulla superficie (che hanno la funzione di trattenere meglio l'olio), si condisce con olio, sale, cipolla o rosmarino. Alcune varianti storiche prevedono l'uso nell'impasto di strutto e ciccioli di maiale (detti anche grasselli), e la sostituzione della farina di grano con quella di granoturco.

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Le Trote

È la Trota Fario (ordine dei salmoniformi) quella che vedete sguazzare nelle acque e negli allevamenti di queste valli. Il suo habitat ideale è garantito non solo da un ambiente incontaminato, ma anche dall'attenzione che i troticultori di Sefro e Fiuminata riservano a questo pesce che vive in acque fresche, chiare e ben ossigenate, fondali rocciosi, sassosi o ghiaiosi. Ci vogliono circa 2 anni perché una di queste trote raggiunga i 200 gr di peso, il minimo per poter essere commercializzata sia al dettaglio che nella grande distribuzione: è apprezzata per la qualità della carne, più tenera, delicata e soda rispetto ad altre razze. In marcamontana le trote si possono pescare, acquistare e gustare anche in abbinamento con altri gioielli di queste terre come il tartufo.

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Valleremita

Valleremita è sede della prima Aula Verde della Regione Marche, riconosciuta dal 1995 Centro di Educazione Ambientale. Il Centro, gestito dalla locale Associazione Appennino Valleremita, dispone, su prenotazione. di guide naturalistiche per scolaresche ed escursionisti di tutte le età. Il museo raccoglie fauna e flora del luogo; il laboratorio è attrezzato per osservazioni al microscopio ottico e c’è un'aula attrezzata per lezioni con audiovisivi.

Lungo il sentiero dell'Aula Verde, in prossimità dell'eremo di Santa Maria di Valdisasso, il bosco si arricchisce di faggi secolari, che trovano nella stretta valle le condizioni climatiche adatte alle loro esigenze ecologiche riuscendo a vivere a quote basse rispetto alla loro naturale distribuzione. Nei pressi dell'eremo sgorga dalle rocce ricoperte di verdi muschi una sorgente.

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Valle della Scurosa

Il sentiero che porta all'Oasi di Vallescurosa si percorre a piedi inoltrandosi nel bosco che ha i colori del maggiociondolo, d'orniello, cerri e roverelle, di carpino nero e di quello bianco, di noccioli e di aceri. Abbondanza di acqua e forma stretta ed allungata della valle favoriscono le caratteristiche che la rendono straordinaria: faggi a bassa quota ed agrifoglio di quantità e dimensioni insolite.

A seconda delle stagioni fioriscono bucaneve. Scilla, colombina, geranio selvatico, aquilegia, giglio martagone, primule, viole. Le acque del torrente ed il canto di uccelli sono i soli a rompere il silenzio di un luogo incantato. Nel bosco anche il raro gatto selvatico. Al termine del sentiero la Fonte del Sepolcro offre riposo prima di decidere se tornare sui propri passi o proseguire verso Monte Linguaro fino alla Valle dell'Eremita.

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