Giovedì 17 Ago 2017
Treia

treia25 secoli di storia, arte e cultura nella teoria ininterrotta di una piazza-balcone, archeologia, palazzi, chiese, raccolte, un gioiello come l'Accademia Georgica. Ne dà uno struggente affresco letterario Dolores Prato nel suo "Giù la piazza non c'è nessuno". Treia è testimonial del gioco del pallone col bracciale, sport spettacolare amato da Leopardi, che al più grande giocatore di ogni tempo, il treiese Didimi, ha dedicato una canzone. Per la Disfida la città torna al primo Ottocento, quando Didimi la rese famosa in Italia. In un tour dove industrie d'eccellenza affiancano tradizionali attività la qualità della vita si misura anche dalla tavola. Il calcione è riconosciuto come prodotto tradizionale regionale. Per gustarlo con Verdicchio o Vernaccia, da non perdere la Sagra del Calcione senza trascurare quelle della Polenta e del Maialino alla Brace.


Il premio Carlo Didimi

Treia, in occasione della Disfida del Bracciale, consegna il Premio Carlo Didimi, un campione nello sport e nella vita (in foto Luca Ward premia, per l'edizione 2008, la Santo Stefano Basket di Porto Potenza Picena), dedicato al fuoriclasse treiese che fu grandissimo come giocatore e come uomo, patriota e amministratore cui la città tributa ogni anno l’omaggio della Disfida e che Giacomo Leopardi ha elevato ad esempio della gioventù dedicandogli una delle sue cinque canzoni civili “A un vincitore nel pallone”. E tanti sono i giovani che partecipano alla Disfida a testimonianza che il bracciale è non solo una interessante rievocazione storica, ma un vero e proprio sport apprezzato da penne prestigiose come Goethe, Belli, De Amicis, Fenoglio, Pavese, Arpino.

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San Rocco (statua lignea)

Diversamente da altre opere del pregevolissimo ciclo ligneo di marcamontana, la scultura ha conservato intatto il brillante rivestimento policromo che la rende degna di attenzione. San Rocco indossa una corta veste stretta in vita da una cintura dorata con motivi a losanga ottenuti a punzone e paste vitree applicate; il mantello gettato all'indietro è fermato al collo con un bottone in pasta vitrea. 
Risale al quarto decennio del XVI secolo: lo si desume anche dai calzoni di gusto tedesco con profondi tagli verticali, molto alla moda all'epoca ed introdotti in Italia dai lanzichenecchi. Statue come questa con il santo in posa stante, privo delle insegne di pellegrino, sono da iscriversi alla bottega di Nero Alberti da Sansepolcro specializzata nella produzione di manichini lignei.

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Sant'Antonio Abate (Chiesa di San Michele)

Il santo di origine orientale, eremita e pellegrino, sinonimo stesso della lotta contro i demoni e le tentazioni, medico e taumaturgo, era spesso invocato e rappresentato nelle cappelle di campagna. Segni di riconoscimento: il bastone a forma di tau, il libro, il fuoco, il campanello, un piccolo maiale. La statua conservata in San Michele (fine del XIV secolo) lascia ancora intuire la notevole qualità artistica. L'intaglio accurato fa pensare a uno scultore di grande esperienza. Realizzata in masselli di pioppo assemblati con perni di legno, presenta rare tracce della cromia onginale. lasciando intuire che il bordo del mantello era dorato e che l'incarnato del volto era reso in modo naturalistico. L'andamento della lunga barba, molto accurato, sembra derivare dalla scultura gotica d'oltralpe.

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Le Cartae Gloriae

L'intagliatore è riuscito magistralmente a sviluppare la ricca decorazione senza appesantire l'oggetto, inserendo festoncini floreali tra le foglie e grappoli pendenti alle estremità. La raffinatezza del disegno rivela la mano di un abile artigiano, forse lo stesso che ha realizzato il paliotto dell'Annunziata a Matetica. L'analisi stilistica degli elementi floreali contorti e attorcigliati lascia supporre che si tratti di un intagliatore attivo tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo, formatosi con ogni probabilità nella bottega degli Scoccianti, al quale vanno assegnate altre suppellettili (due reliquiari) conservate nel tesoro della cattedrale treiese.

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I reperti egizi di Treia

Nel 1909. durante gii scavi per la costruzione del Santuario del SS Crocifisso dove sorgevano non solo l'Iseo, ma Trea stessa, come confermano recenti indagini archeologiche, vennero ritrovati alcuni, frammenti e statue egizie che, ritenute resti di copie romane, furono collocati sulla facciata del campanile della chiesa, prima di occupare oggi il posto d'onore nel Museo Archeologico. Oltre ad un mosaico con ibis, ci sono una testa di Serapide (più noto come Osiride), una dei Iside e due prodotti di arte egizia di epoca tolemaica di importanza mondiale. La figura femminile è simile a quella di una sacerdotessa trovata sulla Terrazza degli Dei Stranieri nel tempio di Iside a Delo ed a quella della regina Tuia, trovata a Roma. La figura maschile, acefala, alta arca 77,5 centimetri, veste lo shendyt, caratteristico gonnelino, ed il copricapo regale nemes.

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