Giovedì 17 Ago 2017
Treia

treia25 secoli di storia, arte e cultura nella teoria ininterrotta di una piazza-balcone, archeologia, palazzi, chiese, raccolte, un gioiello come l'Accademia Georgica. Ne dà uno struggente affresco letterario Dolores Prato nel suo "Giù la piazza non c'è nessuno". Treia è testimonial del gioco del pallone col bracciale, sport spettacolare amato da Leopardi, che al più grande giocatore di ogni tempo, il treiese Didimi, ha dedicato una canzone. Per la Disfida la città torna al primo Ottocento, quando Didimi la rese famosa in Italia. In un tour dove industrie d'eccellenza affiancano tradizionali attività la qualità della vita si misura anche dalla tavola. Il calcione è riconosciuto come prodotto tradizionale regionale. Per gustarlo con Verdicchio o Vernaccia, da non perdere la Sagra del Calcione senza trascurare quelle della Polenta e del Maialino alla Brace.


Opere pittoriche a Treia

Sono molte le opere prestigiose che ancora occupano il loro posto sugli altari delle chiese treiesi,. Tra queste vanno annoverate sicuramente una Deposizione di Vincenzo Pagani, una pala di Giacomo da Recanati, entrambe conservate nella Cattedrale, mentre risalgono al Quattrocento gli affreschi di San Francesco e di San Michele. In pinacoteca costituisce una vera una rarità la grande tela del secentista cremonese Agostino Bonisoli che elabora una teatrale composizione di ampio respiro ed ha per soggetto il martirio di cinque francescani in Marocco.

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Porta Vallesacco

A Porta Vallesacco, monumento nazionale, è stata scritta una delle più epiche pagine della storia non solo di Treia, allora Montecchio, ma della lotta tra Impero e Papato. Nel 1239 Federico II invia il figlio Enzo ad occupare la Marca. Macerata diviene presto roccaforte degli imperiali, ma Montecchio resiste inaspettatamente. Re Enzo cerca invano di trattarne la resa: dopo due mesi di assedio è costretto a levare le tende. È il 1263: il nipote, Corrado D’Antiochia, a capo delle truppe, viene fatto prigioniero con uno stratagemma. Alcuni difensori del Cassero, la maggior fortezza cittadina, organizzando una finta resa attirano il principe al di là della porta che si chiude alle sue spalle. Manfredi non riesce a liberare il nipote se non corrompendo il podestà, il perugino Baglioni che verrà processato dai treiesi come testimonia il rogito a rotolo (12 metri) conservato presso l’Accademia Georgica.

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La Pinacoteca comunale

Come la maggior parte delle raccolte pubbliche marchigiane, quella treiese, è costituita principalmente da pregevoli dipinti di soggetto sacro provenienti da varie istituzioni religiose cittadine passati in proprietà pubblica in seguito alle soppressioni post-unitarie. Come per gran parte del territorio, innumerevoli sono le opere prestigiose che ancora occupano il loro posto sugli altari delle chiese treiesi, ma costituisce una rarità la grande tela del secentista cremonese Agostino Bonisoli che elabora una teatrale composizione di ampio respiro ed ha per soggetto il martirio di cinque francescani in Marocco.

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Il monumento a Pio VI

“Io la chiamerò paese, ma è città. La restituì alla dignità civica un papa che ne riscosse un monumento librato nell’aria; in bronzo il suo ritratto a mezzo busto; il resto pietra, slancio, luce; sta alto nello spazio come un gigantesco ostensorio e per fondo non potrà mai avere che il cielo”.
Quello descritto da Dolores Prato nel romanzo Giù la piazza non c’è nessuno non è l’unico, ma è sicuramente il più visibile omaggio artistico a Papa Pio VI.  Si innesta armoniosamente nella balaustra marmorea, disegnata da Andrea Vici s limitazione della piazza, il tempietto con busto che il treiese Antonio Calamanti realizza su disegno dello stesso Vici nel 1785.

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Le strade basse di Treia

Le Strade Basse, strada lungo il fianco ponente della collina, sotto il crinale , diceva “noi” come il papa… Basse erano le sue case, sia da una parte che dall’altra, benché quelle volte alle Mura, di laggiù risultassero alte; pareva che la sottostante roccia per successive fratture, fosse diventata mattone; benché a destra incombessero, altissime, molte case che lungo la strada centrale, appoggiata sul crinale erano, mediocri. Verso le Strade Basse esse volgevano il di dietro con le porte delle cantine e dei magazzini quasi sempre chiuse; sopra a quelle porti grandi e disadorne, le finestra a due, a tre righe, con le persiane più spesso chiuse che aperte.

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