Venerdì 18 Ago 2017
Treia

treia25 secoli di storia, arte e cultura nella teoria ininterrotta di una piazza-balcone, archeologia, palazzi, chiese, raccolte, un gioiello come l'Accademia Georgica. Ne dà uno struggente affresco letterario Dolores Prato nel suo "Giù la piazza non c'è nessuno". Treia è testimonial del gioco del pallone col bracciale, sport spettacolare amato da Leopardi, che al più grande giocatore di ogni tempo, il treiese Didimi, ha dedicato una canzone. Per la Disfida la città torna al primo Ottocento, quando Didimi la rese famosa in Italia. In un tour dove industrie d'eccellenza affiancano tradizionali attività la qualità della vita si misura anche dalla tavola. Il calcione è riconosciuto come prodotto tradizionale regionale. Per gustarlo con Verdicchio o Vernaccia, da non perdere la Sagra del Calcione senza trascurare quelle della Polenta e del Maialino alla Brace.


Beato Pietro da Treia

Beato.
Treia 1230 - Sirolo 1304

Desideroso di imitare le virtù di San Francesco, ne seguì anche  materialmente le orme, dimorando a lungo a La Verna. Passava molto tempo in contemplazione, ma era anche predicatore di grande carisma. Celebri le estasi e le visioni. Una fraterna amicizia e la stessa visione della pratica di fede (Fioretti, cap. 42-44) lo legarono al Beato Corrado da Offida. Visse esperienze legate alla storia della Chiesa del suo tempo finché si stabili a Sirolo (AN), dove morì. Uomo celestiale (cfr. Fioretti), eraconaderato santo in vita: Pio VI, nel 1793 ne approvò il culto. Il suo corpo riposa a Sirolo, nella chiesa della Beata Vergine del Rosario.

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Treia - Gli uomini

Ingegni multiformi quelli treiesi, non sempre etichettabili, nella storia della cultura italiana, in un solo settore. Tra i tanti, nell’ambito della teologia “di frontiera” spiccano i nomi del Beato Pietro da Treia e di don Pomponio Rustici (seguace di Giordano Bruno e come lui messo al rogo). La letteratura è stata terra fertile per Giulio Acquaticci (prolifico autore del Seicento) e Dolores Prato, mentre l’astronomia e la matematica devono molto ad Ilario Altobelli. Tra ricerca archeologica, storiografica, artistico-scientifica si sono mossi Fortunato Benigni (archetipo dell’erudito patriota marchigiano), Luigi Lanzi (autore della prima storia critica dell’arte italiana e dell’assetto attuale del Museo degli Uffizi) e Giulio Acquaticci, notissimo studioso di Dante. Sui generis il rapporto con la cultura di Carlo Didimi, patriota e sportivo di chiarissima fama che ha ispirato a Giacomo Leopardi una delle sue cinque canzoni civili.

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La Grancia

Il termine viene probabilmente dal francese antico granché che significa granaio (e ricorda il latino gràmca=grànea.  frumento). Camaldolesi, Certosini, Benedettini ed altri ordini monastici dettero questo nome alle loro fattorie che costituivano un vero e proprio polo attorno a cui ruotò la vita lavorativa e sociale ella marcamontana medievale. Ancora oggi quella di Santa Maria in Selva è una grancia molto nota anche a livello nazionale sia per la presenza di aziende agrarie ed agriturismi dediti a produzioni di qualità visto che la frazione, dopo aver dato vita ad una frequentatissima Sagra della Polenta, è una delle più attive componenti dell'Associazione Polentari d'Italia.

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Raccolte d'arte a Treia

Oltre alla pregevole raccolta di ritratti e di tele di soggetto sacro che sono in mostra nella pinacoteca, Treia offre spunti interessanti nell’ambito archeologico e storico-archivistico.

Sono il Museo Archeologico e la raccolta di oggetti di uso quotidiano conservata nei locali dell’Accademia Georgica a far luce sul passato rispettivamente romano e neolitico della città, mentre il compito di raccontare la storia medievale della città spetta a pergamene, incunaboli e ricchi volumi d’epoca, anch’essi visibili presso l’ Accademia.

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Treia - Le chiese

La Cattedrale, è considerata uno dei più grandi templi delle Marche per ampiezza, maestosità e purezza delle linee, mentre San Filippo è uno scrigno d'arte. In piazza Cervigni si fronteggiano San Michele (con il giardino che ha per sfondo la Torre dell'Onglavina) e Santa Chiara (dal caratteristico campanile orientaleggiante) ed il Collegio della Visitazione che frequentò la scrittrice Dolores Prato. Si devono ai francescani, attivissimi a Treia fin dalla fondazione dell'Ordine cui appartenevano il Beato Pietro ed Ilario Altobelli, San Francesco ed il Santuario del SS. Crocifisso, mentre furono i monaci a fare dell'abbazia di Santa Maria in Selva à punto di rifenmento della zona per lo sviluppo agricolo, religioso e culturale. Molto interessante anche il tour delle chiese rurali e di quelle delle frazioni.

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